Tutta colpa di Asterix

Abbiamo finalmente capito chi istiga al doping sin da bambini convincendo i più piccoli a “giocare sporco”

 

Tutto ha inizio con Asterix nel lontano 1959, tutto origina da Panoramix e dalla sua pozione magica: “Noooo Obelix, tu no! Gli effetti della nostra pozione magica sono permanenti in te. Sai bene che sei caduto nella marmitta quando eri piccolo!”. Si scherza, ovvio, anche se in fatto di sport spesso non si sa da che parte stare. Sappiamo che l’intruglio di Panoramix in realtà non è stata la prima sostanza dopante della storia del mondo; e ancora che Asterix, in “Le Dodici Fatiche di Asterix“, sconfigge il campione olimpico di maratona ricorrendo all’aiutino del druido concittadino (barando, come direbbe Ivan Zazzaroni e, forse, anche noi). Sappiamo pure che la fortunata serie di Goscinny e Uderzo è di recente rimbalzata sul grande schermo con – nientepopòdimenoche – “Asterix Alle Olimpiadi“, pellicola in cui l’amato duo gallico viene estromesso dai Giochi per la solita bevanda magica, imputata di doping.

Asterix, Obelix, Panoramix e soci, anche se per alcuni aspetti educativi a modo loro, piacciono e sono sempre piaciuti. Il piccolo e il grasso con sgangherato popolo al seguito, “dopato in massa” per difendere il villaggio, hanno sempre la meglio sul grande Cesare e la sua Roma Caput Mundi. La pozione magica, in tutto questo, è la vera protagonista con nostro sommo sbigottimento (ma anche no!).

Ai giorni nostri, fuori dalla Gallia ma non lontano, in Svizzera, il 5 ottobre 2011 il TAS (Tribunale Arbitrale dello Sport) ha sancito l’inapplicabilità della regola 45 in base alla quale “ogni atleta che riceve una sanzione superiore ai sei mesi per doping non potrà partecipare alle Olimpiadi successive alla data del termine della sanzione“. La regola 45 è stata emanata dal CIO (Comitato Olimpico Internazionale) il 27 giugno 2008, e fu accolta da un coro di applausi. Poco dopo, bastarono poche ore, ci fu chi obiettò del contesto in cui la regola 45 andava a operare. Alcuni osservatori, più provveduti di coloro che discutono al bar di questo o di quello, sordi a qualsiasi logica, si accorsero che la norma stabiliva che gli incriminati poco prima dei Giochi olimpici fossero esclusi, salvo revisioni, da ben due edizioni consecutive delle Olimpiadi, costretti a a scontare la condanna prima di un’Olimpiade e a terminandola prima della seconda, con buona pace del buon senso e dell’equità.

Ora la sentenza abrogativa del TAS ha ovviamente riaperto il dibattito in tempi e modi non di molto differenti dal consueto odio verso le istituzioni (non importa che il TAS sia una costola del CIO), lo sport milionario, gli sponsor, il sistema e, guarda un po’, anche Asterix! Si’, proprio lui. Asterix non è venuto in mente solo a noi per parlare, a sproposito, di doping. All’interno di qualche dibattito si sono citati gli amati galli e la loro passione per la pozione magica come un seme primigenio della cultura dello sport malato che cerca il successo a ogni costo.

Come opporsi a questa deriva?

Non sappiamo se i nostri occhi riusciranno a guardare ancora Asterix con la stessa innocenza di un tempo, anche se le buone letture ci confortano. Sappiamo com’è andata a finire nel piccolo villaggio gallico:

anche noi facciamo dei giochi nel nostro villaggio ma siccome beviamo tutti la pozione magica non è poi così entusiasmante… non è molto entusiasmante perchè arriviamo sempre tutti insieme e si deve tirare a sorte il vincitore…”

Leggi anche:

Il saluto rumeno di Radu
Il rugby azzurro vince un tabù
Dario Betti – Chissà com’è l’altura
www.pdf24.org    Invia l'articolo in formato PDF   
Commenta: