Donne in bici toste ma avvicinabili

Nonostante facciano una fatica simile a quella dei maschi le medaglie mondiali, olimpiche e tricolori sono alla mano, disponibili per una foto, un selfie e due risate senza timori

Quello femminile è ciclismo di livello che mantiene il profumo delle feste di paese. Le ragazze si aggrappano al manubrio a bocca spalancata per mangiare la fatica delle “Strade Bianche” o del “Fiandre“, lo stesso pasto dei professionisti, ma con un contorno accessibile, conversabile, amichevole. Con queste tonalità domenica mattina ci si è trovati a Laveno Mombello, riva lombarda del Lago Maggiore, per il “Trofeo Binda” – seconda prova di Coppa del Mondo – e la gara internazionale per juniores “Trofeo da Moreno”, entrambi organizzati dalla Cycling Promotion di Mario Minervino.

Le ragazze dovevano arrampicarsi e tuffarsi tra le salite e le discese della provincia di Varese per 123 chilometri fino a Cittiglio (circa 70 le juniores), il che vuol dire scannarsi per bene, specie sulla salita di Orino, 2.7 km al 5% di media con 133 metri di dislivello che quelle davanti facevano a 25km/h, per dire che era richiesto un certo impegno. Nonostante questo le squadre aspettavano il momento della firma sedute in riva al lago, come una classe che senza professore decide di andare cortile, per poi regalare il gadget appena ricevuto a chi si trovano davanti, meglio se è un bambino. Il ciclismo femminile è così, duro ma avvicinabile, con le ragazze  belle, tranquille e disponibili: per una foto e due risate, quattro chiacchiere e un ciao come va.

E il mondo intorno segue a ruota: il papà di una come Giorgia Bronzini (Wiggle Honda), due volte campionessa del mondo su strada, indossa una bandana “giapponese” per tifare Mayuko Hagiwara, compagna di squadra della figlia, dietro suggerimento proprio di Giorgia. Oppure si può incrociare lo sguardo della mamma di Valentina Scandolara (Orica AIS) seconda proprio dietro a Bronzini al Drentse 8 qualche settimana fa, mentre dal palco danno la figlia per “favorita”. Allora si ride e si scongiura; si commenta e si racconta, e viene fuori che Valentina ha cominciato sì a correre e a vincere, ma a piedi, seguendo le orme del papà.

Nel ciclismo femminile puoi incrociare giornalisti-avventurosi come Marco, al quale il giornale paga il pezzo sul “Binda” ma non l’albergo e figuriamoci il ristorante. Ma lui è uno che va avanti a pane e sport, e allora parte lo stesso dalla sua Toscana per il Lago Maggiore: computer in spalla e macchina fotografica a tracolla, salta dai treni grandi a quelli piccoli; dorme in alberghi proprio piccoli e consuma pasti ancora più piccoli; e con questi salti mortali, slalom speciali e dribbling riusciti, sta a galla un paio di giorni senza rimetterci dei soldi suoi, forse.

Nel ciclismo femminile puoi vedere le juniores del Wilier Breganze tutte sotto al palco per un caos organizzato in onore della loro Sofia Bertizzolo (Campionessa italiana, europea e argento mondiale) e di Sofia Beggin (vicecampionessa italiana), prima e terza al “Da Moreno”; erano lì anche lo scorso anno, per onorare allo stesso modo quattro piazzamenti nei primi dieci della loro squadra. Poco più indietro c’era Amalie Dideriksen, che aveva appena vinto da  campionessa del mondo: se ne stava con la sua maglia iridata addosso e i genitori a fianco, tutti e tre curiosi e divertiti come turisti in un mercatino della riviera.

Nel ciclismo femminile poi, può capitare che la signora Manuela della Cycling Sport Promotion salvi un bouquet orfano di una premiata e lo porti in salvo, perché non si butta via niente, figuriamoci un mazzo di fiori. Oppure che uno degli uomini di un grande sponsor della corsa batta le mani sui cartelloni pubblicitari in zona traguardo per caricare lo sprint finale, mescolandosi nelle decine di tifosi. O che Mario Minervino mentre va di corsa in sala stampa si fermi per spostare un cartello in mezzo alla strada e intanto saluta, commenta, dà retta.

Nel ciclismo femminile le medaglie mondiali, le donne olimpiche e quelle olimpioniche sono sportivamente consenzienti da poterle immortalare in un selfie o impacchettare in un abbraccio. E chi segue sostiene l’impalcatura, perfeziona gli  ingranaggi e fa il fiocco alla giornata, che riesce proprio bene. Il ciclismo femminile è una festa di strada di livello mondiale, su e giù dalla bici. Avvicinatevi pure. 

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