La Cinque Mulini, una passeggiata

Rispetto alla campestre di San Vittore Olona la Strongman Run sembra un esercizio multisport di autentico sadismo. In realtà chi l’affronta si diverte un mondo, fatica e ride

Una corsa cominciata come un concerto di musica ska, continuata tipo un’esercitazione militare – magari travestiti come a carnevale – e finita nel modo in cui il ragioner Fantozzi si dimostrò azzurro di sci: un dramma tutto da ridere. È la Fisherman’s friend Strongman Run, una corsa che è una grande fatica per un divertimento ancora più grande, disputata lo scorso sabato a San Vittore Olona, trenta chilometri a nord-ovest di Milano.

La Strongman Run è un’idea venuta ad alcuni militari tedeschi nel 2007, e proprio in Germania la si onora tuffandosi dagli scivoli e camminando sotto delle reti di corda. A Parigi si cammina sopra le reti e ci si cala dalle funi. In Austria e in Belgio si fa di peggio, che poi è meglio. San Vittore Olona è invece la terza tappa 2015 del circuito italiano, dopo Bibione e prima di Rovereto del 19 settembre (www.strongmanrun.it).

A San Vittore Olona ci si districava sui 10km della versione sprint: 1,5km nella sicurezza delle strade asfaltate e il resto in una serie di incognite: muri di fieno, mari di schiuma, prati di pneumatici, fiumi d’acqua da attraversare sotto le reti e quindi nuotando, strisciando e un po’ sacramentando. Questo e altro conditi negli oltre 35 gradi di temperatura e nel tifo, sincero e sarcastico, della tanta gente venuta a vedere da vicino questa novità che ricalcava in parte il tracciato della Cinque Mulini, storica corsa campestre internazionale.

Tra gli oltre mille partecipanti si sono notati, per motivi diversi ma identica caparbietà, Giacobbe Fragomeni – campione del mondo pesi massimi leggeri 2008 – e Marilena Vercesi, sindaco di San Vittore Olona con qualche assessore al seguito. Poi l’uomo-tigre, un paio di donne barbute e improbabili fatine, cioé coloro che si sono buttati nelle difficoltà ridendo e facendo sorridere, e non erano pochi.

Gabriele Abate (38’46) e Paola Giuliani (52 minuti tondi tondi) sono saliti sul primo gradino del podio, ma arrivare primi era l’ultima delle necessità, come spesso accade. Nessuno al traguardo si è pentito di aver partecipato, anzi qualcuno pensava già di iscriversi per correre a Rovereto la versone original: stesso sofferto divertimento moltiplicato per il doppio della distanza: have fun.

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