Questione arbitri. Diritto di replica

La parola a Giampaolo Celon, presidente della Commissione nazionale arbitri. Siamo al varco: sogniamo il professionismo ma non abbiamo le risorse per affrontarlo. Rimaniamo degli eterni dilettanti, con i pro e i contro del caso

 

RAGIONI E TORTI? DA SPARTIRE

«Di solito non rispondo ai blog, intervengo solo, e raramente, se si tratta di carta stampata. Su internet, infatti, spesso ci sono queste inchieste utili solo a far rumore, a creare dissenso, polemica. E questo meccanismo non mi piace, quindi evito di commentare, oggi lo faccio solo rispondendo ad una tua gentile telefonata ».

Giampaolo Celon esordisce così ma è bonario perché apprezza la buona fede: chi scrive ha giocato a rugby, ha effettivamente frequentato il corso arbitri e poi ha inviato l’articolo con preghiera di risposta perché crocifiggere è facile ma l’intento di Sportivamente Mag è di proporre, promuovere, creare un dibattito costruttivo.

Celon ha chiesto di rispondere punto per punto, partendo dal cappello introduttivo di quell’articolo:

1) Siamo pochi e mal preparati? Forse, però dal 2002 siamo aumentati del 96%, e le squadre del 39%. Quindi recuperiamo terreno e ci adeguiamo alla crescita del movimento.

2) In N.Z. gli arbitri hanno un sito ufficiale? Su questo avete ragione. Noi, al momento,  possiamo contare su una sezione di federugby.it dove postiamo statistiche, circolari, regolamenti, manuali, ecc.,  ma, con grande onestà, posso dire che non disponiamo di risorse idonee per la gestione di un sito autonomo a carattere nazionale come quello degli arbitri Neo Zelandesi. Ci sono dei nostri Gruppi Regionali, come gli arbitri piemontesi, emiliani, toscani, ed altri che si sono organizzati con siti propri  anche se, personalmente,  non condivido questa frammentazione gestita da singole iniziative e difficile da controllare, quanto meno per le interpretazioni tecniche .

3) Dichiarazioni di Castrogiovanni? Ai corsi base, quello che ha fatto Marco, non riusciamo a coinvolgere grandi testimonial o giocatori di prima linea per spiegare tutto quello che concerne la mischia chiusa. Vi assicuro che, ad alto livello, i Properzi, i De Carli, gli Ascione vengono eccome a formare i nostri fischietti. Che poi Castro sia arrabbiato, lo capisco fino a un certo punto anche perché, forse a ragione, mi sembra il pilone più penalizzato a livello internazionale. Mi conforta il fatto che, dichiarandosi frustrato da arbitri arroganti e poco competenti, non può che riferirsi  ai colleghi britannici, visto che da anni gioca in Inghilterra, o ad arbitri che incontra nei match internazionali e che non sono di certo italiani. Il personaggio è anche simpatico e l’immagine  che si è/gli hanno creato lo mette costantemente sotto i riflettori. Il protagonismo alla Chabal ha pro e contro.

4) Questione soldi? Non ce ne sono anche se noi siamo come un ministero  senza portafogli. La Cnar (Commissione nazionale arbitri) non è finanziariamente autonoma per cui, per ogni necessità, dipende direttamente dalla Federazione che la sostiene sia per la gestione ordinaria che per l’attuazione dei progetti di sviluppo.

5) Neofiti col fischietto? Sono i tempi a richiederlo: se aspettiamo che siano solo ex giocatori a intraprendere l carriera arbitrale siamo fritti. C’è carenza di vocazioni e con 13mila servizi l’anno (tra arbitri, assistenti, femminile eccetera) bisogna inventarsi qualcosa. E contate che, in molti casi, dobbiamo mandare anche gli Osservatori i Coach ed i Tutor per i giovanissimi. Un grande aiuto ce lo danno anche  i derogati – giocatori in attività cui è consentito arbitrare – che svolgono circa 1000 servizi, prevalentemente in U 14, vale a dire circa il 10% dell’attività di campo.

