Ci vuole un uomo senza macchia

Si fa il nome di Kofi Annan, già segretario generale delle Nazioni Unite, per la guida della task force di 10 delegati che dovrà riscrivere le regole della Fifa, orientate alla trasparenza. Le elezioni non a giugno 2016 ma il 26 febbraio

Sono trascorsi due mesi da quando le Autorità svizzere, su richiesta dell’Fbi, hanno arrestato alcuni alti dirigenti della Fifa a Zurigo, a poche ore dal congresso che ha confermato Blatter al vertice dell’Organizzazione. Da allora lo scandalo si è allargato rapidamente, rendendo manifesto come ogni edizione dei Mondiali tra il 1998 e il 2022 avesse qualche punto oscuro, se non vere e proprie evidenze di reato. La grande maggioranza che ha rieletto Blatter a fine maggio – e la qualità politica dei suoi sostenitori, cioè, di fatto, Africa, Asia, Sudamerica e Russia – sembrava garantirgli la copertura per proseguire con la propria azione, inclusi gli inevitabili annunci di una riforma complessiva della Fifa.

Tuttavia le accuse a carico del vicepresidente Valcke, chiamato in causa riguardo a un giro di tangenti verso le Federazioni caraibiche per l’assegnazione del Mondiale 2010 al Sudafrica, ha obbligato Blatter ad ammettere che ormai la propria posizione fosse difficilmente difendibile, perché l’Fbi era a un passo. Dopo due mesi e un apposito comitato per le riforme guidato dall’italo-svizzero Scala è arrivato l’annuncio ufficiale: il 26 febbraio la Fifa eleggerà un nuovo Presidente, arrivando al congresso tramite una road map piuttosto intensa. Pochi giorni fa Blatter, contestato da un comico che si è introdotto alla conferenza stampa lanciando banconote «per finanziare i Mondiali 2026 in Corea del Nord», ha comunicato che il governo dell’Organizzazione passa di fatto nelle mani di un consiglio composto da dieci membri provenienti dalla Federazioni continentali, con il compito di elaborare una serie di proposte da discutere il 24 e 25 settembre durante un congresso straordinario. «Avrete un altro Presidente, – ha concluso Blatter, – io sono quello vecchio, ma in fondo non così vecchio. Nonostante lo tsunami, non sono morto. Me ne andrò a lavorare a Radio Fifa!».

RIFORME ENTRO SETTEMBRE – La commissione per le riforme avrà all’ordine dei lavori alcuni punti già indicati, ossia, oltre a organizzare i congressi di settembre e febbraio, modificare la durata dei mandati per le cariche di vertice; affidare l’elezione dell’esecutivo ai membri dell’assemblea (quindi non più ai Presidenti delle Federazioni nazionali); ampliare i poteri degli organi di vigilanza etica e migliorare la trasparenza. I candidati (al momento lo scontro sembra tra il francese Platini, capo della Uefa, e il kuwaitiano al-Sabah, potentissimo nel Cio e grande alleato di Blatter) dovranno presentarsi entro il 26 ottobre.

Un problema da affrontare rapidamente, però, è individuare la guida per questa task force, argomento sul quale è intervenuta persino l’Onu, attraverso Lemke, consigliere allo Sport di Ban Ki-moon: «Occorre una personalità libera, indipendente, senza interessi finanziari, totalmente trasparente sia dal punto di vista economico che morale. A parer mio – ha dichiarato Lemke – non deve provenire dall’Europa, perché ci sarebbero troppi interessi in ballo. Inoltre, altro fattore importante, il candidato ideale non deve essere stato coinvolto negli affari della Fifa negli ultimi 20 o 30 anni». E non è un caso che già circoli il nome di Kofi Annan, ex Segretario generale delle Nazioni Unite.

Nel frattempo, il 23 luglio Blatter è andato in Russia (primo viaggio all’estero dopo lo scandalo) per presenziare al sorteggio dei gironi di qualificazione per i Mondiali 2018 (condotto tra l’altro da Valcke).

CONTINUA LA CRISI – Su Sportivamentemag abbiamo già raccontato (qui e qui) come l’affare Fifa sia la crisi di un’Organizzazione internazionale, scatenata tanto dal malaffare diffuso al suo interno, quanto dal confronto geopolitico tra le varie potenze. Gli Stati Uniti, e con essi buona parte dell’Occidente, identificano Blatter come un attore ostile per la sua vicinanza alla Russia e al Qatar, con particolare predisposizione per politiche tendenzialmente avverse alla controparte. Nello specifico, il casus belli è stato la minimizzazione da parte della Fifa delle prove presentate dal procuratore Garcia riguardo alle irregolarità nelle assegnazioni dei Mondiali 2018 e 2022.

L’inchiesta dell’Fbi era in corso già da tempo, ma la collaborazione dello stesso Garcia – dimessosi dall’incarico alla Fifa – e di Blazer (già padrone del calcio nordamericano, arrestato e pentitosi) ha condotto gli investigatori al centro dello scandalo. Questo certo non significa che la Fifa stia tremando solo per responsabilità altrui, dato che il sistema dell’Organizzazione è notoriamente caratterizzato da circuiti oscuri e malaffare: Blatter, contro il quale non ci sono accuse formalizzate, ha tutelato la rete di interessi, operando più o meno attivamente in questo senso. Altrettanto, però, è indubbio che l’elenco degli avversari e dei sostenitori del Presidente rispecchi molto gli attuali equilibri internazionali, una sorta di Guerra Fredda in 2.0: da un lato l’Occidente, dall’altro la Russia, il Qatar e il “resto del mondo” – che in realtà rappresenta i due terzi della comunità globale! Le irregolarità per la scelta di Mosca e Doha per i Campionati 2018 e 2022 sono un ottimo compendio della geopolitica contemporanea: la manifestazione di potenza logistico-economica da parte di due Paesi in cerca di un nuovo ruolo internazionale tramite i collegamenti con l’Africa e l’Asia (denaro e concessioni di idrocarburi), ma in netta contrapposizione con l’Occidente, che affronta la Russia in Europa orientale e il Qatar in Egitto, Libia, Tunisia e Medio Oriente. D’altronde, quando lo sport assume dimensioni economiche così ampie come nel caso di una Coppa del Mondo di calcio, è inevitabile che si incontri con la politica, divenendo esso stesso politica.

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