Il golf agli antipodi

McIlroy e Donald: spettacolo contro regolarità, potenza contro precisione, talento contro determinazione

E’ un momento particolare per il golf. Molto avvincente perché si sta delineando una sfida tra due campioni che interpretano questo sport in maniera diametralmente opposta ma ugualmente vincente.

Rory McIlroy, 23 anni, nord irlandese, talento naturale tutto istinto e potenza. Luke Donald, 35 anni, inglese, giocatore preciso e fortissimo mentalmente, che fa della regolarità la sua grande forza.

Lo scettro di numero 1 al mondo è in bilico tra questi due giocatori, che dal 19 marzo a oggi si sono scambiati la prima e la seconda posizione nella classifica mondiale per ben sei volte.

McIlroy e Donald.

Rory e Luke.

Due fenomeni agli antipodi.

Rory, il golden boy, il principe, il predestinato.

Chiamatelo come volete, stiamo parlando di colui che da quando ha iniziato a giocare a golf a 18 mesi di età, è stato da tutti indicato come la next big thing.

Anche quando, nel 2011, ha malamente perso un Masters letteralmente dominato per 64 buche su 72, per poi cedere di schianto e chiudere quindicesimo. Tutti erano convinti che lui sarebbe comunque arrivato in cima, prima o poi. Lui per primo. Difatti 2 mesi dopo ha confermato le attese, vincendo a 22 anni lo US OPEN e nel Marzo di quest’anno conquistare per la prima volta la vetta del ranking mondiale. Si sapeva da sempre che ce l’avrebbe fatta.

Luke no.

Luke Campbell Donald è stato sempre un ottimo golfista, ma mai un predestinato.

Professionista dal 2001, fino al 2010 aveva vinto 4 tornei tra PGA Tour e European Tour. Un’eccellente carriera, ma non da numero 1… e invece…

Dal 2010 ad oggi ha cambiato marcia, merito di ore di allenamento e di una incredibile serenità mentale raggiunta grazie alla famiglia. Talmente forte che neanche la morte del padre a fine 2011  è riuscita a scalfirla.

Negli ultimi 15 mesi ha vinto 8 tornei e soprattutto ha inanellato una incredibile serie di top ten con cui ha scalato la classifica mondiale sino al primo posto.

E’ vero che non ha mai vinto un major, ma probabilmente è solo questione di tempo.

Nel frattempo ha dominato nel 2011 la money list sia europea che americana (come dire che ha vinto entrambi i campionati) cosa mai avvenuta nella storia.

Rory, da sempre un predestinato, classe 1989, allevato a pane e golf a Holywood, Irlanda del Nord.

Nazione in cui (parola di Ian Poulter) ci deve essere qualcosa nell’acqua, visto che ha dato i natali a 3 degli ultimi 6 vincitori di un Major.

Rory, cresciuto con il mito di Tiger Woods, simile nello stile di gioco e nelle caratteristiche. Simile finanche nel grip, quell’interlock che tra i grandi hanno usato solo lui e Jack Nicklaus. I più grandi di sempre, forse. Un club in cui tutti si aspettano entri anche lui.

Rory, giocatore spettacolare ed emozionante, quello che tra guizzi e cambi di marcia esalta sé stesso e il pubblico, inventando colpi impossibili che nessuno potrebbe mai neanche immaginare.

Esattamente il contrario di Luke Donald, il ragioniere.

Chiariamo subito che non vuole essere un nomignolo offensivo, tutt’altro. Un vecchio detto golfistico afferma che con il drive si prendono gli applausi, ma con il gioco corto e il putt si vincono i tornei.

Luke Donald ne è l’incarnazione vivente.

Miglior giocatore del mondo dai 100 metri in giù, Donald è sicuramente meno spettacolare e potente di McIlroy, ma ha un grande pregio, non sbaglia quasi mai.

La regolarità incredibile con cui i suoi colpi finiscono in fairway o in green lo rende fortissimo.

Aggiungiamo che nessuno in questo momento imbuca tanti putt quanto lui e si può capire perché vinca così tanto.

Rory e Luke

Spettacolo contro regolarità.

Potenza contro precisione.

Talento contro determinazione.

Questi sono gli ingredienti della sfida tra Rory e Luke, due fenomeni opposti in tutto, perfino nell’aspetto, uno moro con gli occhi scuri, l’altro biondo e con gli occhi azzurri.

Rory e Luke sono differenti anche nella vittoria.

Nei periodi di forma, McIlroy è regolarmente in top10.

Quando vince lo fa incantando il pubblico, quando stravince non lascia spazio agli avversari neanche negli highlights.

Nei periodi così così, però, molla il colpo e scompare.

Semplificando il concetto, Rory è tutto o niente.

O vince, o non passa il taglio dopo il secondo giro.

Luke, al contrario, quando non è in forma si difende e arriva nei primi venti, quando sta bene finisce in top 10, quando gioca come sa rimane in testa dall’inizio alla fine con estrema calma. Come se stesse passeggiando al parco.

Diciamocelo, Luke è quasi noioso, fa tutto bene e lo fa sembrare semplice.

Ma non si può non rimanere incantati davanti ai suoi wedge, scagliati da 90 metri per atterrare e fermarsi a 1 metro dalla buca.

Come non ci si può non emozionare quando McIlroy taglia i dog leg con un drive di 300 metri a volare i bunker. O solo sentendo il rumore che la sua pallina fa quando viene colpita, che è differente dal rumore di tutti gli altri.

E’ una grande fortuna poter ammirare questi due grandissimi campioni, vedere i differenti approcci al gioco e studiarne le tattiche.

Chi vincerà, chi si imporrà, quale filosofia di gioco risulterà essere vincente?

Soprattutto, il vincente in questa sfida per il trono del golf sarà per forza uno tra Rory e Luke?

Ecco, proprio questa è l’incertezza, perchè entrambi devono ora affrontare un grosso “problema”: Tiger Woods, che nel 2012 ha già vinto 2 tornei ed è ora numero 4 al mondo.

La Tigre sta tornando e a quanto pare vuole riprendersi il suo ruolo di dominatore assoluto.

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