A proposito di sconti… in Scozia non ne fanno

I Glasgow Rangers non sono stati ammessi alla Scottish League, il campionato di prima divisione che pure hanno vinto 54 volte. Problemi con il fisco, gli stessi che in Italia si risolvono con i piani di rientro, finché dura

La carta d’identità recita 1873 come data di nascita. Il pedigree calcistico parla di 54 scudetti, 33 coppe di Scozia e una coppa delle Coppe. I Glasgow Rangers, antica gloria del calcio scozzese – seguitissima espressione del tifo protestante e storica rivale del Celtic – stanno per essere cacciati dal calcio che conta. Sono a un passo dal fallimento, tanto che il calendario della prossima stagione di Scottish League nemmeno li contempla.

La squadra in cui ha militato anche Rino Gattuso non ha trovato un benefattore che se ne accolli i debiti. Gli emiri del calcio vanno altrove, non si soffermano a Glasgow.

I Rangers sono in amministrazione controllata dal 14 febbraio di quest’anno per il debito, sin qui irrisolto, di 93,5 milioni di euro. Il creditore è col fisco britannico, che non si cura delle tifoserie, da qualsiasi parte si levino le suppliche per un accomodamento dei conti.

La triste realtà risiede nel piano di rientro col fisco britannico presentato da Charles Green, ex amministratore delegato dello Sheffield United. Rigettato la scorsa settimana, anche se la notizia è trapelata solo ora.

Viene in mente Frascara Gazzoni, allora presidente del Bologna calcio, il primo che annunciò il doping economico del calcio italiano. Bisognerebbe guardare ai debiti delle squadre italiane, la gran parte di proprietà delle banche e domandarsi sino a quando può proseguire l’andazzo, mentre all’estero non si fanno sconti.

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