Sport da noi: come eravamo, come siamo

In prospettiva Olimpiade 2024, la via italiana allo sport (del tutto atipica) è il focus del convegno in programma domani a Roma. Anticipiamo, in sintesi, l’intervento di Enrico Landoni, ricercatore

Primo Dopoguerra tormentato per lo sport italiano, per le accuse di contiguità con il Fascismo, tanto che la politica affidò a Giulio Onesti il compito di liquidare l’ente sorto nel 1942. Come può succedere solo in Italia chi fu chiamato a sopprimere, per esigenze superiori, un “ente scomodo” non solo lo mantenne in vita contro il parere di un alto esponente – Alessandro Frigerio, presidente del Coni Alta Italia – ma ne divenne il presidente, vincendo su tutti i fronti. Grazie agli introiti del Totocalcio, della schedina (allora Sisa), intuizione di un brillante giornalista, Massimo Della Pergola, il Coni di Onesti garantì a se stesso, alle Federazioni che rappresentava e all’intero sport italiano l’agognata autonomia finanziaria che a lungo permise ai politici di non considerare lo sport come fatto che li riguardasse. Un dato per tutti: il Ministero  specifico – Sport, Turismo e Spettacolo – istituito alla fine degli anni Cinquanta, anche in funzione dei Giochi di Roma, fu emendato della funzione Sport per non “disturbare il manovrato” (sempre il Coni guidato da Giulio Onesti). Non fu casuale la nascita dell’Istituto per il Credito Sportivo, ente del tutto inutile se al Coni, come sarebbe stato logico, fossero state conferite le opportune deleghe economiche finanziarie per l’impiantistica sportiva, ma così non fu.  Quando poi, a metà degli anni Sessanta, Coni ed Erario decisero di ripartire, metà per ciascuno, i proventi del Totocalcio al netto delle vincite, si compì il capolavoro di Onesti, capace di elaborare nel 1966 il Libro Bianco dello Sport in cui enumerava persino che tipo di rapporto avrebbe dovuto esistere fra lo Stato e lo Sport, entrambi con la rituale maiuscola. A seguire venne la genialata dei Giochi della Gioventù che avrebbero potuto mettere al riparo di ogni critica chiunque ma, una volta venuto meno per età Onesti, qualcuno pensò bene di avvilire e poi di sopprimere, con la scusa che costavano troppo e incitavano all’agonismo.

La politica, i partiti stettero fuori dai giochi (“g” rigorosamente minuscola) sino all’attivismo parlamentare di Concetto Lo Bello, già arbitro di grido, parlamentare convinto che lo sport dovesse disciplinarsi su tre livelli ben distinti: la cultura sportiva, la promozione sportiva e l’impiantistica. Tutto il suo sforzo rimase lettera morta, come del  resto la Commissione d’indagine sullo Sport  voluta dal Ministero degli Interni. Numerose le audizioni, presenti i direttori dei maggiori quotidiani sportivi italiani, ma nessun risultato concreto. Ci voleva un pretore milanese, Costajola, per rovinare i riti stantii del  calciomercato, allora in programma all’hotel Leonardo da Vinci di Bruzzano, nei pressi di Milano. Costajola intervenne ravvisando una serie di infrazioni sul piano lavorativo, in termini di collocamento. Solo allora, nel 1978, il legislatore cominciò a ragionare della necessità di una legge che disciplinasse il lavoro degli sportivi professionisti, venuta al mondo nel 1981. Ma già l’anno successivo la Conferenza nazionale dello Sport che esaminava la proposta di legge sul riordino dello sport a firma Signorelli vedeva l’ostracismo di Franco Carraro, in quel momento presidente del Coni, che dichiarava solennemente che lo sport non poteva accettare l’ingerenza della politica che ne minava l’autonomia. Quattro anni dopo lo stesso Carraro, con la giacca del Ministro (Turismo e Spettacolo, con delega allo Sport) diceva che l’ipotesi Signorelli andava più che bene. Si arriva così al decreto 449 del 1999, meglio noto come decreto Melandri, che stabilì la riforma dello sport senza un dibattito incorporato nella legge Bassanini. Molto peggio è andata nel 2002 quando, Totocalcio non più bancomat utile, si diede la spallata finale all’autonomia del Coni creando la Coni Servizi Spa che usufruiva di un contributo fisso da parte dello Stato. Peccato che il provvedimento, per molti versi decisivo, non sia mai stato discusso in aula essendo finito in uno dei decreti Omnibus che tutto includevano per “spazzare la polvere sotto il tappeto”. La “via italiana” allo sport vedeva allora la sua conclusione.

Quanto sopra espresso è il frutto di una chiacchierata con Enrico Landoni , ricercatore di storia contemporanea presso l’Università degli Studi eCampus che aprirà i lavori del convegno  TRA STORIA E FUTURO – Il ruolo dello sport in Italia dai Giochi del 1960 alla nuova candidatura olimpica di Roma. Il convegno è in programma domani, lunedì 20 aprile presso l’Università   eCampus di Roma, con inizio alle 16.30 Ringraziamo il professor Landoni per averci fornito la sintesi del suo intervento.

Gianni Poli

La partecipazione al convegno è gratuita e aperta a tutti, l’iscrizione online è obbligatoria su http://uniecampus.eventbrite.it

IL PROGRAMMA

TRA STORIA E FUTURO. Il ruolo dello sport in Italia dai Giochi del 1960 alla nuova candidatura olimpica di Roma- Lunedì 20 aprile ore 16.30. Dove: a Roma presso Università eCampus, Via Matera 18 Complesso S. Dorotea IV piano, facilmente raggiungibile con la  Metro A, fermata Re di Roma. La registrazione avrà luogo fra le 16.00 e le 16.30. Come – Dopo il saluto dell’avvocato  Rita Neri, responsabile sede di Roma Università degli Studi eCampus, questa la sequenza degli interventi:

Enrico Landoni, ricercatore di storia contemporanea, Università degli Studi eCampus – Sport e politica nell’Italia del secondo dopoguerra

Tito Forcellese, ricercatore di storia delle istituzioni politiche, Università degli Studi di Teramo – Il ruolo dei membri Cio per l’Italia: da Bonacossa a Carraro

Simone Facchinetti, direttore scientifico del master in Management e Diritto dello Sport, Università degli Studi eCampus – Le leggi principali dello sport italiano e la nuova frontiera della sponsorizzazione

Valerio Piccioni, caposervizio de “La Gazzetta dello Sport” – Verso Roma 2024. Sognando un’Olimpiade per tutti e di tutti

Patrick Agnew, vicepresidente dell’Associazione Stampa Estera in Italia, corrispondente “The Irish Times” – Raccontare in patria lo sport italiano. La difficile impresa del corrispondente

Seguirà una Tavola rotonda con l’onorevole Laura Coccia, componente della Commissione Cultura, Scienza e Istruzione; la senatrice Josefa Idem, componente Commissione Istruzione Pubblica e Beni Cultural; Fabio Pagliara, Segretario generale FIDAL.  Modera Riccardo Cucchi, caporedattore sport Radio 1 Rai.

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