Passiamo all’intervista di Marco, il giocatore che ha fatto il corso arbitri, considerandolo deludente.

1) La due giorni di Marco, che mi risulta abbia partecipato al corso con tutta la squadra,  è puramente un’infarinatura. Sono un punto di partenza per capire se la materia e l’attività arbitrale può interessare. Probabilmente il docente non è stato abbastanza chiaro, ha semplificato troppo. Se poi non si frequenta la sezione – che è  il nostro vero obiettivo – non si cresce, e si rimane ad arbitrare, come per i derogati, la sola attività di propaganda vale a dire l’ U 14.

2) Ricordo che l’U 14, fino a poco tempo fa, veniva arbitrata dagli stessi educatori (allenatori). Oggi, invece, anche se non adeguatamente preparati, i neoarbitri sono più qualificati. A mio giudizio c’è stato un miglioramento che, per giunta, ci da la possibilità di impegnare questi giovani nella speranza che si innamorino dell’arbitraggio, si avvicinino alla Sezione e che entrino definitivamente a far parte della nostra famiglia.

3) Strumenti e lezioni: il primo livello di lezioni, quello proposto nei corsi di base, segue le direttive dell’iRB e si sviluppa in due o, al massimo, 4 giornate. La didattica è accompagnata da schemi e clip a disposizione degli istruttori. C’è poi un secondo livello per arbitri già formati, la cui guida si trova nel sito federugby.it, ed un terzo livello per arbitri internazionali, che si trova sempre nel sito federugby, ma che non abbiamo ritenuto necessario tradurre.

4) Sul libro avete ragione. Al di là del manuale usato dall’istruttore dovrebbe essere stato consegnato a tutti i partecipanti almeno il regolamento di gioco. Marco ha fatto il corso in Società con tutti i compagni di squadra per cui penso sia stato difficile, per ragioni economiche ed organizzative, consegnare a tutti il libro delle regole. In casi come questo ci dobbiamo attrezzare meglio in quanto far uscire i partecipanti da un corso, senza nulla in mano, non va bene.

5) Sull’errore, marchiano, del collega all’esordio non posso che essere solidale. Alle prime esperienze può capitare di tutto.  Io stesso, alla prima uscita di grigio vestito, permisi la chiamata del mark dopo un rimbalzo….. (il mark è uno strumento difensivo che permette, nella sola area dei propri 22 metri, di usufruire di un calcio libero in caso di presa al volo di un pallone che proviene direttamente da calcio dell’avversario. Obbligatorio è chiamarlo, gridando appunto «mark»)… Forse, per i giovani alle prime armi, sarebbe interessante introdurre il “fratino” con la dicitura “Arbitro principiante”, come mi risulta si faccia in Sud Africa.

 

Intervista Francesco, arbitro delle serie minori

1) Diffidare degli arbitri che arrivano con le scarpe pulite? Intuisco il ragionamento ma reputo che avere le scarpe pulite non significhi non essersi allenato durante la settimana. La prendo come una battuta.

2) I tedeschi fanno corsi più lunghi? Non conosco arbitri tedeschi di alto livello solo per avere partecipato a corsi di base più lunghi. In ogni caso fare corsi Sezionali di sei mesi molto approfonditi oppure  Residenziali – come si è tentato di fare alcuni anni fa – è rischioso: la gente si stufa ed abbandona o, per i corsi residenziali, abbiamo verificato la sproporzione dei costi rispetto ai risultati. Con i “minicorsi”, invece,  su 100 aspiranti che partecipano il 13-14% rimane:  una cifra che ci soddisfa. Ciò non toglie che una Sezione, come spesso avviene in Veneto, possa organizzare  autonomamente corsi dalla durata di sei mesi. Con gli aspiranti giusti, e con questi tempi di preparazione, ci sono tutte le possibilità  di formare compiutamente un aspirante arbitro e portarlo all’esame ben preparato e quindi poterlo mandare in campo già sufficientemente impostato.

