Tutti professionisti del “ciapa no”

Questo antico gioco di carte in cui vince chi non fa punti – una briscola al contrario - ha contagiato il mondo del calcio. Tutte le squadre vi si cimentano con successo, massimamente il Parma

Caro direttore,

non è ancora finita. O meglio, è finita da tempo, ma la partita di “ciapa no” continua e andrà avanti fino alla fine del mazzo. Il “ciapa no”, lo sai, è un gioco delle carte in cui vince chi non fa punti, una sorta di briscola al contrario. Ebbene il campionato di serie A è diventato nelle ultime settimane una lunga partita di “ciapa no”.

Ha incominciato la Juventus a Cesena un paio di turni fa, buttando al vento il rigore della vittoria, ha proseguito ieri facendosi raggiungere da una Roma in dieci uomini. Ma anche la squadra di Garcia non è da meno. Ha scoperto il “ciapa no” da qualche mese e l’ha imparato in fretta: sono sei partite che non vince in casa e se non vinci in casa…

“Ciapa no” anche del Napoli. Sul più bello quando giù sognava di prendersi il secondo posto, o almeno avvicinarsi alla Roma, ha mollato il colpo sgonfiandosi contro il Toro. E non diciamo di Inter e Milan che a questo gioco sono davvero imbattibili. Quest’anno, come “non prendono” loro non c’è nessuno.

O meglio, un campionissimo di questo vecchio gioco da bar è spuntato. È il povero derelitto Parma. Che io ricordi, e ho una memoria ancora abbastanza buona nonostante gli assalti proditori del signor Alzheimer, mai nessuna squadra di serie A ha fatto una fine così indecorosa, costretta a non giocare perché mancano addirittura i soldi per una trasferta di duecento chilometri. Una fine ingloriosa che i tifosi non avrebbero meritato. Ma chi è questo Giampietro Manenti? Chi gli ha dato credito quando ha detto di voler comprare il Parma? Non lo sapevano che è un vero professionista del “ciapa no”?

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