Vita da crossisti, in bici

Le gare di ciclocross della domenica cominciano il sabato, quando i nomadi della specialità si accampano nei dintorni del campo di gara. In un piazzale, in fondo alla vietta, dentro quel cortile: il padrone di casa capirà. Chi primo arriva meglio parcheggia e gli altri a ruota per occupare uno spazio di una ventina di metri dove i ragazzi si scaldano e si cambiano, ma in fretta; festeggiano o smoccolano, dipende; mangiano e scherzano, comunque.

I genitori al seguito è bene che capiscano di biciclette, che vanno montate e preparate in modo maniacale; se invece non sono maniaci va bene uguale perché c’è da sistemare i gazebo, scaricare i rulli, allineare le rastrelliere e fare tante altre cose, importanti quanto le bici.

Nel ciclocross il capo d’abbigliamento più di moda sono gli stivali, ma di gomma e la macchina più guardata è il furgone, per capire quante bici e quanti ragazzi ci possono stare dentro. Il tracciato delle gare di ciclocross si arrampica su collinette, si ingolfa nella sabbia e si dimena nei parchi e i parchi, abusati e nobilitati da un giorno di ciclismo, ringraziano.

Se non ci sono ostacoli si inventano: ponti, scale, barriere, a seconda della fantasia; se piove, meglio. Può anche succedere che i percorsi siano tracciati tra i vigneti, o pensate, nei campi di calcio: ma vi rendete conto?

Alle gare di ciclocross partecipano ragazzini leggeri come anime, che in mezzo al fango sembrano barchette al largo dell’Oceano Indiano. Adulti che hanno facce da balene spiaggiate, aitanti giovani che implorano la fine e biondine che sputano per terra.

Nel ciclocross non basta saper pedalare nel fango, che è già un bel impegno: devi saper scendere dalla bici, mettertela in spalla, saltare tre barriere e risalire in bici, tutto in tempo zero se ti va bene, se ti va meno bene c’è una curva, sia prima che dopo. Se ti va male vedi qualcuno che ti passa davanti saltando le barriere come una cavalletta in bicicletta, ma quelli sono fenomeni.

Prima delle gare di ciclocross puoi vedere Daniele Pontoni che mostra a un ragazzino come scendere e risalire in bici, come se Roberto Baggio facesse destro-sinistro coi Pulcini prima di una partita di calcio; anzi di più, a vedere quante volte è stato Campione Italiano, e del mondo, Pontoni.

Invece dopo le gare puoi vedere le miss che sul podio sorridono, baciano e ammiccano come quelle della Milano-Sanremo, ma vestite pesante come Babbo Natale. Nel ciclocross corri un giorno il Giro d’Italia, quello dopo il Trofeo Piemonte-Lombardia, contemporaneamente al Trofeo Triveneto, tanto poi siamo sempre quelli.

Nel ciclocross gli adulti prendono la scusa di seguire i ragazzi ma poi sono più ragazzi di loro. Nel ciclocross fai il pieno di freddo e di fango; di terra e di cielo; di spazio, di alba e di tramonto. E così sopravvivi a una settimana di catrame e di grigio, fino alla domenica successiva; anzi al sabato.

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