Lo sport Usa a piedi uniti in politica

Le imminenti elezioni di “midterm” mettono in luce il ruolo delle organizzazioni professionistiche di baseball, football, basket e hockey: giocano la partita a livello di enormi finanziamenti, leciti

Tra pochi giorni gli Stati Uniti affronteranno le elezioni di midterm, ossia il rinnovo biennale di tutti i 435 rappresentanti alla Camera e di 33 senatori su 100. Tempi di vacche magre per il presidente Obama, che, marginalizzato dal proprio partito, dovrà con ampia probabilità affrontare gli anni conclusivi del proprio mandato con il Congresso in mano ai repubblicani del Grand Old Party (GOP). Avvicinarsi alle urne, tuttavia, negli USA significa in primo luogo oliare le poderose macchine elettorali composte da consulenti, specialisti della comunicazione e analisti politici, coinvolgendo in modo pervasivo singoli cittadini, gruppi di potere e lobby. Con un sistema regolamentato dalla legge e teoricamente basato sulla trasparenza, le donazioni dei privati a candidati e partiti sono un emblema del sistema politico statunitense, sia per le cifre versate (per le elezioni del 2014 si stima almeno 1 miliardo di dollari), sia perché i nomi dei contribuenti sono pubblici, tranquillamente consultabili anche su internet.

LE ORGANIZZAZIONI – Ovviamente il mondo dello sport è parte attiva della vita politica statunitense. Sarebbe infatti impensabile che strutture come la NFL ($9,5 miliardi di ricavi nel 2013, per un mercato dal valore complessivo di $46 miliardi) o la MLB ($15,5 miliardi di guadagni per le due scorse stagioni), costituite da potentissimi uomini d’affari, rinunciassero a dire la propria in un sistema nel quale tradizionalmente la società governa la politica. Sebbene esistano casi di donatori che hanno equamente ripartito i contributi tra democratici e repubblicani, nella maggior parte delle circostanze i flussi di denaro sono univocamente diretti a una parte – per lo più alla destra. Molto interessante è il fatto che il denaro non arrivi dalla società sportiva in sé (la franchigia), bensì da quanto è definito organization, ossia l’insieme di soggetti a essa riconducibili direttamente (proprietari e famiglie, dipendenti, atleti) o indirettamente (sostenitori celebri, associazioni di beneficenza collaterali). In questo senso, la ricostruzione dei finanziamenti da parte di privati dei vari livelli dell’organizzazione permette di individuare una coerenza d’azione che rende le società sportive simili ad attori unitari.

Non potendo contribuire tramite le franchigie per motivi giuridici, fiscali e d’opportunità mediatica, i proprietari delle squadre muovono capitali e organizzazioni a sostegno dei candidati, divenendo, con un gioco di parole riferito al baseball, political heavy hitter, grandi colpitori politici. In tutti i sensi.

IL BASEBALL MLB – Prendiamo il caso di Peter Angelos, proprietario dei Baltimore Orioles, un avvocato che ha costruito la propria fortuna vincendo importanti class action contro il settore dell’amianto. Angelos e la moglie hanno finanziato il Partito democratico in vista delle elezioni del 2012 con 1,4 milioni di dollari, mentre altri soggetti dell’organizzazione Orioles hanno versato 400mila dollari. Restando nell’àmbito del baseball, i contributi di Angelos impallidiscono di fronte all’impegno di Joe Ricketts e degli uomini chiave dei suoi Chicago Cubs: quasi 13 milioni di dollari spesi nel 2012 per contrastare Barack Obama, un obiettivo diventato per lui una vera e propria missione. Ricketts, che definì il Presidente «un Lincoln nero e metrosexual» ed elaborò un piano per sconfiggerlo, ha garantito personalmente all’allora candidato Mitt Romney e al suo partito 10 milioni di dollari – non male se si pensa che il totale dei contributi dalla MLB ai repubblicani è stato di 18 milioni. Paradossalmente, però, la figlia di Ricketts, Laura, ha inviato ai democratici oltre 700mila dollari, seconda solo agli Orioles e ai Minnesota Twins (circa $600.000). Chissà quanto ha inciso il mai nascosto tifo di Obama per l’altra squadra di Chicago, i White Sox

Tra i grandi sostenitori del Presidente è da ricordare anche Magic Johnson, che ha donato oltre 65mila dollari, mentre altri 250mila sono giunti dai Los Angeles Dodgers, franchigia della quale il mito dei Lakers è co-proprietario.

IL FOOTBALL NFL – Passando alla NFL, tra il 2009 e il 2012 sono giunti alla politica circa 3 milioni di dollari, il 60% in favore della destra. Il proprietario dei Miami Dolphins Stephen Ross, per esempio, ha contribuito alla campagna di Romney con 133mila dollari, così come la dirigenza degli Houston Texans, che nello stesso periodo ha versato nelle casse repubblicane mezzo milione di dollari ($215.000 solo da parte del patron Bob McNair). Per trovare una donazione in favore dei democratici nel mondo del football bisogna scorrere le liste: New York Giants, Pittsburgh Steelers (i Pittsburgh Pirates di baseball invece sono fermamente repubblicani), Minnesota Vikings e New England Patriots, tutti sotto i 70mila dollari. Nel complesso, se si isolano i soldi per il sostegno ai soli candidati presidenziali del 2012, risulta che Romney abbia ottenuto quasi 1,5 volte i fondi di Obama.

