Sport, istruzioni (europee) per l’uso

A Milano, ai Giureconsulti, nel quadro di Sport Movies & Tv è andato in scena un workshop su “Educazione, Sport, Salute e Benessere”. L’Unione europea propone la figura dell’Educatore Sociale Sportivo, del tutto nuova e disgiunta da chi si occupa di sport agonistico

Un’ottima opportunità di confronto e chiarimento il workshop internazionale su “Educazione, Sport, Salute e Benessere” proposto sabato 6 dicembre a Milano, Palazzo Giureconsulti, nel quadro di Sport Movies & Tv, la rassegna planetaria di cinema e tv dedicati allo sport. Un’iniziativa voluta da U.P.K.L. Aisbl (Union of Professional Ki Life) in collaborazione con UESpT (Union Européenne du Sport pour Tous). U.P.K.L. è un organismo internazionale con sede a Bruxelles, riconosciuto dal Ministero della Giustizia del Belgio. Tra le sue priorità c’è il sostegno ai progetti educativi e alle politiche d’integrazione sociale promosse dall’Unione Europea in sintonia con le istituzioni dei 28 Paesi membri.

L’intesa U.P.K.L-UESpT è un buon esempio di collaborazione internazionale tra istituzioni,  enti governativi e comitati olimpici per rafforzare gli obiettivi fissati dall’Unione Europea che, nel periodo 2014-2020, ha delineato una nuova figura professionale utile all’organizzazione e alla diffusione dello sport per tutti: l’Educatore Sociale Sportivo Europeo. Una figura che miscela efficacemente le competenze tecniche di ciascuna disciplina sportiva con quelle educative, in termini di integrazione sociale, tutela dell’identità culturale dei popoli e nel contempo progressiva costruzione di una identità europea, fondata sulla condivisione dei valori e dei diritti umani sanciti nei trattati dell’Unione.

I lavori sono stati aperti da Franco Ascani, presidente di UESpT, che ha ricordato l’intesa appena siglata con FISpT, la Federazione internazionale Sport per Tutti, che ha abbracciato per intero l’ipotesi europea di rinnovamento dello sport nei due diversi ambiti. È seguito l’intervento di Giulio Gallera, Consigliere della Regione Lombardia, che ha ribadito “come il territorio, nel caso Milano, necessiti dello sport come elemento forte di tenuta sociale. Milano e l’intero Paese meritano di più e i modelli positivi dello sport diventano cruciali per la crescita dei giovani. Dello sport per tutti l’Unione europea, da tanti vituperata, si occupa oggi con concretezza e di questo possiamo soltanto esserle grati. Le ampliate competenze di chi lavora sullo sport di base sono una garanzia rilevante”.

Il Segretario Generale di U.P.K.L. Corrado Genova ha poi riassunto il quadro legislativo di riferimento: “La Relazione A7-0385 del 18 novembre 2011 ha stabilito le linee guida che perimetrano la Dimensione Europea dello Sport nel periodo anno 2014–2020. La Commissione mercato interno e protezione dei consumatori ha diramato l’invito agli Stati membri affinché riordinino le qualifiche professionali dei dilettanti (volontari) e dei professionisti dello sport. Da voi, in Italia, la legge 4/2013 ha fatto chiarezza in tema di sport, distinguendo chi si occupa di disciplinare l’agonismo, in base agli standard dettati dalle Federazioni e dagli Enti preposti, da coloro che disciplinano l’attività fisica salutare (HEPA), la cui gestione sarà affidata alla figura dell’Educatore Sociale Sportivo Europeo. L’Unione Europea persegue questo obiettivo dal novembre 2010, con la ferma intenzione di andare a regime, dopo opportuna Raccomandazione, attraverso una Direttiva comunitaria, entro il  2017”.

“In Italia – ha proseguito Genova – la legge 4/2013 individua, in chi non abbia un Ordine o un Collegio professionale che ne legittimi la qualifica e le competenze, tre semplici precetti per aspirare alla qualifica di Educatore Sociale Sportivo Europeo: poter dimostrare, attraverso attestato dell’associazione professionale di categoria, il possesso dei requisiti che comprovano le competenze, di preferenza certificato dal Sistema Qualità; attestare il costante e periodico aggiornamento delle competenze comprovato dall’associazione di categoria di riferimento; disporre di adeguata copertura assicurativa  RCT. I tre precetti devono essere presenti contemporaneamente”.

In Italia mancano gli atti legislativi che riconoscano allo sport la dimensione sociale, educativa, ludica ed economica dello sport, funzioni richieste dall’Unione Europea, non esercitabili da chi possiede la sola qualifica tecnico- sportiva rilasciata dalle Federazioni e dagli Enti di propaganda. “Perché – ha chiarito Genova – gli ambiti sono diversi, l’agonismo ha un dettato suo proprio, regole differenti, affidate a chi allena per la prestazione sul campo, la gara. Al contrario la figura dell’Educatore Sociale Sportivo Europeo permetterà ai cittadini/consumatori di scegliere un professionista qualificato e certificato a livello internazionale, abilitato nelle aree educative, che si metta a disposizione di coloro che chiedono alla pratica sportiva (non agonistica) la valorizzazione della crescita fisica, morale e intellettuale di giovani e meno giovani”.

Queste le considerazioni di Corrado Genova sull’immediato futuro: “Un intero assetto è da rivedere. Voi, in Italia, con la legge 4/2013 avete iniziato a recepire il dettato dell’Unione Europea ma non poche figure (i tecnici, gli istruttori delle varie discipline) mostrano ritrosia, riluttanza o aperto contrasto al prossimo quadro legislativo europeo, convinti come sono che chi insegna l’agonismo sia anche un educatore ineccepibile. Un risvolto che tocca il portafogli: la mancanza di qualifiche conformi al dettato UE, come riaffermato anche da pareri di organi istituzionali italiani, espone gli insegnanti sportivi alla perdita dei benefici fiscali e previdenziali riconosciuti al Terzo settore, poiché la loro attività è assimilabile a una iniziativa commerciale vera e propria con applicazione delle regole previste dall’ordinamento legislativo ordinario, sono cioè soggetti al regime IVA, Irpef, Irap, Previdenziale INPS (ex Enpals) e Inail”.

La domanda che incombe è semplice: l’Italia è pronta a fornire la sua squadra di Educatori Sociali Sportivi Europei per favorire lo sviluppo di politiche d’integrazione sociale e di crescita civile dei cittadini europei pur salvaguardando la loro identità nazionale? Il segretario U.P.K.L. la vede così: “Le risposte parlamentari sono state sin qui parziali o deludenti, quando non datatissime. Presso il Senato della Repubblica riposa dal febbraio 2004 un Disegno di Legge, a firma Baio Dossi, Bastianoni, Cavallaro, D’Andrea, Scalera e Treu) dal titolo ‘Disposizioni in materia di riconoscimento e diffusione dello sport per tutti. Presso la Camera giace dall’ottobre 2013 la Proposta di legge n° 1680, su iniziativa di 31 deputati, dal titolo ‘Disposizioni per il riconoscimento e la promozione della funzione sociale dello sport nonché delega al Governo per la redazione di un testo unico delle disposizioni in materia di attività sportiva’. Le audizioni in corso sulla proposta di legge presentata dall’onorevole Bruno Molea, presidente AICS, apprezzabile come tentativo, sembra muoversi in un percorso irto di difficoltà e già fuori tempo massimo se consideriamo che il Parlamento italiano avrebbe dovuto esprimersi su questi temi oltre 10 anni fa.

È ben poco, quasi niente,  se si considera che la Commissione Mercato Interno e protezione dei consumatori ai 28 Paesi Membri dell’Unione Europea sollecita «un sistema di riconoscimento delle qualifiche ottenute dai volontari e delle qualifiche richieste per esercitare le professioni regolamentate connesse allo sport». E pone come “dead line” il 2017 per andare a regime nel 2020”.

A chi avesse dubbi sugli ambiti ben diversi in cui si muove lo sport per agonisti e quello nella dimensione europea è bene dare un chiarimento. La dimensione sportiva si riassume così: “Il praticante tende, attraverso lo studio del linguaggio motorio specifico (disciplina) e sotto la guida dell’insegnante tecnico abilitato dalle FSN, a conseguire l’eccellenza della prestazione neuro-psicomotoria. Tale prestazione è misurata nel confronto agonistico. La prevalenza della prestazione dell’individuo/squadra si confronta con quella del suo/suoi avversari in un contesto ritualizzato e assoggettato a regole (regolamenti di gara sportiva) condivisi”. Le Federazioni Nazionali Sportive (FSN) e le Discipline sportive Associate in collaborazione con gli Enti di Promozione Sportiva sono le uniche organizzazioni titolate a rilasciare qualifiche tecniche in Italia.

