Ferrero, calcio caciotte e pecorino

Lo chiamano Vipefretta, e' il neopresidente della Sampdoria, l'uomo che ha saputo comprare i debiti blucerchiati non sapendo quando li onorera': a modo suo un fenomeno

Caro direttore,

l’hai visto da vicino? Sguardo spiritato, occhi a palla sempre fuori dalla orbite, in lite da anni col parrucchiere, barba incolta e soprattutto bocca sempre spalancata a spararle grosse, come neanche il miglior Razzi. È Massimo Ferrero, l’uomo del momento del campionato italiano, il pepe senza il quale, visto il livello e il ritmo del gioco che si vede in campo, cadremmo inesorabilmente in letargo.

Massimo Ferrero, per gli amci “vipefretta”, è un furbacchione abile e spregiudicato. Basti dire che è diventato presidente della Sampdoria senza tirar fuori una lira. L’ha presa a titolo gratuito dal petroliere Garrone accollandosi soltanto i debiti che chissà quando e come pagherà.

Romano del quartiere popolano del Testaccio, 63 anni, figlio di un’ambulante e di un controllore degli autobus, sposato con un’ereditiera di un’azienda che esporta caciotte e pecorino negli Stati Uniti, padre di cinque figli, Ferrero viene dal mondo del cinema. In quel mondo ha fatto tutto, dal fattorino al produttore. E l’ha fatto bene, visto che oggi è proprietario di sessanta sale. Gli è andata meno bene con le compagnie aeree, visto che la Livingston Energy Flight che ha acquistato nel 2009 è fallita e Ferrero è stato condannato a un anno e dieci mesi per bancarotta fraudolenta.

Ma questo nel mondo del calcio non conta. Condanna o no, Ferrero può fare e dire ciò che vuole. Può anche sostenere, come ha fatto ieri, che Moratti “doveva cacciare quel filippino”. Il “filippino” sarebbe Thohir, che non  è filippino ma indonesiano, ma che importa? Ferrero ha fatto soltanto intendere che nella diaspora interista lui sta dalla parte di Moratti. Il bello è che fra due giorni c’è Inter-Sampdoria e magari Ferrero e Thohir si metteranno seduti vicino. Chissà che cosa si diranno, e in che lingua.

Nell’attesa di questo possibile incontro-scontro, archiviamo in fretta il resto della giornata. Non è successo assolutamente niente, se non la tanto attesa esplosione di Higuain che ha trascinato il Napoli a un clamoroso 6-2 sul Verona. Si aspettava il Milan di Inzaghi, ma il campo ha confermato che non è più tempo di miracoli, non si passa dal nono posto alla Champions in pochi mesi. Il Milan sta facendo meglio dell’anno scorso e bisogna accontentarsi di questo, senza sognare troppo in grande. Torres non più il nino di una volta, El Shaarawy non vede più la porta e Honda non può essere diventato di colpo Lionel Messi. Pazienza, dunque, tifosi rossoneri, pazienza e buona volontà.

Resta il duello al vertice. Camomilla anche da quelle parti. La Juventus ha liquidato senza patemi la pratica Palermo, la Roma ha strappato un punto alla Samp di Ferrero. Niente che già non ci aspettassimo.

Alla prossima.

Leggi anche:

Un minuto di silenzio
Il golf agli antipodi
Torino di nuovo Capitale
www.pdf24.org    Invia l'articolo in formato PDF   
Commenta: