Bonatti e Borlenghi, testimonianze

Straordinarie immagini in rassegna a Milano, espressione di due giganti della fotografia che esaltano ogni aspetto della Natura, la sua Grande Bellezza in ogni dove

© Carlo Borlenghi

Le montagne in piazza Mercanti e gli oceani in corso Garibaldi. Crateri visti quasi da dentro, un ghiacciaio che sembra la luna e barche a vela astratte come sogni, ma di fronte al Duomo e dopo via Moscova. Sono alcune immagini delle mostre che Milano ha dedicato a Walter Bonatti e Carlo Borlenghi, diversi ma simili nel cogliere la bellezza immensa della natura e che quasi per incanto si sono incrociate per qualche giorno in città.

Bergamasco del 1930, Walter Bonatti è stato in mostra con Fotografie dai grandi spazi al Palazzo della Ragione di Piazza Mercanti fino all’8 marzo. Alpinista, esploratore, giornalista, fotografo: Bonatti è una leggenda per le imprese alpinistiche compiute tra il 1951 e il 1965. Ascesa al Grand Capucin, Petit Dru e parete nord del Cervino tra le più importanti, inclusa quella al K2 nel 1954, oggetto di grandi polemiche fino al 2008, tre anni prima della sia morte a Roma. Dopo quel periodo e fino al 1979 Bonatti parte all’avventura per il settimanale Epoca.

È vestito di arancione e piccolo come un uomo mentre cammina tra il bianco del ghiaccio e l’azzurro del cielo dell’Antartide, quadrante neozelandese. E’ ancora più piccolo mentre si tuffa nel Nilo davanti alle cascate Murchison, Uganda; è una sagoma nera tra le rocce gialle e argento mentre guarda lo scorrere di un fiume da qualche parte in Sud America.

Carlo Borlenghi ha esposto fino al 25 marzo IoSento, foto di barche a vela nei mari del mondo. Tutto al Dream Factory di corso Garibaldi 117, una galleria privata dove l’ingresso è libero ma si possono acquistare le opere, qualora interessino. Borlenghi nasce nel 1956 a Tellano, sul lago di Como e sopra Lecco, e da lì vede e fotografa le regate locali. Inizia per Uomo Mare Vogue e continua girando il mondo, fotografo ufficiale di Coppa America e artista a disposizione dei più importanti magazine di vela. Conosciuto, apprezzato e premiato, Borlenghi traduce in uno splendido bianco e nero il riflesso di due vele nell’acqua, a Porto Cervo. Scatta quadri astratti da una regata a Ilhabela, Brasile, e sorprende le vele mentre giocano con la luce del sole e lo scuro del mare, ad Antigua e in Cina.

Bonatti è fotografo dopo essere stato alpinista e prima di diventare un fumetto d’avventura. Borlenghi è più di trent’anni che fa foto di vela, un lavoro che è la sua vita. Bonatti utilizza un sistema di autoscatto per comparire nelle foto, spesso a torso nudo, come per assorbire il più possibile le energie di quei mondi.

Borlenghi si fa legare, magari a un canotto se serve, e non sa nuotare. Bonatti non lo abbiamo più, ma lo troviamo in “W di Walter”, docufilm di Rossana Podestà e Paola Nessi e in tanti volumi scritti da lui e su di lui. Borlenghi dopo molti scatti superlativi dice che la sua foto più bella deve ancora venire. Bonatti: “La natura è vita ed è la nostra salvezza, non soltanto fisica”. Borlenghi: “Se tornato a riva ho catturato un po’ di quella bellezza e posso trasmetterla a chi non c’era, allora Io Sento di aver dato un senso alla mia fotografia di vela”.

Walter Bonatti e Carlo Borlenghi hanno portato le meraviglie della natura nella nostra Milano, dove facciamo fatica a vedere uno scorcio di cielo.

 

PS – A gentile richiesta la mostra di Borlenghi è stata protratta di un altro mese. Sino al 24 aprile.

 

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