Galardo si pensiona ma non se ne va

Il 9 agosto la storica bandiera del Crotone ha dato l’addio, a quasi 39 anni, al calcio. Lo stadio Scida gli ha riservato un’ovazione. La società ha ritirato la maglia numero 4 e gli ha affidato le giovanili

Domenica sera 9 agosto il Crotone ha battuto, nel secondo turno di Tim Cup, la Feralpi Salò 1 a 0 con rete di Pietro de Giorgio. A dicembre i pitagorici, dopo aver superato la Ternana, affronteranno il Milan al “Meazza”. La partita è stata molto combattuta in campo, e molto attesa anche sugli spalti dello “Scida” per un opportuno tributo: i 3.429 spettatori al minuto 89 si sono alzato in piedi e hanno urlato a squarciagola il nome di Antonio Galardo, invocandone la presenza.

Il numero 4 è sceso in campo subentrando a Giuseppe Zampano. In apparenza un cambio come tanti altri in chiusura di partita, in realtà un avvicendamento molto toccante, per i tifosi del Crotone e per la città stessa, perché Galardo entra nella storia dei pitagorici come un’autentica bandiera, in primo luogo come crotonese di nascita – 18 settembre 1976 -  in seconda battuta come calciatore che alla squadra dei pitagorici ha riservato un’ampia porzione della sua carriera. In segno di gratitudine tutti i presenti si sono idealmente stretti al concittadino calciatore riservandogli un’autentica ovazione.

Contro la squadra bresciana capitan Galardo ha dato l’addio alla carriera con la maglia del Crotone, un amore nato nel lontano 1995/1996, quando il club calabrese militava nell’ex Campionato Nazionale Dilettanti. Da quel momento, salvo quattro stagioni tra Cariati e Rossano, tra Eccellenza e serie D, Galardo ha giocato 396 partite con il numero 4 sulla schiena, un numero che a partire da questa stagione verrà tolto di scena. Galardo insomma come Baresi, Facchetti, Riva, Maldini, Costacurta, Maradona e tanti altri giocatori simbolo del calcio. In sedici stagioni complessive Galardo è stato protagonista della scalata del Crotone dalla D alla serie B, con la serie A svanita nella stagione 2013/2014 al primo turno dei play off contro il Bari.

Tra i motivi che hanno spinto Galardo a dire addio al calcio, oltre l’età, la mancanza di motivazioni, quelle motivazioni che lo hanno portato ad essere l’eroe dello “Scida” e di una città intera. Tre giorni prima di lasciare, il 6 agosto, Galardo ha fatto pervenire alla stampa una lettera in cui annunciava che la prima partita ufficiale della stagione per il Crotone sarebbe stata l’ultima per lui, che ha vissuto “come una seconda pelle la maglia rossoblu”. Come recita il titolo della sua biografia – “Esce Galardo, entra nessuno” – non ci saranno controfigure di Galardo né in campo né in panchina. Faceva una certa impressione, contro la Ternana, vederlo in tribuna, ma non per infortunio, squalifica o scelta tattica.  Per la prima volta da molti anni l’altoparlante all’annuncio delle formazioni non ha scandito il suo numero, cognome e nome.

Galardo è stato un giocatore che ha sempre anteposto la squadra a se stesso: se doveva iniziare dalla panchina non c’erano problemi, vi si accomodava senza batter ciglio; quando l’allenatore di turno sollecitava il suo ingresso in campo, per un cambio, si faceva sempre trovare pronto. Come un soldato. Non per caso nel 2008 era meritatamente venuta per lui la fascia di capitano e da allora l’ha sempre indossata con la massima responsabilità.

Galardo continuerà a rapportarsi con la città e la sua squadra, dato che la società gli ha affidato il settore giovanile pitagorico. Antonio Galardo è la vicenda esemplare di un legame inscindibile con la sua città e la sua regione, la storia di un atleta che è partito dai campi impolverati della provincia crotonese per poi giocare in stadi degni della serie A, quella serie che gli è mancata. Senza alcun demerito.

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