Al capolinea il sistema Blatter

Niente di più facile che domani lo rieleggano al vertice della FIFA ma la rete corrotta che circonda il Dittatore del calcio mostra ampie smagliature che hanno portato ai primi arresti. Ed è solo l’inizio

Alla fine è successo. Era solo questione di tempo prima che scoppiasse l’affaire FIFA, ma la data scelta è simbolica: il 29 maggio i delegati si riuniranno per eleggere il nuovo Presidente, che, presumibilmente, sarà ancora una volta Joseph Blatter, l’intramontabile 79enne padrone del calcio mondiale. Su richiesta dell’FBI, sei alti dirigenti sono stati arrestati in Svizzera per corruzione e frode, mentre Blatter risulterebbe soltanto indagato (sebbene le notizie siano contrastanti).

Per inciso, non è che io abbia una qualche fobia nei suoi confronti: la mia è proprio un’opposizione completa, politica e personale, giacché – per quanto mi riguarda, ovviamente, – a essere criticabile non è soltanto la sua gestione della FIFA, ma anche la sua figura e il sistema che gli ruota attorno. Non che altrove vi sia maggiore trasparenza, per carità, ma la questione non riguarda Blatter come dirigente di un’Organizzazione internazionale – quindi un politico – che osteggia la moviola in campo o preferisce non regolamentare alcuni settori economici del calcio: queste sono scelte legittime, che rientrano nella libertà dell’azione programmatica che spetta agli organi elettivi.

Il problema è assai più complesso, perché stiamo parlando dell’uomo che si rifiutò di premiare l’Italia campione del mondo nel 2006; che ha accantonato sprezzantemente le proteste in Brasile nel 2014; che tace di fronte agli episodi di corruzione per i Mondiali del 2018 e del 2022; che chiude gli occhi di fronte al massacro dei lavoratori in Qatar; che tollera la zona grigia della finanza nel calcio. Quando si parla di Blatter, il richiamo è al ministro di salveminiana memoria.

Lungi da me il voler essere un giustizialista forcaiolo, ma la rete corrotta attorno a Blatter è questione nota, dalle denunce nel 2002 dell’allora segretario generale Zen-Ruffinen (a sua volta finito in uno scandalo nel 2010), fino al Rapporto Garcia circa le irregolarità nell’assegnazione dei Mondiali in Qatar. Eppure, come emerge costantemente dalle campagne di comunicazione, la FIFA siamo noi tutti: ogni singolo tifoso è parte di questa organizzazione e in quanto tale è chiamato col proprio amore per il calcio a sostenere le giuste battaglie contro il razzismo e l’omofobia oppure in favore della forza emancipante dello sport. Quindi è necessario che chi segue il pallone conosca gli individui che lo governano, soprattutto in epoche di licenze UEFA, Fair play finanziario (FFP) e dibattiti su «Optì Pobà», «lesbiche» e «giocatori di colore».

Sarebbe stato forse più opportuno evitare che Blatter si ricandidasse, ma la limpidezza nel mondo FIFA è argomento contorto, perché il calcio è una vera e propria industria con introiti esorbitanti. In un sistema basato sul concetto di Stato di diritto (sia internazionale, sia nazionale) bisognerebbe prima o poi indagare un po’ sul ruolo di certi procuratori, sul perché in Italia ci sia una tale invasione di calciatori stranieri (Tavecchio si espresse male e oggi l’incapacità di comunicare è giustamente inaccettabile) o sulle selezioni di giovani in Africa. Ma tutto questo non è affare di Blatter…

Maradona, che con le parole è sicuramente meno elegante che con i piedi, ha scritto una lettera infuocata al britannico Telegraph, nella quale afferma che la FIFA è «un parco giochi per i corrotti amministrato da un dittatore a vita, un vecchio mafioso che in qualche modo è riuscito a rimanere fuori di prigione». Da parte sua Platini, che pure dal 1998 per circa quindici anni ha sostenuto a spada tratta Blatter, è stato meno tranchant, ma altrettanto duro, dichiarando che la rielezione del dirigente svizzero sarebbe un colpo alla credibilità della FIFA, soprattutto perché il Presidente gli aveva promesso che al termine del proprio mandato si sarebbe ritirato.

Secondo il capo della UEFA, «Blatter ha semplicemente paura del futuro, di un vuoto che potrebbe avere dopo: se ama davvero la FIFA, dovrebbe mettere i suoi interessi davanti ai propri». Platini, in conclusione, sosterrà l’altro candidato, il giordano Ali ibn al-Husayn: «Non ho nulla contro Sepp, lo apprezzo e lo rispetto. Abbiamo vissuto dei bei momenti insieme e niente può cancellarli – ha concluso il francese in un attimo shabadabada, che, come nel caso del Premio Fair Play all’Olanda, riguarda solo quello che succede sui campi da gioco. Comunque se Blatter dovesse restare nel suo ruolo, la FIFA mancherebbe di credibilità, vedrebbe appannate immagine e autorità».

