Il più vecchio, il più saggio

Dopo 28 stagioni di calcio senza macchia, protagonista sino alla serie B, si è ritirato Andrea Pierobon, classe 1969, portiere, a questo punto il giocatore più longevo in Italia. Preparerà i numeri 1 del Cittadella, dov’è nato e in cui ha giocato le ultime dieci stagioni

Ci sono giocatori che segnano la storia del calcio: chi vincendo scudetti, chi alzando coppe, chi giocando in Nazionale. E c’è chi vi entra di diritto avendo giocato validamente sino alla bella età di 45 anni, 10 mesi e 3 giorni. Lo scorso 22 maggio Andrea Pierobon, portiere del Cittadella, ha battuto il record di longevità in campo, perlomeno in Italia. Prima di lui il più anziano a calcare i terreni di gioco era stato Marco Ballotta, portiere lui pure, che disse basta a 44 anni e 38 giorni. Al termine di questa stagione, che ha visto la retrocessione in Lega Pro dopo sette anni del “suo” Cittadella, Pierobon ha deciso lo stop. Con un certo rammarico, ma con molta consapevolezza e senso di responsabilità. La società ha deciso di premiarlo affidandogli il ruolo di preparatore dei portieri. Del resto con Pierobon fra i pali la società padovana è passata dall’Interregionale alla serie B, è la persona giusta per allenare i suoi successori.

A differenza di “Nonno Ballotta”, Pierobon non ha mai giocato in carriera neanche un minuto in serie A, spingendosi al massimo (ma con soddisfazione) fino alla serie cadetta. In B ha vestito la maglia del Fidelis Andria, Venezia e quella del Cittadella, la squadra di dove è nato. Pieron profeta in patria, anzi, in porta. Dopo aver giocato per molte stagioni lontano da casa, dieci anni fa Pierobon ha scelto di essere il portiere del “Citta”, allora in C1. Grazie anche alle sue parate il club è arrivato in serie B e nel 2010 ha disputato i playoff per la A contro il Brescia. Andrea Pierobon era a difesa delle porta granata in tutte quelle circostanze. Il punto più alto in carriera – sua e del Cittadella – è stato il terzo turno di Tim Cup nell’agosto 2013, quando ha incontrato a San Siro l’Inter di Milito e Zanetti. Finì 4-0 per i nerazzurri, ma dieci pullman di tifosi partirono dal Padovano e fecero comunque festa.

Diventato portiere grazie alle prodezze, viste in tv, di Walter Zenga – che si ritirò a 39 anni – Pierobon non pensava certo di diventare argomento di discussione di giornali, trasmissioni televisive e magazine sportivi on line. Nelle interviste ha professato la sua normalità: sempre animato da grande passione, di sincero entusiasmo, si è allenato con costanza dando il meglio di sè, ha condotto una vita da atleta, con il vantaggio di non aver mai subito gravi infortuni. Di più, ha detto che preferisce sempre «parlare poco e badare ai fatti». Senza mai dimenticare umiltà, fedeltà e dedizione alla maglia, qualsiasi fosse, «senza alcun compromesso. In campo si va per vincere».

In un calcio caratterizzato da presidenti un po’ troppo spregiudicati, stadi vetusti e rottamabili e diritti televisivi imperanti, la storia di Andrea Pierobon ha fornito una bella lezione: forza di volontà e umiltà battono arroganza e presunzione (dei molti calciatori ventenni, presunti fenomeni): finisce 10 a 0, con il portiere, lui, migliore in campo.

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