In gol le punizioni di Sant’Ambrogio

Caro direttore,

doveva essere proprio un bel tipo il vescovo Ambrogio, burbero, severo e permaloso. Quand’era in vita, nel quarto secolo, era famoso per la sua testardaggine e la storia racconta che dovettero insistere a lungo perché accettasse di fare il vescovo di Milano. “Va bene, ci sto” disse alla fine, ma non si accontentò di un ruolo di semplice rappresentanza. Da allora il patrono Ambrogio controlla tutto, osserva tutto, giudica e interviene. Così nei giorni scorsi quando ha ascoltato le parole del cardinale Scola che parlava di una Milano ormai senz’anima dev’essersi detto che era proprio vero, Scola aveva ragione e bisognava che anche lui dicesse la sua. È che ha fatto? Il giorno della sua festa – 7 novembre Sant’Ambrogio – ha tolto l’anima anche al Milan e all’Inter facendole perdere tutte e due contro Genoa e Udinese.

Dici che è una ricostruzione troppo audace? Troppo fantasiosa? Ma no, direttore, è proprio così. Sant’Ambrogio vede, controlla e interviene. Sa benissimo che Galliani e Barbara Berlusconi non si filano, sa che Thohir con il calcio italiano non c’entra niente e cerca di salvare il salvabile.

Certo non è un’impresa facile ma i tifosi del Milan e dell’Inter in che altro possono sperare se non in un miracolo del loro vescovo? In Mancini? In Inzaghi? In Kovacic o Menez? In una resurrezione di Palacio e Torres? Buona notte…

Fuori di metafora, e lasciando da parte i santi, è stata una giornata strana. Sembrava che fosse cominciata male per la Juventus, fermata a Firenze, e invece né RomaNapoli hanno saputo approfittarne. A fare un piccolo sorprendente balzo in  avanti è stato il Genoa, che è arrivato addirittura al terzo posto, ma questo la dice lunga sulla mediocrità della nostra serie A.

C’è un livellamento in basso che fa spavento. Squadre obiettivamente modeste, come il Sassuolo, l’Empoli, il Palermo, un tempo considerate “squadre materasso”, oggi se la giocano alla pari con tutti.

Un vantaggio per lo spettacolo? “Questo non credo” direbbe Antonio Razzi. Lo spettacolo è bello quando la propria squadra vince.

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