Quella voglia romana di Olimpiadi

Il ritiro del Governo dalla candidatura ai Giochi (Giolitti nel 1904, Monti nel 2012), ha solo posticipato l’ipotesi ma già nel secolo scorso la decisione sollecitò parecchi appetiti edilizi. Strano ma vero

La candidatura olimpica di Roma 2024, lo sappiamo bene, è un ripiego. O se volete, un rilancio dopo che nel 2012 l’allora presidente del consiglio Mario Monti aveva rinunciato a candidare la capitale d’Italia per l’edizione 2020 – quella poi assegnata a Tokyo – con una semplice motivazione: “L’Olimpiade non ce la possiamo permettere”. In realtà erano tempi ancor più grami di quelli odierni, la dirompente crisi economica giustificava la ferma intenzione di non investire risorse in uno scenario comunque imbarazzante: erano già partite le inchieste sui Mondiali di nuoto 2009, disputati nella capitale, e molto chiacchierati erano anche quelli di ciclismo svoltisi a Varese, sempre nel 2009. Già molte voci accompagnavano la sorte degli impianti – inutilizzati e in progressivo decadimento – del comprensorio olimpico di Torino 2006. Malcostume, semplice malcostume, dicevano i benpensanti. Attenzione agli interessi criminali, sostenevano i maliziosi, che non mancano mai. Avevan ragione i secondi: Roma è tornata nel mirino degli inquirenti solo pochi mesi da, quando è scoppiato il bubbone di Mafia Capitale, per la quale Carminati e soci andranno a giudizio ai primi di novembre.

C’è un precedente, quanto a candidature olimpiche posticipate, semplicemente rinviate. Il primo gran rifiuto di Roma quale sede dei Giochi risale al 1904 quando proprio il numero uno del Comitato olimpico, il barone Pierre de Coubertin la prescelse, d’autorità, per l’edizione del 1908, poi assegnati a Londra. Con grande sorpresa il solo ad appoggiare la candidatura fu Re Vittorio Emanuele III. Il governo italiano presieduto da Giovanni Giolitti e gli amministratori capitolini accolsero freddamente la proposta. Niente da fare, lo sport non godeva allora di grande considerazione. E i soldi per organizzarle non c’erano.

In realtà, di lì a pochi anni, il tema si ripropose, non più in chiave olimpica. In occasione del cinquantenario dell’Unità d’Italia le celebrazioni prevedevano parecchi eventi agonistici. Nel 1911 si rese necessario un primo impianto di grande respiro. Nacque allora lo Stadio Nazionale dopo un vivace dibattito sulla sua ubicazione. C’era chi sosteneva come ottimale la ricostruzione del Circo di Massenzio sull’Appia Antica o l’adattamento del Circo Massimo. Per fortuna nessuno consentì lo scempio del patrimonio archeologico e l’impianto sorse nello spazio attualmente occupato dallo Stadio Flaminio.

Lo stadio – lungo 200 metri e largo 112 – fu inaugurato l’11 giugno 1911 e fino alla costruzione del Foro Italico rimase il solo polo sportivo della capitale. Solo nel 1926 l’Opera Nazionale Balilla decise di dotare Roma di una struttura per “la formazione a livello universitario di istruttori sportivi”. Fu scelta allora un’area paludosa e soggetta a inondazioni, peraltro utile a insediarvi impianti sportivi sul modello greco: incavati e con l’apice delle gradinate a livello del terreno.

Il 15 febbraio 1928 fu posta la prima pietra dello Stadio dei Marmi che sarebbe stato contornato da una serie di impianti per il nuoto, il tennis, la pallavolo, il rugby. Sempre nel 1928 si pensò allo Stadio dei Cipressi, poi Stadio Olimpionico, ampliato sino a divenire lo Stadio dei Centomila, utile per il calcio e il rugby, con piste di atletica e le pedane per salti e lanci. Il Foro Italico, con le opportune integrazioni, fu reso disponibile per i Giochi del 1960, con ampliamento dello Stadio Olimpico, di quello del Nuoto e della Farnesina.

Erano trascorsi 56 anni dalla prima candidatura, un tempo quasi infinito per il concretizzarsi di un business, non osteggiato dai costruttori dell’epoca, che il fascismo non denunciò mai nelle loro ruberie. Erano organici al sistema. E dovevano passare altri 36 anni per arrivare alla candidatura di Roma per i Giochi del 2004, poi assegnati ad Atene. Il comitato del tempo non riuscì a far costruire alcun impianto. Un vero peccato.

Gianni Poli

 

P.S. Parigi e Madrid, avversarie di Roma, sono le città europee più accreditate per l’edizione dei Giochi nel 2024

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