A canestro vanno cuore e risorse

Nel basket come altrove il binomio è inscindibile. Ne abbiamo parlato con un presidente di una società dilettantistica, da pochissimo uscito di scena per fine mandato

 

Cuore e risorse. Cifre e passione. E’ su questo inscindibile binomio che si basa la pallacanestro, a ogni livello. A partire dai giocatori che devono mettere cuore in campo, giocare al meglio per prestazioni che lo scout confermerà nelle cifre. Si prosegue con l’allenatore, cuore (e mente) pulsante della squadra, chiamato a trovare sempre la soluzione migliore. Per lui le cifre sono punti, minuti, statistiche. Il cerchio si chiude con il presidente, tutto cuore nella gestione societaria ma ben attento alle risorse finanziarie, da cui non può prescindere. Proprio su quest’ultima figura, il presidente, abbiamo puntato per un confronto aperto, scegliendo Silvano Appiani, per un decennio presidente del Team86 Basket Villasanta. Il suo mandato è terminato poco tempo fa, a fine gennaio. Villasanta, non lontana da Milano e a un passo da Monza, conta poco meno di 14mila abitanti, molti dei quali palpitano per il basket. A Villasanta la pallacanestro esordisce nel 1960 e vi si radica, con belle soddisfazioni sportive: un titolo italiano nella categoria minibasket nel 1971 e la promozione in Serie A2 femminile nel 1982. A completare il quadro, due enfants du pays, elementi di spicco del panorama cestistico italiano: in primis Valerio Bianchini, allenatore di indiscussa fama, e Tullio Lauro, amato telecronista che non c’è più.

L’assunto cuore e cifre, cifre e cuore, è convincente?

La combinazione è fondamentale anche come presidente di una società dilettantistica, ma è bene fare luce su alcuni dettagli. Prima di tutto, va chiarito il contesto di una società dilettantistica, lo scenario. Ovvero: nessuno opera professionalmente. Alla base dell’attività di chi gravita attorno alle varie squadre – giocatori, allenatori, accompagnatori o semplici addetti all’organizzazione – c’è la passione. L’amore per il basket sorregge ben 12 formazioni delle varie categorie. Nella stagione 2011-2012 a Villasanta abbiamo iscritto ai campionati Fip 3 team femminili, 9 maschili, consentendo a circa 200 giocatori dai 6 anni in su di calcare il parquet del Palazzetto.

Ci tratteggi chi sono coloro che dedicano gran parte del tempo libero alla causa della pallacanestro villasantese.

Persone che amano il basket da una vita, parecchi di loro sono ex-giocatori. Io stesso ho giocato a pallacanestro da giovane, poi ho mantenuto il legame seguendo le partite che vedevano impegnato mio figlio. Proprio il basket dei figli avvicina persone che magari non ne erano attratte e scelgono di sostenere con passione la società.

Il cuore non basta?

Sarebbe bello, ma non è così. Le iscrizioni ai campionati, le divise da gioco, i palloni, le spese di segreteria, la benzina per le trasferte, il compenso del medico, il rimborso per gli ufficiali di campo: purtroppo la passione non basta, servono i soldi, è un dato di realtà. Anche una società dilettantistica, per poter sopravvivere, deve impegnarsi a reperire i fondi, tema nel quale ho immesso, durante la mia presidenza, le esperienze maturate come imprenditore nel campo della comunicazione. Per ricevere sostegno dall’esterno è necessario far conoscere l’attività societaria, aprirsi alla comunità, mostrarsi come un’importante polo di aggregazione sportiva. Abbiamo costruito sui fatti l’immagine di una società seria, aperta a un’idea di sport come veicolo di valori sani e come occasione di aggregazione, senza tralasciare il gusto di proporre agli appassionati un livello cestistico piacevole. Con questo biglietto da visita abbiamo ottenuto il sostegno economico da alcuni sponsor e con le stesse credenziali abbiamo intessuto il discorso con le istituzioni, a partire dal Comune di Villasanta, con le quali si è sottolineato il forte ruolo sociale del basket che accoglie e aggrega tanti ragazzi in palestra, un luogo protetto.

