Il calcio USA sulle ali di Giovinco

La presenza della “formica atomica” e di altri grandi calciatori che non si propongono agli sgoccioli di carriera prelude a un progetto ambizioso, di confronto ogni quattro anni con il calcio europeo. La Major League of Soccer si muove in questa direzione

Sono passati venti anni da quando la Federazione calcistica degli Stati Uniti (Ussf) presentò ufficialmente la Major League of Soccer (Mls), onorando l’impegno con la Fifa di creare un campionato professionistico maschile di livello nazionale come ringraziamento per i Mondiali del 1994. All’epoca infatti negli Usa non c’era più una competizione di massima categoria: la North American Soccer League (Nasl), fondata nel 1968, fallì nel 1984, pur con il grande merito di aver favorito la conoscenza del pallone nel pubblico americano, anche tramite il coinvolgimento di Pelé, Beckenbauer e Chinaglia. Nonostante i guai finanziari e il ritorno a una dimensione universitaria e regionale, il calcio continuava comunque ad attirare un quota interessante di fan, come dimostrato durante le partite dell’Olimpiade di Los Angeles 1984.

Ricominciare dieci anni dopo non fu semplice, perché alla domanda di soccer non corrispondeva una reale volontà da parte degli investitori di tentare quel balzo in avanti che la Fifa e la Federazione cominciarono a chiedere dal 1988: mancavano i giocatori, mancavano le infrastrutture e – per quanto sembri paradossale parlando di Usa – mancavano i soldi, oppure persistevano forti dubbi sull’opportunità di scommettere sulla nuova avventura. Uno dei maggiori ostacoli, infatti, era l’aspettativa che si stava creando attorno alla futura Mls, la quale, secondo i progetti della Ussf e della Fifa, avrebbe dovuto recuperare la tradizione precedente, sfruttare l’eco dei Mondiali 1994 e ampliare il circuito sportivo ed economico. Per farla breve, tra contrattazioni e rinvii, la Mls esordì nel 1996, deludendo da principio molte delle speranze. Parte dei tifosi, per esempio, non gradì le regole speciali applicate per attirare gli spettatori inesperti (tipo l’utilizzo degli shootout per evitare i pareggi), mentre l’assenza di stadi dedicati costringeva le squadre a giocare in quelli affittati da altri sport, puntualmente semideserti.

Per quanto la Mls abbia superato il mezzo miliardo di dollari in perdite nei primi anni, l’alba del nuovo secolo avviò un netto cambio di tendenza, grazie agli investimenti in infrastrutture e alla conferma anche per il soccer del modello statunitense di gestione dei contratti sportivi (in particolare il salary cap e il ruolo delle Leghe nelle negoziazioni con gli atleti). La svolta definitiva fu però a cavallo di Germania 2006 (Italia-Usa 1-1, ricordate?), con l’adozione da parte della Mls del regolamento ufficiale internazionale (2005) e il boom degli stadi di proprietà, tendenza che permise alle franchigie, passate dalle 10 del 1996 alle 16 del 2010, di elaborare nuovi progetti.

Dal 2007 cominciò quindi un periodo di transizione durante il quale l’attenzione e i ricavi della Mls aumentarono sensibilmente, in particolare sulla scia dell’entusiasmo per David Beckham, che divenne un vero e proprio fenomeno mediatico, un ambasciatore del football (nel senso di calcio) prestato al soccer. Tuttora l’ex giocatore inglese continua a lavorare negli Stati Uniti, ma ormai fuori dal campo, come proprietario di una franchigia a Miami in attesa dell’ingresso nella Mls. Al momento dell’arrivo ai Los Angeles Galaxy, Beckham ottenne nel contratto una clausola che gli permetteva di acquistare il diritto a fondare una squadra professionistica per 25 milioni di dollari. Dopo una fase di stallo, lo scorso luglio è stato trovato un accordo con il Sindaco di Miami per la costruzione di uno stadio, prerequisito fondamentale per una expansion franchise – tra l’altro anche Paolo Maldini ha una squadra a Miami, che però giocherà nella nuova Nasl, rifondata nel 2011 come campionato di seconda categoria.

