Educatore sportivo, anzi Coach europeo

Sta per nascere, a livello di Ue, una figura professionale che non si occuperà di agonismo – a quello badano i tecnici dello sport – ma di educazione all’attività motoria, tutelando ogni diversità e istruendo giovani e meno giovani ai diritti umani, baluardo di civiltà

Negli anni più recenti l’Unione europea, il “consorzio” dei 28 Paesi che tentano, spesso con difficoltà, di darsi regole comuni, in materia di sport ha scelto di battere una strada nuova, affrontando il tema, sin qui inesplorato, dell’educazione dei giovani europei mediante “l’attività fisica come espressione di salute, di benessere e di equilibrio psico-sociale”, in un contesto ben diverso rispetto a quello, a tutti noto, dello sport agonistico, non altro che competizione individuale o di squadra con l’intento manifesto di primeggiare. Sport è termine da ridefinire, in base ai diversi angoli di visuale.

L’agonismo ha storicamente logiche sue proprie, muove dalla conoscenza del gesto, dalla ripetizione per affinarlo, e poi contempla per i migliori, in qualsiasi disciplina, l’aumento dei carichi, non a caso chiamati “di lavoro”. Diventa attività privilegiata, quasi totalizzante.  L’allenamento lo supporta, garantisce risultati importanti, concrete possibilità di successo. L’agonismo vive di regole, ciascuna disciplina, gioco o sport che sia, ne prevede. Sono i baluardi oltre i quali scattano le sanzioni. Peccato che a volte nell’agonismo prevalga la logica del “successo ad ogni costo”, con ricorso ad aiuti esterni, chimico-farmaceutici, e il primo a farne la spese sia il principio di lealtà, senza il quale lo sport ha ben poco senso. In nome dello spettacolo, del business, lo sport agonistico tradisce i suoi valori fondanti. C’è di più, lo sport competitivo discrimina, è un’opportunità che si riserva esclusivamente a chi ha talento e vi aggiunge determinazione. Ai migliori fra noi. Il messaggio che ne deriva non è gradevole, per i meno dotati: visto che non siete in grado, cercate altrove qualcosa in cui eccellere, questo non fa vi riguarda. Lo sport agonistico favorisce l’abbandono, le delusioni più cocenti.

L’Europa gioca una carta ben diversa, intende costruire dei giovani migliori, adatti a muoversi, a fare attività fisica con senso di responsabilità, consapevoli dei valori che hanno nella civile convivenza il loro fondamento, a partire dal rispetto dell’identità di ciascuno, prescindendo dal colore della pelle, dal credo religioso o politico. L’Europa può solo crescere nella cultura delle diversità. Aggiungete che i singoli e le comunità devono essere garantiti nei diritti sanciti in favore dell’uomo e il disegno europeo si completa, prende efficacia.

Cosa accadrà a breve? Sarà diffusa una Raccomandazione europea elaborata da una Commissione, denominata XG HEPA, cui partecipano i governi dei 28 Paesi dell’Unione, nella quale si prefigura la figura del Coach Sociale Sportivo Europeo. In origine si parlava di Educator, quindi di educatore, poi ha prevalso, è una sfumatura lessicale, quella di Coach, istruttore. Poco importa, Coach o Educatore, a breve nascerà una figura professionale che, senza nulla togliere ai tecnici di sport – loro continueranno la loro meritoria attività costruendo campioni – e nemmeno soppiantando gli insegnanti di educazione fisica nelle scuole, sarà utile a onorare lo sport per tutti, in particolare nelle palestre e nei centri dove si muovono i primi passi, senza limiti di età. I Coach saranno opportunamente formati (e aggiornati) grazie a Corsi certificati, che li abilitano al ruolo, del tutto in linea con la legge italiana sullo sport, la numero 4/2013.

Gianni Poli

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