Luca Viviani (pt.4)

Arbitri che perdono … la faccia

Paradossalmente sono i più bravi e vi spiego come mai non hanno sembianze da ricordare. E ancora, qualcosa sui tifosi, miei e di quelli di Elia.

 

Mi chiedono come mi comporto in campo. Risposta facile: adesso bene. Quest’anno di cartellini ne ho rimediati pochissimi, ma è normale, giocando contro gente più importante ti trattieni un attimo dal fare stupidaggini.

Da più giovane non era così. Entravo in campo nervoso e ogni tanto non finivo la partita. Io sostengo che il nervosismo è concentrazione, segno di molta motivazione, altri dicevano che la mia concentrazione era eccessiva e la pagavo cara.

Ora mi regolo, anche con gli arbitri il rapporto è cambiato. Li chiamo sempre “direttore” o “signor” ma la volta che ho chiesto se il direttore (o signore, fa lo stesso) ce l’avesse con me, ho rimediato un cartellino. Domande così non ne faccio più.

Gli arbitri non sono tutti uguali, anzi ognuno è diverso dall’altro. In comune dovrebbero avere la conoscenza delle regole e l’applicazione il più possibile coerente delle stesse. Purtroppo di arbitri ex calciatori ce ne sono pochi, e li noti subito perché seguono il gioco, ne interpretano il senso, fischiano poco, solo quando è indispensabile farlo, anche solo per tenere in mano la partita.

L’unica cosa che l’arbitro non perdona è l’applauso di scherno. Ed è inutile dirgli che ha mal interpretato, tu plaudivi a un’ottima interpretazione del regolamento. Non la beve.

I vecchi del calcio insegnano molto. Una frase la dice lunga: un arbitro è capace quando non ricordi che faccia abbia. Succede di rado.

Quelli peggiori sono gli arbitri che hanno due pesi e due misure. Sono quelli che magari tentano di rimediare a un errore, a un rigore concesso con generosità e finiscono per alterare la partita.

All’uscita dal campo mi hanno insegnato che si saluta l’arbitro, gli si stringe la mano. Senza alcun commento, ad evitare di finire nel referto.

P.S. per chi mi chiede come funziona con i miei tifosi. Risposta facile: il calcio è uno sport di squadra, i miei tifosi esistono ma la conta finisce presto, oltre ai familiari ci metto gli amici e qualcuno che mi ha visto giocare e mi apprezza.

I tifosi, quelli che si radunano in un fan’s club e sono numerosissimi, li lascio tutti a mio fratello Elia, ben felice che lui abbia largo seguito. Visto che il ciclismo è uno sport individuale, mi salvo in corner. Mi fa piacere che ci siano due Viviani fan’s club nei dintorni di Verona, e un altro sia di prossima costituzione, mi dicono, a Bardolino. Tifano comunque per un Viviani.

Luca Viviani

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