Rieccoci quindi con il problema della credibilità, un concetto che è connesso a quello di legittimazione, a sua volta fondamentale nei procedimenti elettorali. Secondo gli osservatori, infatti, Blatter sarà riconfermato nonostante tutto, superando il già citato Ali ibn al-Husayn, fratello del re giordano Abd Allah II, grazie ai voti di Africa, Nordamerica, Sudamerica e parte dell’Europa (Italia compresa). Un testa a testa che in origine era una sfida a quattro, alla quale partecipavano anche Michel Van Praag (Presidente della Federazione olandese) e Luis Figo, che ha deciso di ritirare la propria candidatura il 21 maggio.

L’ex calciatore portoghese ha ripercorso in un comunicato le tappe della sfida a Blatter, raccontando come a motivarla fosse stato l’incoraggiamento arrivato da più parti del mondo. Purtroppo, però, Figo non ha incontrato solo episodi positivi e voglia di cambiamento: «I miei occhi, – ha dichiarato, – sono stati testimoni di continui incidenti che dovrebbero far vergognare chiunque voglia che il calcio sia libero, pulito e democratico. Ho visto con i miei occhi Presidenti di Federazioni che, un giorno dopo aver comparato i dirigenti FIFA al diavolo, salgono sul palco per comparare quelle stesse persone a Gesù Cristo».

Addirittura ci sarebbero stati casi di censura nei confronti degli sfidanti, mentre lo stesso Blatter avrebbe declinato ogni richiesta di dibattito pubblico, un aspetto che secondo il portoghese è del tutto emblematico della situazione: «Vi sembra normale che l’elezione per una delle Organizzazioni di maggior rilievo del pianeta possa andare avanti senza un dibattito pubblico? È normale che uno dei candidati non si preoccupi neanche di presentare un programma elettorale?». E pensare che Blatter arrivò ad affermare che il proprio programma fosse il lavoro di 40 anni alla FIFA!

Alle domande di Figo ne aggiungiamo un’altra: è questo il calcio che vogliamo? Stiamo parlando dello sport più praticato e seguito al mondo, una disciplina in costante crescita che potrebbe persino essere vettore di sviluppo. Fermiamoci un attimo a osservare le immagini provenienti dalle più recondite aree dell’Africa o dell’Asia e vedremo che nell’inquadratura ci sarà sempre qualcuno con la maglia di una squadra europea. I calciatori sono brand. Le società sono imprese multinazionali. È l’ora di liberare il pallone dai tentacoli oscuri, dai Blatter e dai criminali che assediano gli stadi; dai procuratori senza scrupoli e dai giocatori-scommettitori; dal malaffare delle scuole calcio in Sudamerica e dalle speculazioni finanziarie.

Bisogna essere realistici: la trasparenza non influirà sul gioco, perché Ronaldo e Messi continueranno comunque a realizzare magie, che il Presidente della FIFA sia Blatter, Topolino o Conan il barbaro. Ma Ronaldo è il punto di arrivo di un sistema che seleziona milioni di ragazzi ogni anno, che costruisce stadi e che produce merchandising no-stop, contando sulla passione di miliardi di persone, sull’umanissimo istinto infantile per la meraviglia in salsa campanilistica.

Vogliamo davvero essere complici per il nostro divertimento di un metodo di governo che non si cura della corruzione e della violazione dei diritti umani? Abbiamo protestato per molto meno, ma quando si parla di calcio preferiamo non turbare i manovratori. E per di più paghiamo anche. Ma se fossero i calciatori a protestare, magari scioperando a oltranza per un ambiente di lavoro più pulito?

Lo scandalo FIFA investe tutta l’opinione pubblica internazionale, perché si tratta – lo ripetiamo – di un attore geopolitico di primo piano, che coinvolge Presidenti e Re. Un solo dato simbolico: alcuni delegati sarebbero stati corrotti tramite pagamenti in gas e petrolio. E dove ci sono gli idrocarburi, c’è la politica internazionale, sempre. Con buona pace di chi afferma che il calcio sia solo un branco di ragazzi in pantaloncini dietro a un pallone.

 

P.S.: Il computo dei morti per la realizzazione dei Mondiali d’inverno in Qatar potrebbe aver già raggiunto quota 1.200 (circa 2,5 al giorno). Secondo le stime si potrebbe arrivare a 4mila vittime entro la fine dei lavori, come se ogni partita della competizione costasse la vita di 60-65 operai.

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