Rossella, giustizia è fatta

Dopo due anni e mezzo di maldicenze a causa di una lettera equivocata, il caso Galbiati si è chiuso con una seconda lettera in cui il CR Fci riconosce i meriti dell’allora tecnico degli esordienti

Un’ora e mezza per mettere un punto fermo e andare oltre. Soprattutto per chiarire e chiudere alle spalle molte sgradevolezze. Rossella Galbiati riunisce ad Assago una manciata di giornalisti e un gruppo di persone care e assistita dall’avvocato Andrea Dossena comunica che il Comitato Regionale Lombardo della Federazione Ciclistica Italiana in una nota ufficiale “esprime l’apprezzamento per il lavoro svolto in qualità di tecnico per le categorie esordienti”. Si chiude così un contenzioso nato nel 2012, anno in cui Rossella Galbiati da responsabile della rappresentativa lombarda aveva portato a casa il Campionato Italiano su strada Esordienti con Alessandro Covi. Un grande traguardo esito di un ottimo lavoro che tutti le riconoscono, a cominciare dai ragazzi che a fine stagione hanno la bella idea di scrivere una lettera al Comitato Regionale Lombardo, con cui chiedono di continuare ad essere allenati dalla Galbiati anche l’anno successivo, categoria allievi.

La cosa viene però ripresa in un articolo da Tuttobiciweb, dove si lascia intendere, in controluce, la filigrana della Galbiati come ideatrice della lettera. Il giornale pubblica l’articolo assieme alla lettera, ricevendo commenti che sono sassate per l’anima di Rossella Galbiati, sospesa poi dal Comitato Regionale Lombardo senza poter nemmeno dire qualcosa o sapere perché. Ma la sospensione è il meno, per paradosso. Le sassate sono additare e sentenziare; isolare ed evitare che i ragazzi corrano con il Team Galbiati – fondato dal padre di Rossella e che lei porta avanti assieme al marito Carlo – perché tacciato di essere una squadra di traditori. Lei subisce il colpo. Ci sta male. Poi si rialza e torna in sella.

La disputa con il Comitato Lombardo Fci è una salita lunga due anni, con il vento dell’ambiente ciclistico che soffia contro e che la caccia in un angolo. Ma è stata dodici volte campionessa italiana tra pista e strada ed è tecnico di terzo livello nonché educatrice; il suo lavoro è conosciuto, seguito e apprezzato da tanti e da tanto tempo, a Corsico e poi ad Assago.

Allora Rossella ricomincia a pedalare, il traguardo non è un risarcimento economico ma la dignità. Non è la carriera ma sono i ragazzi. Non è neanche arrampicarsi in Federazione, per capirci. Finché, notizia di questi giorni, il Comitato Lombardo le scrive per riabilitarla. Allora lei rialza la testa e respira contenta. E in prossimità della Pasqua racconta della sua resurrezione di persona pulita, parla a braccio e di pancia, sfoga rabbia e commozione. “Oggi rinasco”, gioisce dentro. Rossella Galbiati ha rimesso ordine nella sua vita per tornare a tempo pieno ad occuparsi dei suoi giovani ciclisti, ma quel disordine non era colpa sua.

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