Lo sport va educato, questione di salute

Forte del rapporto OMS, che castiga tutti, in particolare l’Italia, per i dati sulla sedentarietà e le sue conseguenze (obesità e malattie correlate), l’Unione Europa si è pronunciata attraverso la Commissione XG HEPA: aldilà dell’agonismo l’attività fisica va orientata al benessere dei cittadini grazie a educatori certificati

L’accresciuta sedentarietà dei giovanissimi nel mondo occidentale e l’obesità che ne è la più diretta conseguenza fotografano una realtà allarmante, visto soprattutto il dato italiano: siamo tristemente primi tra i 28 Paesi dell’Unione Europea per “insufficiente attività fisica fra gli alunni della scuola elementare” con il 93% dei soggetti in difetto. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) si adopera per contrastare il dilagare della sedentarietà e la Commissione Europea, attraverso il suo organismo decisionale – la Commissione XG HEPA – ha già individuato una soluzione: costruire operatori specifici che si occupino non già di sport agonistico ma di sport come educazione. La Raccomandazione è del 6 luglio scorso.

 

Un killer in agguato

Il dato che maggiormente sconcerta è che l’OMS ha rilevato che nel breve volgere di 40 anni le performance cardiovascolari hanno subito un calo del 30%. Non a caso hanno sentenziato con una sola frase: “la sedentarietà è il tuo killer”. Si è partiti da un’indagine sull’Europa per capire quante ore al giorno i suoi cittadini trascorrono seduti – per motivo di lavoro, studio, utilizzo della tv o di giochi elettronici, vita di relazione – confrontando i dati di tre distinte rilevazioni: del 2002, del 2006 e del 2010. Il massimo incremento si è avuto nel Sud Europa, dove i dati erano già allarmanti. Dal 20,2 & di obesi nel 2002 si è passati nel 2006 al 21,3 % e nel  2010 al 23,5. Peggio ancora l’Est Europa che, in partenza virtuoso, ha avuto un incremento sconcertante: dall 11,5 % nel 2002 al 15,5 % nel 2006 al 18,5 % nel 2010. I più accorti sono i cittadini dell’Ovest Europa (14,1 % nel  2002,  14,7% nel 2006, 15,3 % nel 2010). Senza infamia e senza lode il Nord Europa: da 15,5 % nel 2002 a 16,2 % nel 2006 a 17,3 % nel 2010.

 

Italia vergogna

Veniamo a quanto ci riguarda da vicino: l’Organizzazione mondiale della Sanità nel report annuale del suo Osservatorio Globale, in data 1° maggio 2015, classifica l’Italia al primo posto tra i 28 Paesi dell’Unione europea  per “insufficienza di attività fisiche fra i ragazzi che frequentano la scuola elementare”. Il 93% dei ragazzi italiani è in difetto. Distanziamo di cinque-sei punti percentuali Danimarca, Francia, Cekia, Portogallo e Svezia. In percentuale fra il 70 e l’80% la gran parte dei Paesi Ue, con gli alunni irlandesi marcatamente più virtuosi (solo il 72 % di loro è in difetto).

 

Gli attori coinvolti

La scuola è parte della soluzione perché le buone pratiche di salute si acquisiscono in giovane età, diventano uno stile di vita. Ciascuno di noi può giocare in proprio, il minimo indispensabile di attività fisica quotidiana è fissato in 60 minuti. Fondamentale sarà l’applicazione della Raccomandazione, che tende a  incoraggiare l’attività fisica grazie all’European Social Sport Coach, figura che sommerà gli interventi motori a quelli educativi, mai disgiunti dalla valorizzazione dei diritti umani, con attività sempre inclusive, all’insegna di fair play, cooperazione, equità, integrità, pace e rispetto delle altrui capacità. Lo sport nella sua accezione etica è prima di ogni altra cosa partecipazione, lavoro di gruppo, inclusione sociale.

 

Gli assenti in eterno

“Non so, non ho visto, se c’ero dormivo”. Frase dietro la quale nessuno, in Italia, potrà trincerarsi, a partire dalla Scuola e dalla Sanità. Il concetto di welfare  si accompagna a strumenti di conoscenza, utili soprattutto in prevenzione. Poco, sin qui, si è fatto. Lo sport, a livello di Federazioni, CONI ed enti di promozione, ha badato a conseguire risultati, ha promosso quasi esclusivamente l’agonismo. A volte la ricreazione e niente di più. Continuino pure nella loro caccia alle medaglie, altri si occuperanno dello “sport per tutti”. L’augurio è che nelle palestre capiscano, che gli istruttori, i Coach certificati dall’Europa, si mettano in gioco là dove è carente l’istruzione, non certo di tipo tecnico, ma a livello di competenze educative. L’attività fisica è il miglior farmaco, se educata non ha controindicazioni. Gli strumenti ci sono, la sfida è lanciata. Pubblico e privato, insieme, si mettano in gioco. Ne va della salute di noi tutti.

Per ogni approfondimento http://europa.eu/index_it.htm e www.europe-upkl.eu/

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