Il calcio, a volte, in libera uscita

Può succedere che la trasferta di una squadra molisana d’eccellenza per un torneo in Val d’Aosta coincida con accurate prove d’orgoglio, mettendo in conto anche la possibilità di inattesi cali degli zuccheri

Arroccato su un dolce declivio, Sesto Campano domina il tratto di strada che porta a Venafro e negli altri centri molisani e abruzzesi. È un paesino delizioso, con un centro storico interamente abitato. Il comandante dei vigili Girolamo Silvestri, conosciuto in tutta la regione, è anche il presidente della locale squadra di calcio che dirige con abilità e passione da più di due decenni. Il Sesto si sta rivelando una delle migliori squadre dell’eccellenza molisana, Silvestri ne è orgoglioso. “Ragazzi, mi state regalando giornate meravigliose di calcio”, confida un giorno ai suoi calciatori prima dell’allenamento, “ho deciso  di offrirvi una gita in Valle D’Aosta dove siamo stati invitati a un torneo di una certa importanza.  È tutto gratis, spero vi faccia piacere”.

Un sì collettivo urlato all’unisono è la risposta dei ragazzi che già pregustano sballi serali fuori dal campo di calcio. Il torneo si giocherà durante la sosta pasquale del campionato.  Il presidente pone solo un vincolo ai suoi tesserati: “Dobbiamo vincerlo, voglio questa promessa da voi”. Le rassicurazioni sono scontate e anche convinte. Giovanni Dresia è euforico, ha subito informato la sua Rosa.  “Presidente, vorrei portare anche la mia fidanzata, altrimenti non mi ci manda, che dice si può fare?”. Chiede con il sorrisetto malizioso di chi sa già la risposta. Ovviamente è affermativa.

Le settimane successive sono un continuo scambio di notizie tra i ragazzi: Alberto, laureando in architettura, ha già pronto un elenco dei luoghi da visitare: i castelli di Verres  e Fénis, le terme di Pré Saint Didier, il centro storico di Aosta con l’anfiteatro romano mentre Michele vuole andare a Saint Vincent, al casinò, dice che è sicuro di vincere. Altri si stanno documentando su locali notturni e discoteche presenti nella regione.

Domenica delle Palme si gioca l’ultima partita prima della sosta pasquale, i ragazzi non vogliono partire per la Valle D’Aosta con una sconfitta. La gara è con gli odiati cugini di Venafro. Non c’è storia, il Sesto vince 3-1, troppo diversa la motivazione e la determinazione dei sestolesi, vogliosi di regalare una bella vittoria al loro presidente prima della partenza. Finalmente l’avventura inizia lunedì mattina. Sull’autobus si percepisce un’euforia smisurata. Peppe Di Lorenzo si piazza sul sedile a lato del guidatore e fa da DJ, inserendo CD alquanto retrò con Rita Pavone che la fa da padrona. Ogni tanto urla al microfono: “Grande, grande RITAAAA”. I ragazzi gli rispondono con fischi e sberleffi.

Ad Aosta c’è un caro amico del mister ad aspettarli: Paride Tufano. Paride è una persona piena di energia, commercia in prodotti ittici e in città tutti sanno a quale banco del mercato di Aosta devono recarsi se vogliono gustare il miglior pesce. In passato era stato per anni nella Guardia di Finanza, ma la sua creatività aveva bisogno di spazi più ampi, ecco perché lasciò l’arma per un mestiere che esaltasse le sue svariate qualità tra cui: empatia e  comunicazione efficace. Più che un militare della Guardia di Finanza, era un aviatore alla ricerca continua di cieli sempre più aperti.

Tutti sono sistemati in un ottimo albergo. C’è subito una piccola incomprensione, Rosa, la fidanzata di Giovanni Dresia è stata messa in una camera doppia con un’altra ragazza e Giovanni in una tripla con due compagni.  “Presidente, sono venuto a una gita, così mi fate sentire in collegio, voglio dormire con la mia ragazza”. Dresia non ci sta proprio e lo fa capire senza mezzi termini. Rosa non dice niente, ma è ovviamente contrariata. Girolamo lo guarda e con l’aria di chi la sa lunga, gli fa: “Ok,  dormirai con la tua Rosa, ma sappi che se in campo non farai il tuo dovere ti decurterò lo stipendio  del prossimo mese”. Giovanni e Rosa si scambiano un cinque e ringraziano. Si avviano con le loro valigie verso la  nuova camera quando Giovanni ha un ripensamento, si gira e grida: “ Dimostrerò a tutti chi è Giovanni Dresia, sarò un leone in campo”.

I ragazzi che assistono alla scena esplodono in un applauso fragoroso e a mo’ di sfottò in coro gli cantano: “Rosa, Rosa facci sognare”.

Le prime gare del torneo sono quasi una formalità, il Sesto è davvero troppo forte, le vince di slancio. Finalmente la finale. La sera prima  il mister organizza una riunione tecnica con il suo staff. Alcuni ragazzi si sfidano a bigliardo mentre Michele con quattro compagni gioca a poker. Alle undici sono tutti a letto.