Quali soggetti privati investono oggi in una società dilettantistica?

La casistica è ampia: si trovano aziende importanti, così come il piccolo negoziante locale. Lo sponsor ormai storico della prima squadra maschile è una società di mediazioni in campo petrolifero, mentre alla formazione femminile sono stati abbinati, negli anni, marchi di un noto negozio di mobili,  marca di caffè e un’agenzia di comunicazione. Oltre all’abbinamento con le singole squadre, soluzione che permette di battezzare le formazioni col nome dello sponsor, vengono venduti anche spazi pubblicitari su alcuni tabelloni esposti al Palazzetto: qui troviamo l’inserzione di un negozio di acconciature vicino a quella di un centro fitness, la pubblicità di una compagnia di assicurazioni accanto a quella di una tipografia. Ben venga una gamma così ampia, ma questa varietà non tragga in inganno: il tutto non serve a coprire i costi dell’attività di tutta la società.

Abbiamo inteso bene, gli sponsor non bastano?

Non del tutto, dobbiamo ingegnarci per trovare altre risorse. Ogni Natale organizziamo una grande festa presso il Palazzetto, un appuntamento irrinunciabile per ogni villasantese, gli spalti si riempiono come nelle partite cruciali della stagione. Il momento clou della serata è una tombola con in palio tanti premi: proprio la vendita delle cartelle della tombola, associata a quella dei biglietti di una lotteria, ci permette di raccogliere una buona quantità di fondi da destinare all’attività della società.

Se la passione non ha flessioni,  le risorse esigue possono mettere alle corde i bilanci: in questo periodo di crisi, come si deve muovere una società dilettantistica?

Cercando collaborazioni e provando a mettere in comune le risorse. Nel concreto, bisogna guardarsi attorno sul territorio e instaurare un dialogo costruttivo con le altre società che operano in campo cestistico. Per esempio: se una società ha tra i suoi tesserati alcuni ragazzi in numero non sufficiente per allestire una formazione della loro categoria di età, è giusto che dia loro la possibilità di unirsi alla squadra di un altra società. Di sicuro, la collaborazione verrà ricambiata. E’ necessario infatti capire che una visione chiusa e localistica è ormai superata, specialmente ora che ci si deve confrontare con i numeri sempre meno invitanti, quanto a investimenti.

I risultati sportivi quanto incidono nella programmazione societaria?

Una società dilettantistica non può lavorare solo in funzione dei risultati sul campo. Si deve creare un giusto equilibrio con altre esigenze. Se il lavoro di tutti, dagli allenatori ai giocatori, dai dirigenti al responsabile della palestra, porta anche a traguardi sportivi, la gratificazione è massima, ma credo che i successi più belli siano portare al basket un ragazzo che se ne innamora e lo fa diventare una componente importante della propria vita. Una delle maggiori soddisfazioni durante la mia presidenza è stata veder esordire in Serie A, tra le fila dell’Olimpia Milano, un ragazzo che ha cominciato da noi.

Tentando una sintesi, il presidente di una società cestistica dilettantistica ne è la mente e deve conciliare la razionalità delle cifre e il trasporto della passione.

E’ una buona definizione, alla quale manca qualcosa. L’operato del presidente è efficace solo se può avvalersi di validi collaboratori, a partire dal Consiglio Direttivo. Persone che condividono l’impostazione e l’orientamento societario e sanno agire in autonomia nei rispettivi ambiti. Il segretario, il direttore sportivo, il responsabile del settore giovanile, il tesoriere: è compito del presidente far sì che queste figure possano svolgere la meglio il loro compito. L’allenatore trova le soluzioni migliori perché chi gioca metta a referto i punti, i numeri, ma li plasma affinché sviluppino l’amore per il basket.

di Andrea Padovani

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