Il gran momento di Degasperi

Il triathleta trentino si è aggiudicato l’Ironman Lanzarote proiettandosi definitivamente nell’elite della specialità, dopo gli ottimi risultati degli anni scorsi e l’incidente alla spalla nel 2014

Gli mancava solo il grande acuto a livello internazionale, dopo le ottime performance nel triathlon olimpico. Ottimo secondo nel 2007 e 2008 agli Europei di Ironman 70.3, Alessandro Degasperi, portacolori del CUS Trento, aveva fatto un deciso salto di qualità nel 2012 aggiudicandosi l’Ironman 70.3 di Zell Am See (Salisburgo) oltre a chiudere numerose altre gare sul podio. A seguire, nel 2013, era venuta la medaglia di bronzo agli Europei di Ironman 70.3 a Wiesbaden, il secondo posto all’Ironman 70.3 Italy e il terzo al Challenge Rimini. Poi un 2014 travagliato, compromesso da un incidente. La definitiva consacrazione è venuta con la recente vittoria nell’Ironman Lanzarote che ha definitivamente proiettato Degasperi – per gli amici semplicemente Dega – nell’élite del Triathlon. Un’impresa storica visto che prima di lui soltanto due italiani si erano aggiudicati una gara Ironman. Degasperi detiene anche la seconda miglior prestazione italiana sulla distanza.

Gara intelligente, quella di Lanzarote, con una frazione di nuoto controllata per poi andare in rimonta nella frazione in bici, partendo dalla dodicesima posizione. Ma ascoltiamo il diretto interessato: «Nel nuoto avevo calcolato di rimediare un certo distacco dai primi, visto che dopo 6 mesi di stop ho ricominciato a nuotare solo a marzo. Fuori dall’acqua avevo quasi tre minuti di svantaggio. In bici sono partito cercando di trovare il mio ritmo, attorno ai 300 watt. Sono andato via costante e ho perso ancora, ma dopo i 120 chilometri mentre gli altri calavano io tenevo l’andatura. La costanza di rendimento mi ha permesso di recuperare posizioni fino a portarmi al terzo posto a sei minuti dal secondo e a 9 minuti da chi era al comando. All’inizio della frazione a piedi mi sentivo bene ma non mi sono lasciato prendere dall’ansia di recuperare. In una gara così dura niente va lasciato al caso. Mia moglie e i tanti tifosi italiani mi davano continuamente riscontri positivi: stavo rosicchiando secondi su secondi ai miei avversari. Ho superato Bert Jammer al 18° km. Ero in seconda posizione a 24 km dal traguardo a circa 4min dal tedesco Kramer. A quel punto ho capito che, continuando con quel ritmo, avrei potuto giocarmela. Dopo il 30° km era chiaro il calo del tedesco e al 37° km l’ho superato. Ho vinto chiudendo la maratona in 2h 47’».

 

Emozioni già metabolizzate o è ancora tutto come se fosse appena successo? «Massima soddisfazione ancora adesso, l’Ironman Lanzarote è la gara più dura del circuito: oltre 2.500 metri di dislivello nel percorso bici, forte vento contro sia nella frazione ciclistica che in quella podistica, clima caldo, soprattutto durante l’ultima frazione. Ho frequentato varie volte Lanzarote sia per allenarmi sia per partecipare a due mezze Ironman. Più volte ho pensato che avrei disputato quella gara, ma vincerla mi pareva un sogno ».

La splendida vittoria è arrivata dopo un 2014 tormentato contrassegnato da una brutta caduta all’Ironman 70.3 di Zell AmSee che lo ha costretto a un’operazione alla spalla l’8 gennaio di quest’anno. La ripresa è stata rapida. «Per un mese ho dovuto tenere un tutore che mi immobilizzava la spalla destra. Da febbraio un po’ di palestra, bici sui rulli e qualche corsetta sul tapis roulant. Fisioterapia tutti i giorni poi, con l’articolazione all’80% della sua escursione,  ho ripreso gli esercizi attivi per la spalla e di leggero rinforzo. Ho ricominciato a nuotare, gradualmente, circa a metà di marzo. Nel frattempo mi sono concentrato sulla corsa e sulla preparazione atletica in palestra. Con il via libera a uscire su strada ho dato prevalenza alla bicicletta. Nell’ultimo mese, ritrovata una condizione accettabile nel nuoto, ho gareggiato in due Olimpici di preparazione, a Polignano e Caldaro. Il primo e secondo posto nelle due gare mi ha fatto capire che stavo lavorando bene».

Ma Lanzarote non era esattamente una passeggiata di salute. «Dopo l’infortunio alla spalla sapevo che il recupero nel nuoto sarebbe stato lungo, quindi ho cercato una gara dove la frazione in acqua non fosse impossibile. Lanzarote in quello è ideale, perche a seguire ci sono 180 km di bici, durissimi per il dislivello e per il vento. Quest’anno il vento, a circa 40 orari, ha dettato le condizioni più dure delle ultime quindici edizioni. Anche la frazione a piedi è sempre impegnativa, vuoi per il vento vuoi per i saliscendi».

Andiamo a ragionare del tuo privato: triathleta professionista ma anche marito e padre. Come si conciliano i tre ruoli? «Cerco di portare in trasferta Federica e Luca, nostro figlio, quanto più possibile. Luca ha sempre seguito le mie gare senza perdersi un passaggio, attento e collaborativo. Un vero supporter. Mia moglie, oltre a essere la mia fisioterapista, asseconda la mia passione per il triathlon. Porta avanti il suo lavoro, la casa e gestisce Luca mentre sono lontano ad allenarmi, soprattutto d’inverno. È stata un’atleta e fa di tutto per aiutarmi, incoraggiandomi ad andare avanti anche quando le cose sembrano non girare».

Parlaci di Alberto Bucci, il tuo allenatore. «Mi segue dal 1996, quando ho iniziato con il triathlon. È un ottimo motivatore, mi ha aiutato nei periodi più bui. Alberto è un sognatore e con me ha saputo guardare lontano, rinfrancandomi».

Ora hai 34 anni, hai ancora davanti parecchi anni di carriera. Quanto, se si può sapere? «La carriera da ironman può continuare ancora per qualche anno, ma sto pensando al futuro oltre lo sport. Dopo la laurea in economia, con tre soci abbiamo avviato la Sport Time, società che si occupa di vari aspetti connessi allo sport, con un sito di e-commerce: trispecialist.com»

Poi c’è il progetto legato all’Università di Trento. Ce lo racconti? «Si chiama UNI.Team Trento e si occupa di chi vuole fare triathlon a livello agonistico pur frequentando l’università, come a dire qualche opportuna agevolazione oltre alla possibilità di allenarsi in gruppo. In pochi anni si è formato un gruppo di ragazzi forti e impegnati che stanno cominciando a ottenere risultati importanti, tutti tesserati per il CUS Trento del presidente Gianluca Tasin e allenati da Alberto Bucci e Alessandro Pontalti. Io sono il loro tutor, li seguo in alcuni allenamenti e cerco di essere un punto di riferimento, per aiutarli anche a superare momenti o situazioni difficili».

Daniele Moraglia

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Alessandro Degasperi ha tra gli sponsor alcune tra le più importanti aziende a livello mondiale: On, Bianchi, PowerBar, Aquasphere, Pasta Young Endurance, Compressport, Rudy Project, Santini, fi’zi:k, Vision, Campagnolo, Garmin, Trispecialist.com.

Seguitelo su www.aledegasperi.net,il suo sito. Su Facebook attraverso www.facebook.com/degasperiale. Su Twitter con twitter @tridega

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