La mattina, il rumeno Florin è il primo a scendere al ristorante per la colazione. Chiama il presidente e lo invita a seguirlo in una stanzetta contigua. “Giovanni e Rosa hanno fatto l’amore tutta la notte”. Dice a bassa voce. “Non mi hanno fatto dormire tra miagolii e rumori del letto. Voglio proprio vedere come giocherà oggi. Io non ti ho detto niente”. Si siede e fa colazione come se nulla fosse successo. Girolamo Silvestri è alquanto preoccupato, ma fa finta di niente e si intrattiene a parlare con due organizzatori del torneo. Non dice niente al mister.

Inizia la finale. Va in vantaggio l’U.S. Fenusma, squadra nelle vicinanze di Aosta. Il Sesto si scuote e reagisce prontamente con transizioni positive molto efficaci. Il marocchino Karim batte magistralmente un corner, sulla traiettoria a rientrare si avventa Franco Di Chiara che insacca di testa nell’angolo basso alla destra del portiere. Il Sesto, galvanizzato dal pareggio, diventa padrone del campo. Pressa alto, soffoca il Nus nella sua metà campo e in un’azione corale va addirittura in vantaggio con Pasquale Carcone che ricevuto il pallone dal rumeno Florin insacca di destro all’incrocio dei pali.

L’U.S. Fenusma non ci sta, prova a rientrare in gara con un gioco aggressivo, a volte cattivo, ma in difesa Dresia non permette a nessuno di entrare in area. In una ripartenza, la squadra molisana si porta addirittura sul 3-1 con il solito Di Chiara. Il Nus ora le prova proprio tutte, riesce a segnare una rete che per i sestolesi è in netto fuorigioco. Il risultato finale è Sesto-Fenusma 3-2.  I vincitori si abbracciano, festeggiano una vittoria meritata e ineccepibile. Di Chiara vince la coppa assegnata al capocannoniere del torneo.  Giovanni Dresia viene portato in trionfo dai compagni,  una giuria lo ha proclamato “man of the match”.

Un cronista gli si avvicina e gli chiede: “Come ci si sente ad essere giudicato il migliore della finale?”  “Felice, felicissimo” risponde con un fil di voce. È stanco. “Un tuo pensiero sulla Valle D’Aosta” incalza il cronista. Giovanni è visibilmente affaticato, frastornato, non riesce a dire niente. Poco distante Rosa gli suggerisce qualcosa, ma Giovanni non capisce. Poi, distrutto, si fa coraggio e tutto di un fiato dice: ”A Val D’Aosta adda campà cient’anne”.  Si accascia al suolo, tutti corrono verso di lui. Il medico sociale sentenzia:” Tranquilli, un banale calo di zuccheri”. “Altro che calo di zuccheri” afferma Florin. “Lo so io, lo so io…”  Si allontana senza dare ulteriori informazioni.

Una cena offerta da Paride chiude l’avventura dei ragazzi di Sesto in Valle D’Aosta. La stessa sera la comitiva si sposta a Saint Vincent, al casinò, per la gioia di Michele che dopo aver reperito una cravatta per poter entrare, riesce anche a vincere un bel gruzzolo.

Il viaggio di ritorno è tranquillissimo, la maggior parte della comitiva ad Alessandria già dorme. A Firenze si sente solo qualcuno russare. Quando arrivano a Sesto ci sono alcuni tifosi ad aspettarli, ma tutti hanno fretta di rientrare a casa. Gran parte dei giocatori abita in località limitrofe. Solo il papà di Guido fortissimo difensore centrale, si intrattiene con Girolamo, il presidente appare abbastanza contrariato. Il giorno successivo Silvestri confida al mister: ”Il papà di Guido mi ha informato ieri che la prossima settimana il figlio si trasferirà a Gallarate, lavorerà in una fabbrica di elettrodomestici. Stavolta non mi devo mettere in mezzo, mi ha quasi minacciato. Ne va di mezzo il futuro di Guido“.  Si ferma un attimo, poi continua: “È vero, io cerco con tutti i mezzi di tenere con me  i ragazzi, mi affeziono a loro.  Spesso se ne vanno al nord o addirittura all’estero per un posto di lavoro. Poi sento i genitori lamentarsi che devono mandare soldi ai propri figli che non ce la fanno ad arrivare a fine mese. Ha un senso tutto questo?“.

Scuote la testa, poi sempre più convinto riprende a parlare. Il mister lo ascolta: “Le nostre aziende più importanti hanno chiuso lasciando senza lavoro un sacco di famiglie, ma se i giovani vanno via chi resterà nella nostra regione? I vecchi, i pensionati?  Chi lotterà per la ripresa? Non vedo futuro. Il Molise è sempre stata una regione dedita all’agricoltura e alla pastorizia. Poi ha accettato l’industrializzazione. Ora quasi tutte le aziende hanno chiuso. Non siamo più contadini, non siamo più pastori. I nostri leggendari tratturi non conducono più le ricche greggi di ovini in Puglia e in Campania. La transumanza è una parola vuota, senza significato. Nemmeno il calcio riesce a trattenere i nostri giovani”.

Il Mister rincuora il suo presidente, con la promessa che per i prossimi play off ha già adocchiato un paio di fortissimi difensori di Napoli che sicuramente potranno sostituire degnamente Guido. Per Girolamo, il presidente, non è la stessa cosa.

 

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