Vorremmo offendere, a volte

Intrattenimento puro a Padova, dove gli azzurri di Brunel chiudono con una sconfitta contro il Sud Africa i test autunnali. Finisce 22-6 ma si rimane in partita fino all'80° minuto. Il problema è l’attacco

Senza la terza segnatura di Habana avremmo chiuso con il record di mete subite dal Sud Africa, abbiamo invece eguagliato Witbank, giugno 2010, quando perdemmo 29-13 (3-1). Oggi, in un Euganeo quasi pieno (27.650 gli spettatori) e partecipe, abbiamo finito con la lingua di fuori 6-22. Non solo abbiamo subito una meta di troppo, è mancata proprio la nostra. Non tanto per vincere, piuttosto per rimanere prepotentemente nel match. Perché dopo un primo tempo chiuso sul 6-8, quando poi il Sud Africa è riuscito a segnare la seconda (buco di Carr e meta del Man of the match Reinach) si è ritrovato subito oltre il break (6-15) e con forze fresche in campo tali da non consentire alcuna rimonta (Le Roux, Pollard e Hougaard: roba da stropicciarsi gli occhi). Purtroppo a soli calci puoi vincere con la Scozia, le Fiji. Con gli Springboks non vai da nessuna parte. Due i momenti cruciali del match: al 54′ quando potevamo passare in vantaggio con Haimona (corto da 50 metri sul 6-8) e negli ultimi dieci minuti, con una touche sui cinque che poteva regalarci un finale infuocato.

Buona la difesa

È un Italia, vista oggi ma in generale per tutto novembre, più solida in difesa soprattutto nel primo canale, grazie al lavoro di recupero sulla spalla debole della mischia e le doti di placcaggio di Haimona e di Morisi, nel primo tempo il migliore degli azzurri. Si percepisce un’idea di gioco, le cui lacune emergono nella poca alternanza tra piede e mano (prima parte di gara solo calci, anche ben eseguiti, seconda parte solo schemi fino all’ala: siamo prevedibili) e nella mancanza di schemi classici del rugby attuale. Noi, l’up&under per recuperare il pallone sulla profondità, non possiamo permettercelo, al massimo ci affidiamo al calcio alto di Gori nel box – ma è telefonato: con McLean (troppo leggero), non possiamo sfruttarlo, rimane il lato di Sarto e l’uomo ovunque Parisse, oggi impeccabile.

 

Domande
Il numero delle fasi è poi un’altra chiave di lettura: oltre le cinque-sei (in attacco come in difesa) scoppiamo. Nel senso che smarriamo lucidità e idee se abbiamo il pallone, e andiamo in apnea se lo hanno gli altri. E il riposizionamento ne risente. Come si allena questo fondamentale? È una questione di fondo? Ritmo nei rispettivi campionati? Il problema è che se noi giochiamo 40 minuti effettivi a questo ritmo cambiamo le prime linee troppo presto e dobbiamo forzare i cambi (che non sempre abbiamo). Si dice, si calcola, che alla RWC 2015 il tempo effettivo salirà del 20 per cento, se non di più. Dove lo recuperiamo?

 

Un gruppo più forte

Di positivo, al termine di questo trittico autunnale, è la qualità del rugby giocato. Sono state partite piacevoli, tirate in cui l’Italia ha dato prova di aver ritrovato lo spirito di squadra mancato negli ultimi 12 mesi. E con un pizzico di fortuna in più si batteva l’Argentina e si chiudeva con il miglior parziale di sempre con i secondi del ranking mondiale. Invece sono sempre 16 quelli che ci dividono dai sudafricani, come a Witbank, quattro anni fa.

 

I singoli e i reparti

Kelly Haimona ha guadagnato la maglia di titolare per il Sei Nazioni, giocando senza strafare e muovendo bene il pallone. Ha impegnando con continuità i suoi diretti avversari – primo centro e apertura – lasciando spazio ai suoi compagni di linea. Deve aumentare le percentuali al piede.

La mischia ha dato prova di stabilità, ingaggiando battaglie alla pari con sudafricani e argentini e mettendo sotto Samoa. Ancora da registrare la touche ma si sono riviste percentuali di possesso simili al Sei Nazioni 2013.

Hanno ricevuto pochi palloni i tre-quarti e la vivacità di Campagnaro e Sarto ne ha risentito un po’. Da rivedere Vunisa, timido, e Edoardo Gori, alterno e solo in parte giustificato da un lento recupero al ginocchio.

La buona notizia sono i senatori che giocano all’estero: Ghiraldini, McLean, Masi. Hanno una tenuta superiore agli altri e pensano più veloce.

 

Chiudiamo con un’ulteriore conferma del talento di Furno. Con Geldenhuys ha formato una coppia di seconde linee che può portarci in alto. Non solo in touche.

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