3) Raccomandati? Da tempo i nostri arbitri, per passare da livello Regionale a Nazionale, vengono segnalati dai Coordinatori Regionali ma  devono necessariamente partecipare ad un corso selettivo nazionale della durata di 5 giorni. Mediamente i partecipanti sono 35/40 ma i promossi non superano mai le 10 unità. Tutti devono frequentare il corso fino alla fine, superare i test di regolamento, i test fisici e sostenere un colloquio individuale con lo staff docente. A questo punto mi sembra difficile parlare di raccomandati.

Infine Luciano, l’arbitro internazionale.

1) Valutatori non preparati ? E’ possibile  ma oggi, a differenza dal passato, una copia del rapporto dell’osservatore  viene mandata anche all’arbitro che la può interloquire o contestare. E’ stato un passo dovuto verso la trasparenza che ci permette di valutare, in questo confronto, sia l’arbitro che l’osservatore.

2) Arbitrare all’inglese? All’italiana? Tutte fesserie, l’arbitraggio è unico e si differenzia solo per la qualità intrinseca dell’arbitro che può essere di mestiere, e quindi costruito soprattutto con l’esperienza, o di classe, se possiede delle doti innate quali naturalezza, spontaneità e capacità tecniche che gli facilitano l’interpretazione del gioco.

Chi ha mestiere fischia spesso quello che vede, chi ha classe può alzare l’asticella ed essere raffinato nelle scelte sanzionatorie. Però deve sempre tenere conto del livello delle due squadre. Più si va giù di serie e più è necessario  gestire la partita. Vi faccio un esempio: Damasco in Heineken ha fischiato 12 punizioni in una partita. È rientrato in Italia e ne ha fischiate 30. La colpa è del direttore di gara o delle due squadre?

3) Carriera sbloccata da giudizi stranieri ? Anche qui le raccomandazioni non c’entrano. Sulla storia che grazie a un match con l’Irlanda è stata sbloccata la carriera internazionale di Luciano cosa volete che vi dica? E’ evidente che in Irlanda, e quindi per quel match, l’abbiamo proposto noi sulla base delle nostre convinzioni, quindi…..

«Mi permetto due postille», prego:

1) Una riguarda la carriera internazionale dei nostri arbitri:

- noi Italiani  siamo considerati ancora a livello di paese emergente in un rugby gestito, per quanto riguarda gli arbitri,  con un sistema conservatore vecchia maniera tenuto saldamente in mano dalle storiche Unions anglofone. Handicap che ci scrolleremo di dosso quando cominceremo a vincere sul campo con la nostra nazionale, come sono ben riusciti i Francesi, che oggi, anche a livello politico, possono battere i pugni sul tavolo.

- I nostri fischietti sono di ottimo livello ma, per le ragioni del punto uno si cerca sempre di “stopparne” la carriera. Non lo dico per polemizzare, è un dato di fatto. Ed è in linea con il nostro peso politico per cui non prevedo tempi brevi per vederci arbitrare uno Scozia-Francia del Sei Nazioni !

2) Livello nazionale

Quest’anno c’è una novità. Seguendo l’esempio dell’iRB, che ha deciso di annullare i Panel A/B degli arbitri internazionali, abbiamo colto l’occasione per ristrutturare anche  le categorie nazionali, accorpando elite e serie A , ed istituendone solo due, anziché tre:

-   ARBITRI NAZIONALI 1   (ex arbitri di elite e Serie A)

-   ARBITRI NAZIONALI  2  (ex Serie B)

La diretta conseguenza è quella di poter utilizzare più liberamente, nel corso della stagione, gli arbitri del gruppo 1 individuando i migliori o quelli in sviluppo per le gare che meglio si adattano alle loro caratteristiche senza che i migliori e meritevoli, precedentemente inclusi in un ingessato  pannello di Serie A, debbano perdere un anno per il loro impiego, se validi,  nella massima serie.

«Che ne dite?». Intanto grazie.

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