Mondiali 2018 e 2022 sotto scacco

Per entrambe le edizioni della rassegna planetaria del calcio, in programma in Russia e Qatar, si ventila il boicottaggio, per i diritti umani costantemente violati. Si è attivata anche la Commissione europea ma Blatter e Platini ritengono l’ipotesi “inopportuna”

Il boicottaggio nello sport è un avvenimento raro, duro per il suo significato, ma con alcuni precedenti significativi: celebri i casi di Mosca 1980 e Los Angeles 1984, così come quelli relativi al Sudafrica nell’era dell’apartheid. Per un Paese decidere di non partecipare a un grande evento, soprattutto l’Olimpiade, è un passaggio molto complesso, perché dalla scelta potrebbero derivare conseguenze negative che in alcune circostanze hanno un impatto maggiore dell’effetto desiderato. In sostanza, boicottare una gara organizzata da un regime autoritario può lanciare un messaggio di rottura e protesta nei confronti della situazione antidemocratica, ma nel contempo causare un grave danno al sistema sportivo di chi lo attua (costi economici per Federazioni e società, costi umani per gli atleti, che vedono mortificati i loro sforzi, le loro aspettative), oltre alle possibili ripercussioni sull’opinione pubblica. Il boicottaggio è una scelta politica e, in quanto tale, la motivazione, il sostegno e la resistenza degli ideatori devono essere più forti delle critiche e dei contraccolpi mediatico-emotivi sollevati da chi il boicottaggio lo subisce. In poche parole, se numerosi Paesi non partecipano a un campionato mondiale, è possibile che gli organizzatori siano costretti ad aumentare le tasse per rientrare dagli investimenti, causando un ulteriore malessere nella popolazione,  soggetto del tutto incolpevole.

In ambito sportivo i boicottaggi hanno sempre una grande risonanza, proprio perché hanno un impatto diretto sull’opinione pubblica. Richiamano l’interesse anche di coloro che generalmente non si occupano di politica e determinano non poche ricadute, in termini di costi umani. Poniamo il caso dell’Olimpiade: l’assenza di un grande Paese dalla manifestazione si percepisce direttamente, in primo luogo per le proteste degli atleti, che vedranno sfumare anni di allenamenti, e per la mancata presenza della bandiera durante la cerimonia d’apertura. Ore e ore di diretta televisiva sottolineeranno il boicottaggio dei Giochi, mentre un “normale” embargo diretto contro uno Stato avrà rilievo prima nei telegiornali, quindi la notizia scivolerà verso sedi specialistiche e approfondimenti saltuari. Non partecipare alle Olimpiadi rappresenta poi per l’immaginario collettivo un gesto assai eclatante, perché l’opinione pubblica avrà davanti agli occhi il significato sacro della fiaccola e l’usanza greca di interrompere le guerre e accantonare i dissidi in onore del grande agone. Un lascito che ci giunge con forza dall’antichità ellenica.

Attualmente si parla apertamente di boicottaggio contro le edizioni 2018 e 2022 della Coppa del Mondo FIFA, organizzate rispettivamente da Russia e Qatar. Nel primo caso in rapporto a una situazione di crisi politica tra Mosca e l’Occidente per la questione ucraina, nel secondo per una pletora di violazioni dei diritti umani, con lavoratori sfruttati e limitati nella libertà personale. Non a caso da più parti si invoca una netta presa di posizione da parte della comunità internazionale sui Mondiali di calcio in Qatar, che ne potrebbero pregiudicare l’effettuazione, ma da qui al 2022 le querce potrebbero produrre albicocche, quindi la condotta di chi non accetta di collaborare con i metodi schiavistici del Qatar si basa sull’obiettivo di migliorare la condizione dei lavoratori, dato che per il resto (a cominciare dalle partite giocate a novembre) gli organizzatori stanno avendo la meglio, ben spalleggiati da Blatter e compagni. Di boicottaggio si vocifera, insomma, ma è ancora presto per sventolare convintamente l’idea.

Diverso è il discorso per la Russia, perché al 2018 mancano solo tre anni. Anche in questo caso si tratta di un tempo molto lungo per le relazioni internazionali – basta pensare a come era il mondo nel 2012 – tuttavia si può iniziare davvero a minacciare il boicottaggio dei Mondiali di Putin, come proposto dalla Commissione europea e da alcuni esponenti politici, soprattutto britannici e scandinavi. Per quanto fosse certo che non si sarebbero presi provvedimenti sportivi seri nei confronti della Russia – nemmeno nel quadro delle sanzioni politico-economiche – nell’autunno del 2014 sembrava che una qualche iniziativa potesse essere proposta con serietà. Personalmente, proprio sulle pagine di Sportivamentemag, restai piuttosto scettico sull’eventualità che fosse all’ordine del giorno un boicottaggio europeo dei Mondiali, così come sulla reale pervasività di una tale misura. Anzi, il boicottaggio della Coppa avrebbe garantito altre vie di fuga a Putin e – questa è una regola base – in politica sopravvive chi ha in mano scappatoie e alternative concrete in numero maggiore.

Al contrario, bisognava casomai inserire lo sport nell’insieme delle sanzioni contro Mosca, bloccando capitali e interessi russi (per esempio le sponsorizzazioni delle competizioni calcistiche europee) ed equiparando quegli investimenti agli altri dell’economia “tradizionale”. Ma queste sono opinioni.

Adesso, però, l’idea del boicottaggio sta tornando all’ordine del giorno, sempre da parte della Commissione europea e della politica britannica: sembra anzi che lo stesso presidente Juncker possa farsi portavoce di una proposta d’iniziativa europea su richiesta dell’ucraino Poroshenko. Proposta che non vede d’accordo sia Platini sia Blatter. Se il capo della UEFA ha dichiarato di essere contrario al boicottaggio del Mondiale russo perché inopportuno, la massima carica della FIFA ha sfoderato una nuova interpretazione: «È necessario giocare il Campionato in Russia, perché contribuirà a pacificare la Crimea e la regione».

Dopo la posizione espressa in merito al Qatar e considerato che il 29 maggio concorrerà per il quinto mandato, certo Blatter non poteva fomentare un grande scisma. Ricordiamo comunque che stiamo parlando di un uomo più volte accusato – con prove e sulla base di inchieste interne – di collusioni, corruzioni e sprechi e che alla richiesta di presentare un documento elettorale che sintetizzasse il suo operato e presentasse un programma ha risposto sprezzantemente: «40 anni alla FIFA e 17 da Presidente. Ecco il mio manifesto». In fondo, sempre secondo Blatter «nessun boicottaggio di un evento sportivo ha mai realizzato qualcosa» – con buona pace di Mandela e delle iniziative dell’ONU contro l’apartheid. Se il Presidente della FIFA riuscirà a pacificare l’Est europeo di qui a tre anni con un centinaio di partite, muovendo alla concordia la Russia, l’Europa e gli Stati Uniti, allora si sarà garantito il Nobel per la pace. Se poi Blatter dovesse anche prendere una posizione contro i Mondiali in Qatar del 2022, allora sorvoleremo sul suo «manifesto» quarantennale.

 

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