Bici che valeva la pena ritrovare

A Milano presso l’atelier di Rossignoli durante il Fuorisalone una bellissima mostra ha tenuto banco per due giorni. Ospitata in due cortili la rassegna di “gioielli” dall’Ottocento sino ai giorni nostri

Cent’anni di storia della bicicletta, ospitati in due cortili stipati di bici non soltanto da corsa, anche se prevalenti nel numero. Bici per ogni genere d’impiego, noto e meno noto. Una rassegna molto speciale quella dal titolo “Bici Ritrovate“, con dovizia di foto e video organizzata da Rossignoli negli spazi di Corso Garibaldi a Milano, uno dei riflessi più gradevoli del recente Fuorisalone del Mobile. Biciclette da corsa e da lavoro, di fine 800 e del secolo scorso sino a quelle contemporanee, costruite da talentuosi artigiani al servizio dei campioni o utilizzate da cittadini (quasi) comuni.

La Fuchs con cui Fiorenzo Magni ha vinto il Giro del 1955 si faceva ammirare per prima. Allineate come miss, la accompagnavano delle splendide Viner, Pogliani, e Magni, un altro Magni meccanico originario di Baggio che ha accudito la Nazionale per quattro Olimpiadi.

Cambio di cortile, e pure l’epoca, con bici da grandi collezionisti. Non a caso era in bella mostra il Biciclo Hubner, 1885, con la scaletta per salirci e il freno a cucchiaio. E ancora il Triciclo Larippe Boulanger, con la trasmissione sulle ruote posteriori con differenziale. E la bici con due ruote, due selle e due manubri. Quella con una ruotona e due ruotine di fianco e quella col telaio a triangoli e sella ad amaca: tutte genialità di fine 800.

La bici dei pompieri, con la pompa arrotolata al centro e il telaio tutt’intorno, è una particolarità del primo Novecento, di fascino esemplare come la bici dell’arrotino e del gelataio, come quella che porta le bombole del gas e quella del pollame che si fa portare.

Biciclette per tutte gli impieghi, per quelli per tutti quelli che in bici lavoravano, si spostavano, vivevano; arrivate qui grazie a collezionisti, appassionati e semplici amanti del ciclismo. Una serie di bici stupefacenti, e poi fotografie, quadri e libri tutti in tema; selle e maglie, con la gente di Rossignoli che introduceva, intratteneva, raccontava e nel frattempo lavorava.

 

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