David Beckham ha contribuito molto alla causa della Mls da un punto di vista commerciale e di marketing. La sua immagine di idolo della moda, ancor prima che calciatore, ha attirato l’attenzione di settori della popolazione totalmente disinteressati al soccer: non che ci siano state invasioni negli stadi, ma perlomeno si è ampliato il numero di coloro che sono entrati – anche indirettamente – in contatto con il pallone. Sportivamente, invece, hanno significato molto di più gli acquisti di Thierry Henry (New York Red Bulls, 2010) e di Robbie Keane (Los Angeles Galaxy, 2011), arrivati in un periodo straordinario per il calcio statunitense, un biennio che ha visto prima il Real Salt Lake vincere la Concacaf Champions League, quindi la Mls raggiungere una media di circa 18mila spettatori a partita.

L’affermazione del campionato statunitense tra le grandi Leghe dello sport si ha definitivamente a partire dal 2012. A fare la differenza è l’unione tra la politica improntata alla crescita dei giocatori nazionali tramite l’affiancamento di celebri veterani provenienti dall’estero e la capacità di amministrazione economica. Qualche esempio: la Mls è costantemente in saldo attivo dal 2004, ottiene accordi televisivi internazionali sempre più remunerativi e nel 2014 il valore delle sue squadre è cresciuto di oltre il 50% rispetto al 2012 (mediamente intorno ai $150 milioni). Molti giocatori statunitensi hanno scelto di rientrare in patria, dove hanno trovato assi del calibro di Kaká (Orlando City), Gerrard (Los Angeles Galaxy), Lampard, David Villa e Pirlo (New York City FC). Recentemente, poi, ha fatto molto discutere la scelta di Giovinco di approdare al Toronto FC, soprattutto perché i suoi 28 anni sembravano troppo pochi per trasferirsi in un campionato “minore”. In realtà una valutazione del genere è alquanto anacronistica. Al di là del fatto che Giovinco è diventato il giocatore italiano più pagato ($7,11 milioni di dollari l’anno), l’ex Juventus ha deciso di lanciarsi in un progetto che nel nostro Paese sarebbe difficilmente realizzabile, con una dirigenza e una tifoseria pronte a metterlo al centro del gioco e dell’immagine del club. Per la Formica atomica è l’opportunità di diventare uno dei punti di riferimento di un movimento calcistico in piena ascesa, che punta a valorizzare i giocatori per elevare la qualità del gioco. Se un tempo gli Stati Uniti erano considerati approdo di villeggiatura da fine carriera, oggi invece la Mls è una meta perfettamente legittima: forse non è la competizione più eccitante della scena mondiale, ma sicuramente ha un panorama in rapido divenire, con grandi prospettive economiche (in campo e fuori) e possibilità di costruire una carriera senza troppe penalizzazioni, dal momento che la militanza estera non preclude più la maglia azzurra.

La presenza di Giovinco e di altri grandi del calcio è in linea anche con l’ultima iniziativa del soccer, ossia Mls Next, lanciata nel 2014 durante la presentazione della ventesima stagione, quella che attualmente si dirige ai playoff. L’idea della Lega è avviare una nuova fase, proiettata a raggiungere importanti risultati con club e Nazionali, tenendo presente l’obiettivo di avvicinarsi al livello dei campionati europei. In sostanza, il calcio statunitense sta lavorando per un’azione congiunta sulla direttrice nord-sud (dimensione sportiva nella Concacaf) e ovest-est (dimensione commerciale e continuità transatlantica). E per questi propositi è prioritario aumentare in primo luogo il volume d’affari negli Stati Uniti.

Non è un caso che il 9 settembre il commissario della Mls, Don Garber, si sia lasciato sfuggire un desiderio: «Vorrei creare una torneo in cui le nostre migliori squadre giocano contro le migliori squadre della Premier League». La formula sarebbe semplice: ogni uno o quattro anni le vincitrici dei campionati e delle coppe nazionali di Inghilterra e Stati Uniti/Canada si affronterebbero a New York. «Al momento però, – ha concluso Garber, – non ne abbiamo ancora parlato».

Nel frattempo le franchigie della Mls (ora 20) continuano ad aumentare: nel 2017 arriverà l’Atlanta United FC, nel 2018 il Los Angeles FC (tutti nomi vicini alla tradizione europea), mentre ancora si attende il completamento delle procedure per il Minnesota United FC e per il Miami. Chissà che la presenza di Beckham come imprenditore non porti qualche novità nei rapporti calcistici tra i due lati dell’Atlantico…

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