Luca Viviani (pt.5)

La prima trasferta…

… è andarsene di casa, vivere altrove, perché cambia davvero tutto. Anche se noi siamo quelli che vanno al ristorante a pranzo e cena. Fai i conti con l’autodeterminazione, le prime responsabilità e il calcio non c’entra 

Chi ha in mente i calciatori scaraventati ben lontano da casa, sradicati in giovanissima età, poco più che adolescenti e ne ha sincera pena, sappia che neanche a vent’anni è semplicissimo allontanarsi dai luoghi più cari, dagli affetti, dalle abitudini, pur ritenendo che il pallone sia un pezzo importante della tua vita, un gioco-lavoro prima ancora di essere una professione, come sta scritto sulla carta d’identità.

Abituato com’ero a Verona e dintorni, a primavera 2011 il mio prossimo futuro pareva scritto: ero in parola con l’Hellas Verona per il rinnovo del contratto con la possibilità, già concordata, che mi dessero in prestito per una stagione, a fare esperienza altrove. Dove, ancora non si sapeva. Poi le contingenze, il Verona ai playoff e qualche ripensamento sulla rosa della prima squadra, hanno orientato diversamente le scelte mie e del mio procuratore: non poche squadre erano interessate a me e il giovane procuratore che mi sono scelto mi ha convinto che la soluzione Lecco fosse la migliore, per tanti motivi. Prima ho avuto per tre anni un noto procuratore i cui interessi talvolta non coincidevano con i miei.

Di fatto ai primi di luglio del 2011, una settimana dopo aver terminato l’esame di maturità, ho firmato per il Lecco. Il 13 luglio c’è la prima convocazione, bisogna presentarsi per le visite mediche e il ritiro, che sarebbe durato curiosamente una sola settimana, a Lavarone. Bel posto tranquillo ma senza niente, a parte un Bowling.

Vi dico subito che a me i ritiri non piacciono, ne avevo già fatti col Verona, su in montagna. Li trovo noiosi, ci si allena due volte al giorno e il tempo libero la trascorri bivaccando da un gioco della playstation a uno della Wii. Sempre videogiochi e se non sei un malato prima o poi non ne puoi più. I più vecchi giocano a carte o a biliardo. I nuovi cercando di ambientarsi, c’è qualche episodio di nonnismo, come a militare, ma niente di increscioso.

A luglio del 2011 faccio comunque un paio di viaggi da Oppeano di Verona per Lecco con la mia utilitaria carica di effetti personali. Dell’auto sono fiero, sto pagando ai miei genitori la somma che mancava, rispetto ai miei risparmi. Mi hanno anticipato i soldi, li rendo mese per mese.

A Lecco sono ospitato in un appartamento con altri tre giovani più o meno pari età, non tutti sono nuovi. Ci diamo delle regole, per la spesa della colazione innanzitutto, perché a pranzo e cena siamo ospiti della società in un ristorante non lontano. Decidiamo di non pagare una donna di servizio per le pulizie, facciamo noi.  Per capirci, ci organizziamo.

A gennaio di quest’anno, dopo il trasferimento a Busto Arsizio, alla Pro Patria, nuovo cambiamento. Anche lì stiamo in una foresteria, stavolta l’appartamentino lo divido con solo un altro giocatore, non so se lui rimarrà. Il mio contratto scade a giugno del 2013, poi si vedrà.

I primi giorni in una nuova società sono strani, cerchi di ambientarti, ma non conosci nessuno. I vecchi poi vengono incontro, ti spiegano cosa fare e soprattutto cosa è bene evitare.

Veniamo a oggi, o meglio a fine settimana: parto per le vacanze, vado al sud con la ragazza.

Verso l’11 o il 12 di luglio si ricomincia: visite mediche,  test, staremo a Busto due o tre giorni, poi un paio di giorni a casa e sarà di nuovo ritiro. Stavolta ad Arona. Bel posto, ci sono già stato, con un hotel a picco sul lago. Il problema sarà la temperatura, un po’ come stare in città, anche se il lago mitiga le temperature.

Per un po’, insomma, non ci si sente.

Luca Viviani

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