Annalisa, per non dimenticare il Nepal

La Fioretti, alpinista non professionista ma soprattutto medico che in quell’area ha saputo fronteggiare le emergenze a titolo individuale (la vicenda di Sakira) o collettivo (il recente terremoto), non va lasciata sola nel suo appello a mantenere desta l’attenzione

Il 25 aprile scorso Annalisa Fioretti, nel ruolo che più le piace, di alpinista non professionista, si trovava al campo base dell’Everest-Lhotse. Le tre scosse di terremoto di magnitudo 7.9 della scala Richter che sconvolgono il Nepal si manifestano anche in quota, provocando una valanga che si stacca dal vicino Pumori. Non seppellisce nessuno, ma il terrificante spostamento d’aria – fra i 250 e i 300 km orari – spazza via la parte centrale del campo base. Annalisa, salva per puro caso, dismette i panni dell’alpinista per vestire i suoi abituali, quelli di medico. Intorno a lei persone mutilate, colpite da oggetti vaganti, morti, feriti. Poco importa che Annalisa sia un chirurgo specializzato in malattie dell’apparato respiratorio, organizza con un collega straniero i soccorsi immediati, prima che faccia notte, in attesa che gli elicotteri, sopraggiunti solo la mattina successiva per il maltempo, evacuino i feriti peggio messi, in pericolo di vita. Nei giorni successivi Annalisa e i compagni di spedizione ridiscendono la valle del Khumbu riscontrando ovunque morte e distruzione. Arrivati a Kathmandu, mentre i compagni di spedizione tornano in Italia, lei decide di restare. Nella capitale nepalese incontra due amici della Roby Piantoni, la Onlus con cui ha deciso di attivare il progetto “Street Doctor”. Hanno con loro, provenienti dall’Italia, i farmaci che ha ordinato.

Facendosi aiutare da Friends of Nepal, che gestisce progetti umanitari, i tre ottengono un permesso del Ministero della Sanità per un campo medico itinerante nei villaggi di Syadul, Chepang e Bomrang, non ancora raggiunti da nessun soccorso. Assieme a un medico nepalese, indispensabile per confrontarsi con i locali, Annalisa visita oltre 600  persone in 4 giorni: neonati, bambini, donne, uomini, anziani, feriti o solo ammalati. I villaggi toccati sono fuori dai circuiti turistici, la gente vive allo stato primitivo, un medico non lo vedono da mesi. Tornata a Kathmandu il 12 maggio Annalisa sopravvive al secondo terremoto, 7.4 gradi della scala Richter. Organizza campi medici nella città storica di Baktapur: nelle tendopoli, in un tempio indù e anche a domicilio, tra vicoli e case pericolanti per visitare due gemellini di tre settimane e la loro mamma. Assieme agli amici comprano generi di prima necessità (riso, olio, sale, zucchero, dhal e noodles) per tutte le 430 famiglie di due villaggi rimasti senza cibo.

Non è la prima volta che Annalisa compie gesti disinteressati. Nel 2012, mentre era in Nepal per una spedizione, su invito dello scrittore Greg Mortenson, l’autore di “Tre tazze di tè”, incontra e visita Sakira, una bimba del villaggio di Korphe affetta da una grave cardiopatia. Grazie a una catena di solidarietà Annalisa raccoglie la somma necessaria per i permessi e il trasferimento di Sakina e garantirle l’intervento che le ha salva la vita,  presso l’ospedale di San Donato Milanese. Ora la ragazzina sta abbastanza bene e frequenta la scuola come i suoi coetanei.

Al rientro in Italia, poche settimane fa, Annalisa si è resa disponibile per serate con uso di video e foto utili a sensibilizzare il pubblico sulle vicende nepalesi, sulla necessità di aiuti, a vario titolo, a partire dall’idea, grandiosa, dello “Street Doctor”. Ha in animo di realizzare un libro fotografico per raccogliere fondi per i progetti in Nepal. In ottobre tornerà in Nepal, la montagna è la passione numero uno della sua vita, in sottordine alla sola famiglia. C’è un’altra grande famiglia, quella nepalese, che le sta molto a cuore.

 

La scheda

Classe 1977, nata a Milano, Annalisa Fioretti vive a Carugate. Sposata, ha due figli, Gioele e Lara.

Le sue attività, fra la ricerca medica e l’alpinismo:

2003: ricercatrice in Nepal presso la Piramide del CNR.

2004: per due mesi lavora come medico in Pakistan, al Circo Concordia di Baltoro.

2006: medico d’alta quota, fa parte di “High passion expedition” che mira alla vetta del Cho-Oyu (8201 m).

2011: partecipa alla scalata del Gasherbrum II (8035 m). Risolutiva nel soccorso, a quota 6000 a favore di un portatore d’alta quota pakistano colpito da edema polmonare e di un inglese caduto in un crepaccio di 30 metri.

2012: partecipe dell’ascesa del K2 per la via Cesen, il capo spedizione e amico Gerfried Goshl muore nel tentativo di prima invernale al Gasherbrum I. In compagnia di tre amici (un canadese, un danese e un americano), cerca di recuperarne il corpo. Una valanga li fermerà verso il C2.

2013: capo-spedizione alla scalata del Kangchenjunga (8586 m), la terza montagna del mondo, raggiunge quota 8450 m, poi soccorre quattro colleghi in difficoltà portandole in salvo fino al campo base.

2014: partecipa al tentativo sul Lhotse (8516 m). La caduta di un seracco di dimensioni enormi uccide 25 persone.  La spedizione viene dichiarata sospesa.

2015: torna in Nepal con lo stesso permesso dell’anno scorso per scalare il Lhotse, riconosciuto dal Governo Nepalese. Il terremoto dà lo stop.

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