I giovani sulle orme di Styby

Dopo il brillante successo del ceco Stybar nella Strade Bianche il ciclocross è finalmente vissuto come preliminare allenante delle corse su strada. Ne sono convinti Todaro, Covi, Viscardi e Rossi

Piccoli Stybar pedalando crescono. C’è una manciata di giovani ciclocrossisti nostrani che, dopo aver pedalato nel fango l’intero inverno, ha cominciato la stagione ciclistica su strada sfruttando la scia – emotiva – della vittoria alle Strade Bianche Eroica Pro di Zdenek Stybar, ciclocrossista che in Toscana ha messo in fila tutti gli stradisti. Per il ventinovenne ceco della Etixx-Quickstep il primo amore è infatti il ciclocross, ricambiato da cinque medaglie d’oro (su nove Mondiali disputati), di cui l’ultima lo scorso anno in Olanda. Per questo il Mondiale 2015 è stato organizzato in Repubblica Ceca, onore che si riserva ai pluridecorati della specialità (in presenza di dirigenti capaci di sostenere la candidatura).

Peccato che Styby, come lo chiamano i suoi seguaci, al Mondiale non fosse presente per una bruttissima caduta in agosto che lo ha ridotto molto male; gradatamente si è ripreso finché sabato è venuto a vincere alla grande sugli sterrati ondulati di Toscana, per l’esultanza dalla nostra giovane manciata di crossisti: “Gara bellissima, entusiasmante, incerta fino all’ultimo chilometro” ricorda Manuel Todaro, oggi stradista col Teamidea 2010 dopo il ciclocross con la Selle Italia Guerciotti, “ma si vedeva che Styby stava molto bene”.

“Aver fatto ciclocross d’inverno mi consente di avere una buona condizione per la stagione successiva su strada” è la riflessione di Alessandro Covi, alle prese con analogie e differenze delle due specialità: “Sono due mondi diversi, nel cross o ne hai o non ne hai; su strada la corsa è più tattica e devi anche avere furbizia; sapere come andrà a finire, o anche indovinare”.

Covi ha fatto quarto al suo debutto nella categoria Juniores con la Cremonese Arvedi nel Memorial Amici del Ciclismo di domenica ad Albano Sant’Alessandro, dove correvano altri crossisti tra cui il secondo piazzato Roberto Viscardi e Giorgio Rossi, quinto:  “C’è ancora qualcuno che pensa che il ciclocross faccia male” attacca subito Rossi, estate e inverno col Team Bianchi i.Idro DRAIN: “E’ una disciplina invernale che si può fare al posto della palestra, come fa qualcuno che non pensa ai risultati; oppure a tutta, come faccio io”. Con opportune pause tra estate e inverno: “Fare ciclocross ti porta ad avere una brillantezza che gli stradisti faticano ad avere, e impari la tecnica necessaria per trovare spazi in volata, non avere paura sul bagnato, affrontare bene una discesa”. Chi lo fa senza pensare ai risultati è Viscardi: “Mai praticato il ciclocross da allievo” specifica; “questo primo anno ho corso col Team Bramati, in alternativa a palestra e camminate; di sicuro mi ha aiutato molto in questo inizio di stagione” e infatti col suo Team Giorgi è arrivato subito al podio.

“Dipende da quali sono gli obiettivi della stagione” riassume Davide Arzeni, d’inverno direttore sportivo di Covi alla Cadrezzate Guerciotti Verso l’Iride e d’estate allenatore delle gambe e della testa di alcuni stradisti tra cui Alice Maria Arzuffi, che con le  Strade Bianche ha iniziato la stagione da stradista con la INPA Bianchi Giusfredi, dopo il ciclocross con Guerciotti.

“Alice punta alle gare su strada di giugno-luglio – il Campionato Italiano tra queste -  e  ha fatto quindi una pausa di qualche settimana, ma altri che hanno come obiettivo le classiche del nord di aprile tirano dritto”, rivela Arzeni. Poi tiene a specificare: “Non è vero che il ciclocross è pericoloso; Stybar si è fatto molto male, ma correndo su strada”.

Quindi il ciclocross come saporito antipasto per gustare meglio le corse su strada. Oppure come un diverso menù per chi non si accontenta di un solo tipo di cucina, come le campionesse del mondo di entrambe le discipline, di ieri e di oggi, Marianne Vos e Pauline Ferrand-Prévot. Ricordando però che tutti i ragazzini citati non si limitano a cambiare la bici a seconda della stagione ma hanno lo zainetto pieno di campionati italiani, regionali e vittorie varie in entrambe le discipline.

“Perché la  multidisciplinarietà paga” si sgola Arzeni, che annuncia: “A Cadrezzate stiamo organizzando un campo scuola per giovanissimi ciclisti; il Comune ci darà in concessione un’area di 6000 metri quadrati che riempiremo di cunette, ostacoli, e giochi simili per far divertire gratis i bambini dai 6 ai 13 anni; sarà un modo per avvicinarli al ciclismo”. Bella idea: chissà se anche Styby ha cominciato così.

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