Diritti Umani e Sport, contiamoci

Una chiave di lettura indispensabile, suggerita alla commissione europea che sta vagliando la dimensione socio-educativa ottimale

A Budapest, il 9-10 febbraio scorso, si è riunita in plenaria la Commissione XG HEPA presieduta da Susanne Hollman. Ai lavori hanno partecipato 24 dei 28 rappresentanti governativi dei Paesi dell’Unione Europea, chiamati a prefigurare l’educazione dei giovani attraverso lo sport in base al programma 2014/2020. UPKL aislb, in qualità di Membro Osservatore Internazionale, ha avuto modo di sensibilizzare la Commissione sulla rilevanza dei Diritti Umani, una chiave fondamentale visto che in molti Paesi non vengono onorati. Sono a tutti note le varie forme di discriminazione e di pregiudizio in essere in realtà di grande dimensione e rilevanza, non solo sportiva.

Attraverso la responsabile del Dipartimento Jessica Micaela Genova UPKL ha così tratteggiato la crucialità del tema Diritti Umani: «Era il dicembre del 1948 quando l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite proclamò la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, intesa come un ideale comune da raggiungersi da tutti i popoli e da tutte le nazioni. Il quesito che ci poniamo oggi è: quell’ideale è divenuto realtà? Purtroppo la risposta è “no”.

Prevaricazione sull’altro, intolleranza, discriminazioni razziali, esclusione dalla società, disuguaglianze: è questa la realtà che ogni giovane uomo affronta quotidianamente: «È un perpetuo oscillare da una situazione estrema all’altra, senza tuttavia riuscire a raggiungere quell’equilibrio sulla bilancia dell’umanità che può essere definito ‘armonia tra i popoli’. Se la risposta al quesito iniziale è stato un secco no, ci sono i margini per le possibilità di un cambiamento».

Le parole chiave, per cominciare: «Abbiamo considerato differenti fronti e dimensioni: il riconoscimento della Dignità dell’Uomo in quanto tale; la dimensione della Felicità, definita la più alta aspirazione e finalità delle ricerche dell’Uomo; la necessità di promuovere lo sviluppo di una Cooperazione tra gli uomini nel rispetto dei diritti umani. Siamo, così, giunti a presentare la Carta dei Valori, come proposta concreta, nella finalità di porre le basi per gli uomini del futuro».

Si guarda lontano, al 2035. «Coloro che compiranno 15 anni nel 2035 avranno, finalmente, il più alto grado di comprensione su queste tematiche e potranno applicarle nella quotidianità, per poter pervenire a un’effettiva crescita dell’umanità, nella solidarietà e nell’accettazione dell’altro. Affinché possiamo, finalmente, sentirci ‘cittadini europei nel mondo’ è indispensabile accogliere la realtà multiculturale attuale. La possibilità di realizzare questa finalità è determinata dall’impegno di ogni uomo di promuovere, attraverso l’educazione, i diritti di ognuno, e di riconoscere la dignità dell’altro».

La soluzione attraverso lo sport come strumento educativo muove da queste semplici constatazioni: «Lo sport ha un fondamentale ruolo sociale, in quanto contribuisce positivamente alla crescita europea, alla coesione sociale e alla possibilità di occupazione per i cittadini. La dimensione dello sport possiede, pertanto, la responsabilità di prevenire e lottare contro la violenza e l’intolleranza, migliorare la salute e il benessere fisico dell’uomo, e apportare un contributo socialmente utile nella dimensione dell’integrazione multiculturale. Perché funzionerà? Perché l’educazione rappresenta la naturale frontiera su cui misurarsi, l’impegno della società civile nell’azione perché ogni individuo sviluppi la sua crescita fisica, morale, intellettuale, impiegando l’energia fisica e spirituale per progredire tutti insieme verso la felicità traendo, dalle mutue concessioni della cooperazione, benessere e prosperità. Quindi l’educazione come percorso, per orientare lo stile di vita alla fiducia nell’altro e alla responsabilità delle proprie azioni: crescere sani e forti per essere utili agli altri. In questa dimensione educativa, lo sport svolge un ruolo essenziale. Lo richiama la Relazione A7-0385 del Parlamento Europeo emanata il 18 novembre 2011».

Vale la pena di contarci, in ogni senso.

 

Gianni Poli

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