Alessia Orla, il futuro è già qui

Oggi prezioso rincalzo della pattuglia che veste l’azzurro, la torinese che respira sport dalla nascita (in famiglia hanno fatto tutti di tutto) ha le idee chiare: salvo incidenti la sua crescita la porterà lontano

Alessia Orla è una triatleta che viaggia forte anche da ferma: felpa e jeans che metti e togli, lavi e asciughi, buoni sempre. Parole scandite, idee chiare e concetti semplici, che arrivano bene e si capiscono subito. Insomma una ragazza dai e vai, prendi e scappa, vola e brucia, come 750 metri di nuoto e poi 20 km di ciclismo e ancora 5 km di corsa: triathlon nelle misure Sprint, giusto il doppio nella versione Olimpica. Dell’aprile del 1992 e torinese di Venaria Reale, Alessia ha trovato la sua Reggia alla DDS (Dimensione Dello Sport) di Settimo Milanese, presidente il pluridecorato del nuoto Luca Sacchi: coppe e foto degli atleti nell’atrio all’ingresso, bambini che sguazzano in piscina appena oltre la vetrata, lei si racconta così: “Ho cominciato col Torino Triathlon: campionessa Italiana categorie Cadetti e Allievi, 2006 e 2009. Con loro fino alla categoria juniores; poi ho cercato una realtà diversa e ho contattato Simone Diamantini, che adesso è il mio allenatore. Sono alla quarta stagione alla DDS; vivo in un appartamento non lontano con altre ragazze di altre città, da un mese formiamo un gruppo, un progetto: “Best Performance” di Diamantini e Fabio Vedana“.

Per lei l’esempio è in famiglia, come spesso succede: “Papà Piergiorgio è stato campione europeo di football americano ed è maestro di MTB. Atletica e basket per mamma Sandra, poi anche lei triatleta come mia sorella più piccola, che adesso ha scelto tutt’altra strada. Ho cominciato a pedalare a 4 anni, mi buttavo nelle discese e battevo i maschi”.

Poi gli anni dei due Campionati Italiani conditi da una dozzina di vittorie, dal debutto in azzurro del 2008 e dall’argento agli Europei Youth a squadre dell’anno dopo. “Appena ho finito il liceo scientifico a indirizzo artistico sono volata via: 6 mesi in Australia”, la casa del triathlon. Poi di nuovo a Torino e università : “Studiavo lingue, ma ho interrotto per trasferirmi qui. Vorrei riprendere ma le sessioni sono a settembre, nel pieno delle gare”. E anche gli allenamenti non è che lascino molto tempo. “Mi alzo entro le 7 e sono in piscina prima delle 8. Oggi pomeriggio pista d’atletica, altrimenti bici e nuoto, oppure solo bici, per 4 ore”.

Meglio le acque aperte della piscina, meglio le gare degli allenamenti: “Non sono un drago in nessuna delle discipline ma quando gareggio divento forte: mi piace competere. Devo gareggiare. Voglio sentire l’avversario. In allenamento non riesco  a seguire le tabelle e uno sport solo mi annoia”.

Per Alessia solo roba forte: “In gara puoi ritrovarti con 60 persone che si ammassano in 150 metri d’acqua; vai sotto o sopra gli altri, le prendi e le dai, può succedere. Oppure devi correre a 35° senza rifornimenti d’acqua, come è successo ad Agadir“. Che è in Marocco, ultima prova della Coppa d’Africa dello scorso novembre, vinta da Alessia per distacco, e in rimonta su sé stessa, dopo essere caduta davvero male in allenamento: “Giugno, uscita in bici a pochi chilometri da qui: prendo una buca non segnalata e nell’impatto diretto col terreno mi rompo l’aletta sacrale e l’ischio pubico. Sfumano così gli imminenti Campionati Europei e i Mondiali”. Quindi riposo forzato e totale. Poi ancora sotto: “Ho ripreso piano, poi gare per 7 week-end consecutivi vincendo il bronzo ai Campionati Italiani di Riccione e l’argento in Grecia ai Campionati del Mediterraneo, entrambi nello Sprint; e la classifica finale del 1° Grand Prix d’Italia”.

Nelle righe di tempo disponibile c’è tanta musica -”vivo con lo stereo acceso, rock progressive, soprattutto”- un po’ di cinema  e teatro – “il sogno di anni fa era la recitazione”. Davanti invece la prospettiva di un’annata sportiva cominciata bene. “Il primo obiettivo è non ammalarmi, intanto, cosa che mi è successa in passato e che ha pregiudicato l’inizio stagione. Poi una tappa, o di più, World Triathlon Series come ultimo anno under 23. Europei a Bagnolyes a giugno e i mondiali a settembre, Chicago”.

Ma il bersaglio grosso sono le Olimpiadi: “Nel 2016 vorrei arrivare ad essere la riserva di chi c’è già – Anna Maria Mazzetti, Carlotte Bonin, Alice Betto – “ma a quelle successive, Tokyo 2020, voglio esserci; avrò 28 anni, l’apice della maturità e dell’esperienza per un triatleta”.

Poi piumino e cappello, zaino e saluti. Alessia è un treno in corsa verso le prime gare di marzo; chi fosse interessato può provare a salire al volo oppure aspettarla all’arrivo. “Prego astenersi nullafacenti”. Alessia va veloce.

 

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