L’HOCKEY NHL – Ancora più netto è stato il sostegno al GOP nel mondo dell’hockey: nel 2012 il rapporto tra i contributi a repubblicani e democratici è stato di 2,5 a 1 (un milione di dollari contro 400mila), un dato che rende la NHL la lega più a destra tra le Big Four. È indicativo che tra i nove contributi superiori ai 50mila dollari solo due siano a favore di Obama. Paragonando i maggiori sostenitori dei due schieramenti, i Los Angeles Kings hanno supportato i conservatori con 223mila dollari, quattro volte in più dei Washington Capitals, primi tra gli alleati dei liberal. E ancora: per eguagliare i 105mila dollari dei Nashville Predators alla causa di Romney occorre sommare le donazioni di Pittsburgh Penguins, Florida Panthers, Anaheim Ducks e Colorado Avalanche.

DEMOGRAFIA POLITICA DEI TIFOSI – Attenzione, però, perché c’è un dato interessante che riguarda i tifosi: secondo uno studio del 2013 pubblicato sul National Journal, l’appassionato medio di sport negli USA sarebbe tendente al centrodestra e propenso a partecipare alle elezioni. Grandi differenze ci sono ovviamente tra le varie discipline e le diverse squadre, anche per motivazioni storiche, ma secondo gli autori della ricerca, Will Feltus e Mike Shannon (National Media e Vianovo), i più conservatori sono coloro che seguono il golf PGA, il circuito NASCAR, il football universitario NCAA e la NHL. Addirittura, le tifoserie di squadre quali Alabama Crimson Tide e Georgia Bulldogs (NCAA) e Atlanta Braves e Texas Rangers (MLB) sarebbero al limite destro del Partito repubblicano. Al contrario, Boston Celtics, New York Knicks, Miami Heat (NBA), San Francisco 49ers (NFL) e San Francisco Giants (MLB) avrebbero supporter spostati in modo rilevante a sinistra. Una divisione, quindi, che segue la demografia politica statunitense.

Considerato che nel complesso NFL e MLB sono seguite da un pubblico di fatto trasversale (il GOP è al 55%), a essere marcatamente democratici negli USA sono la NBA e la Major League Soccer, nonostante i loro appassionati abbiamo un basso tasso di partecipazione alla vita politica – qui si potrebbe ampliare il discorso agli aspetti etnici dello sport a stelle&strisce. Una piccola curiosità: il livello più elevato di astensionismo alle elezioni è riscontrato tra gli amanti del wrestling WWE, esattamente all’opposto degli spettatori del golf femminile LPGA.

IL BASKET NBA – Riprendendo l’argomento principale, la tendenza democratica del pubblico della pallacanestro ha una peculiare simmetria nella condotta dei proprietari delle squadre: la NBA è l’unica delle grandi leghe che ha donato soprattutto al partito di Obama. Nel periodo 2009-2012, infatti, dal basket sono arrivati alla politica circa 2,2 milioni di dollari, il 61% dei quali è andato ai democratici. Per esempio, i Boston Celtics, che pure annoverano Romney tra i tifosi, hanno finanziato Obama con 210mila dollari, la maggior parte proveniente dal co-proprietario Stephen Pagliuca. Mark Cuban, che possiede i Dallas Mavericks, ha supportato i democratici nei mesi precedenti le elezioni con circa 45mila dollari, ma il suo contributo alla causa liberal è stato in particolare una dura presa di posizione contro Romney.

IT’S POLITICS EVERYWHERE – Il ruolo del mondo sportivo nel sostegno finanziario alla politica – con le connesse attività di lobbying – è dunque un aspetto fondamentale della realtà statunitense. In Europa crediamo che l’estrema partitizzazione dei nostri sistemi conduca a un’eccessiva politicizzazione, ma forse negli USA la questione è ancora più profonda, poiché, al netto del limitato ruolo dei partiti, il sistema è completamente politica: la preminenza della società sull’establishment – proiezione dello spirito costituzionale al contempo idealistico e individualistico – rende ogni attività sociale un campo di battaglia. L’importanza di analizzare il rapporto tra sport e politica non riguarda tanto la rilevanza economica di questa industria, quanto la sua pervasività sociale. Gli esempi sono innumerevoli: il dibattito sulla violenza nel football; le commissioni per studiare il calo del numero di afroamericani nel baseball MLB; le prese di posizione di uomini di sport, tifosi e franchigie riguardo all’inasprimento delle leggi sull’immigrazione in Arizona; la condotta privata dei giocatori di basket; le inchieste sul razzismo nell’hockey NHL; l’intervento di Obama per sollecitare la fine dello sciopero degli arbitri NFL… Tutti casi nei quali a dominare è la politica, che la dinamica sia dal Paese verso Washington o da Washington verso il Paese.

Sarà interessante analizzare i dati del coinvolgimento delle dirigenze sportive nelle elezioni di medio termine del 2014, che probabilmente vedranno il successo dei repubblicani. Sul tavolo delle leghe ci sono molti dossier aperti, dall’ingresso di nuove squadre nei campionati (cioè stadi, tassazioni, lottizzazioni, mobilità dei capitali, apertura di nuovi mercati urbani e statali, finanziamenti pubblici…) alla gestione di casi di violenza o razzismo. Chi osserva gli Stati Uniti sa che dalla scelta del cavallo giusto potrebbe transitare la gestione del caso Ray Rice o lo spostamento di una squadra della NFL a Los Angeles, Toronto o Londra.

 

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