L’insegnamento dello sport nella funzione educativa si può così riassumere: ‘Attraverso l’applicazione del linguaggio motorio specifico (disciplina) e lo studio dei principi morali ad essa riconducibili il praticante mira ad affrontare la realtà in modo responsabile. Accompagnato dall’azione dell’Educatore Sociale Sportivo, il praticante (allievo) ricerca attraverso il migliore impiego dell’energia fisica, intellettuale e spirituale di vivere in armonia con se stesso e gli altri nell’ambiente. La finalità della ricerca di una eccellente condizione fisica è da intendersi in ambito salutistico: essere sani, potenti e forti per essere utili a se stessi e agli altri, con comportamenti esplicitati in ogni azione e attività’.

Ne consegue che le attività svolte dall’Educatore Sociale Sportivo sono progettate, programmate, eseguite, controllate e valutate in funzione degli obiettivi di crescita individuale e collettiva del gruppo, misurato attraverso “la condizione di continuo progresso e mutuo benessere nel percorso verso la felicità dell’essere umano”. Per questi motivi coloro che intendono insegnare nella dimensione socio-educativa-salutistica sono chiamati a dimostrare titoli che ne comprovino le capacità, che li qualifichino.

“È utile – ha concluso Corrado Genova – richiamare i valori e i diritti fondamentali che sono alla base della UE, stabiliti dal trattato di Lisbona: dignità umana, libertà, democrazia, uguaglianza, Stato di diritto e rispetto dei diritti umani. Adeguarsi per tempo al dettato europeo, ineludibile, testimonierebbe l’impegno di un Paese che intende cambiare, oltre ad escludere sorprese e maggiori oneri per chi sarà chiamato a dare conto della propria ‘incompetenza’, magari accampando curiosi ‘diritti acquisiti’, mai dimostrabili.

In tema di diritti umani è intervenuta la dottoressa Jessica Micaela Genova, che ha ricordato un lungo percorso, iniziato nel dicembre 1948 quando l’Assemblea Generale dell’Onu proclamò la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, intesa come “un ideale comune da raggiungersi da tutti i popoli e da tutte le nazioni”. Un ideale non ancora divenuto realtà, sopraffato da prevaricazioni sull’altro, intolleranza, discriminazioni razziali, esclusione dalla società, disuguaglianze. Ma non per questo bisogna disperare nel tentativo di “raggiungere quell’equilibrio sulla bilancia dell’umanità che si può definire “armonia tra i popoli”. Siamo, così, giunti a presentare la Carta dei Valori, come proposta concreta, nella finalità di porre le basi per gli uomini del futuro. Coloro che compiranno 15 anni nel 2035 avranno, finalmente, cognizione dei valori condivisi, per l’effettiva crescita dell’umanità, nella solidarietà e nell’accettazione dell’altro”.

Questo è possibile attraverso l’educazione, il rispetto dei diritti di ognuno. ”Lo sport – ha concluso la dottoressa Genova – ha un ruolo essenziale, di tipo educativo e sociale: contribuisce positivamente alla crescita europea, alla coesione e alla possibilità di occupazione per i cittadini. È in grado di prevenire e lottare contro la violenza e l’intolleranza, migliorare la salute e il benessere fisico dell’uomo, oltre a contribuire all’integrazione multiculturale. Perché funzionerà? Perché l’Umanità lo merita.

L’intervento del professor Alberto De Santis, presidente di Federsalute, si è soffermato su due termini, “tolleranza” e “accettazione”, due virtù che non possono mancare in chi opera, a vario titolo, nello sport, e nelle varie attività professionali. “Tolleranza e accettazione della diversità delle persone, delle idee differenti, nel loro pieno rispetto. Accettazione è opportunamente la parola chiave di chi opera nel mondo sanitario, una virtù che non può mancare in chi si occupa di “care”, ovvero del prendersi cura delle persone, dei loro bisogni, che sono sempre individuali. Gli anziani hanno necessità di essere assistiti, i giovani di essere guidati, ma anche questa è “care”, di tipo sociale. Avendo come focus i giovani dovremmo indurre loro, anche attraverso lo sport, uno stile di vita che gli consenta di arrivare alla vecchiaia in discrete condizioni fisiche. Di recente la Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome ha recepito la nuova regolamentazione che disciplina le Associazioni Sportive Dilettantistiche sul doppio fronte, riconoscendone il ruolo sociale dello sport sia sul versante agonistico sia su quello dilettantistico-ricreativo. Un passo in avanti per produrre sempre maggiore consenso verso la figura dell’educatore socio economico sportivo europeo, nella quale crediamo fermamente”.

di Gianni Poli

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