Il Giro intorno a Doris

Sotto forma di una lunga chiacchierata, che richiama i Giri d’Italia d’inizio secolo – 3 mila e passa chilometri per otto sole tappe, razione minima 350 km giornalieri, ma si correva a giorni alterni, per agevolare il recupero – è nato un libro godibilissimo, “Un Giro intorno a me”, che fa simpaticamente il verso all’autore, Ennio Doris, il signor Mediolanum. Ma attenzione, della banca non si fa cenno, il volume tratta esclusivamente di Giro d’Italia e si collega ai ricordi di Doris legati alle 21 tappe del Giro 2015, talune con riferimenti diretti a corridori e fatti del passato, talaltre con agganci che ci stanno, comunque efficaci.

Se ne è fatto carico, da cronista, Pier Augusto Stagi, giornalista che ne sa e non ha certo svolto il ruolo di estensore del volume. In realtà ha selezionato accuratamente lo scorrere, a volte alluvionale, dei ricordi dettagliati di Ennio Doris, una enciclopedia ciclistica che fa impressione. Non solo ricorda una valanga di episodi ma addirittura cita i titoli dei giornali a proposito di questa o quella circostanza. In più Doris fornisce, senza peli sulla lingua, la sua personale valutazione di alcuni campioni («Gimondi avrebbe avuto una carriera ben diversa se ne avessero programmato la carriera»), così come la graduatoria dei migliori nel dopoguerra: «Primo Coppi poi Bartali, Merckx e Hinault». Appena sotto pone «Anquetil, Indurain, il nostro Gimondi».

Doris interviene su tutto, racconta l’inizio del sistema antidoping, le cadute e gli incidenti più eclatanti. Lo fa con passione genuina, rivelando che i suoi pupilli sono sempre stati gli scalatori: «Sulle salite c’è il grande insegnamento, il saper fare fatica per raggiungere l’obiettivo, il traguardo. Insegnamenti e valori che ho acquisito personalmente e trasferito alla mia famiglia e ai miei collaboratori”.

Non per caso il presidente del Gruppo Mediolanum ha scelto di sponsorizzare la maglia azzurra del Gran Premio della Montagna. Eppure al Giro non lo si vede mai, una sola volta lo hanno coinvolto in una premiazione. In realtà al Giro si presenta in incognito, lo vive «come una vera vacanza» e non vuole essere disturbato. “Con gli amici – racconta – ci appostiamo su un tornante delle tappe in salita e aspettiamo i corridori per seguirne da vicino il passaggio, ci attrezziamo per una grigliata in compagnia e ci godiamo la gara”.

Bello il suo primo ricordo, legato a Gino Bartali: «Da bambino, a Tombolo, mi divertivo con i compagni a fare le gare di ciclismo lungo il greto di un torrente. Preparavamo tanti legnetti piatti piatti e a punta, sui quali scrivevamo i nomi dei corridori più importanti. Poi li gettavamo nel torrente e li seguivamo vociando fino al punto precedentemente fissato: vinceva il titolare del legnetto che arrivava giù per primo. Io ero Bartali, ma vinceva sempre quello di un mio amico – Bruno – più grande di me, che aveva Coppi”. Poi si affezionò al Campionissimo: «Io non sapevo nemmeno chi fosse Fausto Coppi: in casa sentivo parlare solo di Bartali. I miei cuginetti erano tutti tifosi del campione di Ponte a Ema e quindi, per osmosi, lo ero anch’io. Poi un giorno chiesi lumi al babbo. Lui era un grande appassionato di ciclismo e mi spiegò chi era Fausto Coppi, e in quel momento mi aprì un mondo».

Un Giro intorno a me, 21 tappe indimenticabili della Corsa Rosa” – di Ennio Doris con Pier Augusto Stagi (Sperling & Kupfer, 184 pagine, 16,90 euro, prefazione di Cristiano Gatti)

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