Balotelli al momento opportuno

Con Pellé e Zaza non si va lontani e allora anche “agghiaggiande” Conte si arrende alla ragione di stato (la sua) e convoca chi può fare la differenza domenica contro la Croazia. Come dargli torto?

Caro direttore,

prima ancora di dire qualcosa sul campionato, sulla Juventus settebellezze, sulla Roma che tiene, sul Napoli che risorge e sulle milanesi che fanno piangere lasciami fare una breve riflessione sulla Nazionale. Perché all’improvviso “agghiaggiande” Conte ha riconvocato Balotelli? Perché finalmente SuperMario si è messo a fare gol nel campionato inglese? No. SuperMario non segna da una vita. Perché sta trascinando il Liverpool in vetta alla classifica? Manco per idea. Il Liverpool è dodicesimo, staccato di quindici punti dal Chelsea di Mourinho. Perché nonostante i cattivi risultati della squadra Balotelli ha messo la testa a posto? Neanche, SuperMario è sempre lo stesso, sregolatezza senza più genio.

E allora perché questo ripensamento in chiave azzurra? Forse perché Conte ha capito che con Pellé e Zaza non si va da nessuna parte. Perché hai voglia di dire che più che al calciatore bisogna guardare all’uomo. Questo va bene se giochi contro Malta, ma se devi affrontare la Croazia per giocarti la qualificazione agli Europei, è meglio che guardi al calciatore.

Chiusa la parentesi (sai che io ho sempre difeso Balotelli e mi è sembrato ingiusto scaricargli addosso tutte le colpe della figuraccia fatta ai Mondiali) torniamo al campionato. Il tanto bistrattato Allegri sta dimostrando di esser all’altezza della panchina della Juventus, Garcia, Benitez e Mihajlovic pure stanno confermando quanto di buono hanno fatto l’anno scorso.

Il problema sono le due milanesi. Inzaghi sta facendo il minimo sindacale, Mazzarri neanche quello se è vero che lo speaker ufficiale del Meazza non ha neppure il coraggio di pronunciare il suo nome per il timore dei fischi. Quando gli tocca dirlo, abbassa la voce in un sussurro. Sembra un secolo fa quando urlava “Mourinho” e quasi veniva giù il terzo anello.

Per Inter e Milan è una fase di transizione e riflessione. Sembrano due società stanche, sfiduciate, senza dirigenti all’altezza. Moratti non c’è più, Berlusconi fa solo passerella il venerdì a Milanello senza metter mano al portafoglio, Thohir è tutto tranne che un trascinatore, Galliani mi pare demotivato e i risultati sono questi. Alla ripresa del campionato è in programma il derby. Ma bisogna proprio giocarlo? Non si può cancellare dal calendario?

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