Bottai, ambasciatore della ragione

Si è spento a 84 anni uno dei più grandi diplomatici del nostro Paese. Come presidente onorario della Federazione Cricket d’Italia è stato il primo a muoversi affinché uno sport di difficile lettura per il nostro pubblico diventasse una grande opportunità d’integrazione

L’avevo visto l’ultima volta poco più di un anno fa. Stava declinando, lo sapeva, ma non per questo aveva perso la sua arguzia, quell’ironico senso del sottinteso con cui riusciva, senza mai dire no, a farti capire quando fosse inopportuno insistere su un argomento. Quante volte negli ultimi trent’anni, in questo modo, mi ha impedito di commettere sciocchezze irreparabili.

Bruno Bottai, morto domenica sera ad 84 anni, è stato uno dei più grandi diplomatici che l’Italia abbia avuto dal dopoguerra a oggi. Credo sia più esatto dire che con lui si estingue una generazione in cui essere Ambasciatore d’Italia significava ancora fare la politica estera del nostro Paese. Giovane console a Tunisi negli anni ’50, poi a Parigi, due volte a Londra e due volte alla Santa Sede, in occasione della revisione del Concordato, per arrivare infine alla Segreteria Generale della Farnesina, attraverso la sua carriera si può testimoniare la storia diplomatica italiana nella seconda metà del XX secolo.

Amico d’infanzia di mio padre, Antonio, con cui condivise un lungo viaggio formativo in Argentina nel 1949, Bruno Bottai è stato per me, dal 1987 ad oggi, il punto di riferimento: l’unico la cui parola non mi sarei mai permesso di discutere. Entrò in contatto con me – e conseguentemente con il cricket – nel 1986 quando, giovane inesperto sognatore, feci conoscere a lui, Ambasciatore d’Italia presso la Corte di San Giacomo, i miei utopici progetti. Nell’agosto 1987, allorché rientrò a Roma per dirigere il Ministero, accettò di assumere la carica di Presidente Onorario, di fatto dando credibilità con il suo nome a un movimento all’epoca donchisciottesco.

Anno dopo anno, i suoi consigli e le sue intuizioni hanno guidato il mio operato. Oggi tutti parlano d’integrazione e del ruolo guida che il cricket svolge in Italia in questo campo. Pochi si ricordano che lui tutto questo l’aveva previsto quasi vent’anni fa.  Era il 1° dicembre 1995. L’Associazione Italiana Cricket (non ancora riconosciuta dal CONI) festeggiava il suo 15° compleanno in coincidenza con il riconoscimento da parte dell’International Cricket Council. Fu in questo momento di grande euforia che Bruno Bottai sorprese tutti con una affermazione che non può che essere definita profetica: “Il cricket – sentenziò – giocherà un ruolo decisivo negli anni a venire nel processo d’integrazione che è in atto nel nostro Paese.”

Oggi il cricket italiano è quello che aveva ipotizzato Bottai, qualcosa di stupendamente unico in Italia, qualcosa di cui tutti noi possiamo essere giustamente orgogliosi. Non dimenticheremo mai l’uomo che, primo e solo, ci ha mostrato la via.

 

Simone Gambino

Presidente Federazione Cricket d’Italia

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