I Federer, brava gente

Vi raccontiamo come un tennista di una certa fama e la sua famiglia hanno imparato che esistono bambini bisognosi d’attenzione, in particolare sul fronte educativo, e si adoprano per loro, in Africa

Già da tempo immemore Roger Federer sosta nel Gotha del tennis, al pari di gente come Sampras, Borg, Nadal, Agassi ma la recente vittoria in Coppa Davis lo appariglia allo proprio ad Agassi: il californiano sino a novembre era l’unico ad aver vinto almeno una volta tutte le competizioni di maggior prestigio: i tornei del Grande Slam, la medaglia d’oro olimpica, il Torneo ATP e la Coppa Davis. E Federer ha un merito ulteriore: il successo in Davis lo ha ottenuto sulla terra rossa, superficie che non gradisce.

In segno di gratitudine nei confronti di chi ha concorso a fargli vincere la famosa “insalatiera d’argento” Federer ha deciso di destinare la sua “fetta” di premio, non meno di un milione di franchi svizzeri, ai componenti della squadra elvetica, senza i quali anche il suo talento avrebbe potuto essere ininfluente.

Un gesto, il suo, che i detrattori, immancabili, hanno considerato un’inutile ostentazione – è ricco, non sa che farsene di quel denaro, è bene che lo destini a compagni meno abili di lui – se non addirittura banale, quasi un atto dovuto, dimenticando la signorilità e la sensibilità che sono tratti distintivi del campione elvetico.

E non da un giorno, perlomeno dal 2003 quando è stata creata la Roger Federer Foundation che asseconda le scelte sue e della famiglia. La Fondazione che porta il suo nome concentra le sue attenzioni sull’istruzione dei bambini fra i 3 e i 12 anni, garantendo l’accesso a un’educazione di qualità a chi non potrebbe permettersela. L’iniziativa ha preso forma e sostanza in quasi tutti i Paesi dell’Africa meridionale: non soltanto in Sudafrica ma anche in Zambia, Zimbabwe e Malawi, per dire dei più popolosi.

A chi gli chiede cosa lo spinga a dedicarsi così attivamente sul fronte dell’educazione nei Paesi più disagiati, Roger risponde cosi: “I genitori mi hanno insegnato a curarmi dei bisogni degli altri. Molto lo devo al fatto di aver trascorso da bambino le vacanze in Sud Africa, confrontandomi direttamente con la povertà. Questa esperienza mi ha reso consapevole dei miei privilegi, che ho saputo valutare. L’educazione, l’esempio dei genitori e le mie esperienze personali sono stati gli impulsi a diventare un filantropo attivo”.

Il progetto di Federer è supportato dalla convinzione che si possono davvero “cambiare le cose in meglio, se lo si fa nel modo giusto. Non si tratta semplicemente di donazioni in denaro, ma di realizzare un impatto sostenibile sul campo. Quest’anno grazie alla Roger Federer Foundation abbiamo aiutato oltre 60.000 bambini”.

di Lorenzo Freschi

Leggi anche:

Wellness vs. Sport
Mario e i princìpi che lo ispirano
In una sola parola, RitorniReplicheRispetto
www.pdf24.org    Invia l'articolo in formato PDF   
Commenta: