Che fine faranno Blatter e la FIFA

Mentre le indagini proseguono alacremente e lo scandalo rischia d’innescare una crisi internazionale, il presidente “sino a nuovo ordine” ha, tra le vie d’uscita, anche la richiesta d’asilo in Russia

A due settimane dall’annuncio delle dimissioni di Blatter l’incendio all’interno della Fifa continua a minacciare la tenuta stessa dell’organizzazione. Se da un lato le autorità statunitensi stanno proseguendo la propria inchiesta, dall’altro non accennano a calare le tensioni tra i Paesi occidentali e il resto del mondo, mentre la campagna elettorale per la poltrona presidenziale comincia ad assumere qualche connotato.

UN RIEPILOGO DEI FATTI

Prima di entrare nello specifico di questi tre binari – giudiziario, geopolitico e politico interno – è utile riassumere la vicenda che sta sconvolgendo il calcio mondiale. Il 27 maggio scorso, a due giorni dal congresso per l’elezione del “nuovo” Presidente, le autorità svizzere arrestano a Zurigo su mandato dell’Fbi alcuni alti dirigenti della Fifa: le accuse riguardano soprattutto un vasto giro di corruzione per l’assegnazione dei Mondiali con epicentro nella Concacaf, la Federazione del Nord, Centro America e dei Caraibi. L’inchiesta, condotta anche dal dipartimento della Giustizia di Washington e dall’Agenzia del Fisco, dura ormai da tre anni e ha subìto una rapida accelerazione grazie alla collaborazione del pentito Chuck Blazer, che in passato ha ricoperto ruoli di primo piano in Concacaf e Fifa.

Gli Stati Uniti hanno potuto contare anche sul sostegno di Michael Garcia, il quale era stato incaricato da Blatter di indagare sul malaffare legato a Russia 2018 e Qatar 2022, salvo poi vedere il proprio rapporto censurato dall’organizzazione e le prove di corruzione derubricate a episodi secondari. Il 29 maggio Blatter è confermato Presidente della Fifa con 133 voti su 209: a sceglierlo sono l’Africa e molti delegati da Asia, Americhe e Oceania, più alcuni membri europei (Russia e Spagna, forse anche Francia e Germania). La frattura è ormai evidente, con Mosca che accusa Washington di voler ampliare al calcio il nuovo clima da Guerra Fredda.

L’Fbi, da parte sua, sta investigando su fatti risalenti ai primi anni Novanta e sta portando alla luce situazioni ambigue su tutti i Mondiali dal 1998 al 2022. È chiaro, però, che il vero obiettivo sia Blatter, attorno al quale gli americani stanno stringendo una serie di cerchi concentrici: il 2 giugno, infatti, arrivano le accuse contro il vicepresidente Valcke in merito a un complesso giro di tangenti. Nel 2008 transitano $10 milioni dalla Fifa a Warner, presidente della Concacaf poi allontanato per corruzione nel 2011. Secondo le indagini quei soldi servono per assegnare i Mondiali al Sudafrica: a Warner spettano $10 milioni, ma il Sudafrica non li ha, quindi li anticipa la Fifa, che poi li recupera dai proventi della competizione.

Ufficialmente il Sudafrica finanzia un progetto di sviluppo nei Caraibi. Valcke nega, però esce una mail del 4 marzo 2008 nella quale Warner chiede i soldi per avviare l’iniziativa. La lettera appare come una copertura, perché i $10 milioni sono pagati in tre tranche, le prime a gennaio 2008, quindi due mesi prima. A questo punto Blatter, ormai raggiunto dall’Fbi, annuncia le proprie dimissioni, e dichiara che tra dicembre 2015 e marzo 2016 sarà eletto il nuovo Presidente della Fifa. Nel frattempo, all’italo-svizzero Domenico Scala, presidente del comitato Compliance e Audit, è affidato il compito di condurre un programma di riforme.

LE INCHIESTE SUI MONDIALI

L’Fbi ha scoperto intrecci interessanti per tutti i Mondiali dal 1998 al 2022. Proseguendo riguardo all’edizione sudafricana, per esempio, emerge che l’assegnazione del 2010 sia al centro di un doppio scandalo: ad aggiudicarsi il torneo sarebbe stato in realtà il Marocco, che a sua volta avrebbe pagato mazzette per 1 milione di dollari, un flusso di denaro assai minore dei 10 milioni indicati da Warner. Il Marocco torna in causa anche per Francia 1998, quando da Rabat si sarebbe tentato di comprare l’assegnazione della competizione, vedendo poi saltare il piano per colpa di Parigi – ma non sono emerse irregolarità a carico francese.

Con Brasile 2014 si sarebbe assistito a strane manovre sui diritti tv gestite dallo stesso Valcke, mentre i tedeschi avrebbero ottenuto i Mondiali del 2006 con una triangolazione degna di un romanzo spionistico: armi dalla Germania all’Arabia Saudita per conquistare i voti del Medio Oriente. Il Paese concorrente era il Sudafrica, che però fu sconfitto 12 a 11, un risultato che dà adito a ulteriori illazioni: ad astenersi è il rappresentante neozelandese, che non rispetta l’indirizzo dell’Oceania ed evita che il voto finisca in pareggio (in tal caso sarebbe stato decisivo Blatter, storicamente alla ricerca di un mondiale in Africa).

L’attenzione maggiore, comunque, è per Russia 2018 e Qatar 2022, due edizioni che sembrano legate sin dall’inizio. Al di là del fatto che il procuratore Garcia non sia riuscito a ispezionare i documenti della delegazione russa alla Fifa – i computer erano scomparsi poche ore prima, – ci sono alcune interessanti coincidenze. Fonti britanniche, per esempio, riportano di un accordo tra Mosca e Doha per un reciproco sostegno patrocinato da Mohammad bin Hammam, ex vicepresidente della Fifa cacciato per corruzione (non è chiaro se i soldi mossi da lui servissero per il Mondiale 2022 o per la sua candidatura alla guida della Fifa nel 2011), nonché grande alleato di Blatter nel 1998. La cooperazione sarebbe poi stata suggellata da un comune progetto di estrazione petrolifera in Siberia.

I PRIMI CANDIDATI Comunque procedano le inchieste, è assai probabile che entro la primavera del 2016 la Fifa avrà un nuovo Presidente. I nomi si sprecano, però al momento le candidature ufficializzate sono scarse. Tra i più attesi c’è senz’altro Platini, attuale leader della Uefa da anni in attesa di succedere a Blatter, del quale fino a poco tempo fa era un sostenitore. Il francese aveva un piano ben definito che è stato rovinato dall’indagine dell’Fbi, ma nonostante ciò è tuttora tra i favoriti. Altro grande papabile è lo sceicco kuwaitiano al-Sabah, figlio del celebre Fahad al-Ahmad che durante i Mondiali del 1982 scese in campo per chiedere l’annullamento di un goal della Francia. Al-Sabah è molto potente nel mondo sportivo internazionale, avendo contatti solidi all’interno del Cio ed essendo capace di attirare molti dei consensi di Blatter.

Tuttavia c’è un’incognita: il 29 maggio, durante il congresso, Platini, al-Hussein (l’altro candidato, che potrebbe ripresentarsi), al-Sabah e il suo braccio destro si sono incontrati privatamente. Per quale motivo? Non è chiaro. Probabilmente, prevedendo che la vittoria di Blatter sarebbe stata schiacciante, ma condizionata dal caos giudiziario, Platini e al-Sabah potrebbero aver convinto al-Hussein a farsi da parte, prendendo accordi per una sfida a due (dato che il kuwaitiano ha condotto molti voti allo svizzero), oppure per decidere i rispettivi ruoli in vista della successione (al-Sabah a sostegno di Platini o viceversa?).

Nelle ultime ore è emersa la candidatura di Zico, mentre altri che stanno valutando l’ipotesi di presentarsi sono al-Khalifa (Bahrein), Champagne (Francia), Figo (Portogallo), Ginola (Francia), Hawit (Honduras), Mong-joon (Corea del Sud) e Van Praag (Olanda). Attenzione poi alla soluzione africana: il continente nero ha sostenuto all’unanimità Blatter e ha mal sopportato l’intervento statunitense. Considerato il numero di delegati (54) e il valore sempre maggiore del suo calcio, l’Africa potrebbe esprimere un candidato, non necessariamente unitario. Nel blocco occidentale, per esempio, è ben visto Weah (Liberia), che ha un’avviata carriera politico-umanitaria (ma non conta grandi simpatie nella Caf), mentre Blatter potrebbe giocare la carta Lydia Nsekera (Burundi), sulla quale lo stesso Weah ha affermato di poter convergere.

CHE FINE FARÀ BLATTER

Qui tornano in campo le dinamiche geopolitiche, perché il machiavellico Blatter potrebbe riciclarsi o, nell’ipotesi estrema, diventare un novello Snowden. A essere ottimisti il Presidente resterà fino al prossimo congresso (dicembre-marzo), facendosi scudo con il lavoro sulle riforme affidato a Domenico Scala e trattando una sorta di moratoria sugli arresti. A luglio si giocherà la Gold Cup della Concacaf, la Federazione nordamericana perno del giro di tangenti, quindi è possibile che l’Fbi agisca preventivamente.

Un secondo scenario prevede che Blatter, indipendentemente dall’acuirsi degli aspetti giudiziari, si dimetta a breve e cominci subito a collaborare spontaneamente con le Autorità svizzere per raggiungere un accordo che eviti azioni da parte degli Usa. La disponibilità verso gli inquirenti svizzeri è comunque probabile a prescindere dalle dimissioni, perché la priorità è tagliare fuori l’Fbi. Oppure – molto difficile – potrebbe ricandidarsi, fornendo ai Paesi occidentali il pretesto per abbandonare la Fifa.

Infine c’è un quadro estremo, da pessimisti geopolitici: arriva un mandato di cattura e Blatter si rifugia in Russia, contando poi sui legami con i molti Paesi che ancora lo sostengono e che, tendenzialmente, hanno intravisto nell’attacco al Presidente una sorta di “rivoluzione colorata” manovrata dall’Occidente. Il boicottaggio del Mondiale 2018 sarebbe allora un’ipotesi realistica, così come la scissione all’interno della Fifa. Dopotutto, l’azione giudiziaria dimostra chiaramente che la distruzione del castello di corruzione del governo mondiale del calcio sia diretto in primo luogo contro Blatter, ritenuto dagli Stati Uniti garante e promotore del malaffare, nonché soggetto ostile attivo nel sistema geopolitico. Ecco perché non ci stancheremo mai di dire che lo scandalo della Fifa è una vera crisi internazionale.

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