Il Comune di Brescia affossa il cricket

L’ormai ex “Leonessa d’Italia” vive la realtà di amministratori quantomeno miopi, contrari all’idea di un impianto proposto dall’International Cricket Council e riservato al primo sport che si gioca in città, con costi sostenuti dall’ICC per l’80%. A carico del Comune 30 mila euro, da onorare alla consegna dell’impianto o in cambio di servizi municipali. Dalla “Loggia” è venuto un no deciso

Metti in campo un bel problema – un impianto nuovo, per molti aspetti risolutivo – e nel contempo tracci già la soluzione, congrua, ottimale, a portata di mano. Ma la trattativa incredibilmente sfuma dopo un primo approccio decisamente positivo. Il pasticciaccio succede a Brescia, non riguarda uno sport di prima fascia, di quelli che la televisione onora ad ogni costo, ma il cricket che qualcuno considera marginale ma a Brescia marginale non è. Al contrario è il primo sport praticato in città e la gente oramai lo gioca in ogni possibile spazio disponibile. Ma questa realtà il Comune finge di non conoscerla.

Pur in presenza di un cronico problema relativo agli spazi per il cricket il Comune di Brescia ha rifiutato l’offerta congiunta dell’International Cricket Council e della Federazione Cricket Italiana di costruire in città un campo da cricket riconosciuto ufficialmente a livello internazionale. Il progetto aveva tutte le caratteristiche di una offerta posta su un piatto d’argento. Il campo sarebbe stato infatti finanziato all’80% dall’International Cricket Council, d’intesa con la Federazione Cricket Italiana, al Comune sarebbe toccato contribuire per il restante 20% – 30mila euro dei 150mila complessivi per la realizzazione dell’impianto - solo alla consegna, già stabilita nel 1° aprile 2017. Non è finita: l’International Cricket Council si era reso disponibile a trasformare i 30 mila euro del contributo comunale in servizi municipali diluiti nel tempo per non gravare sulle asfittiche casse della città.

Il progetto era stato esposto l’8 settembre scorso al Capo di Gabinetto del Sindaco, Giandomenico Brambilla, e all’Assessore all’Ambiente Gianluigi Fondra, dal responsabile dell’ICC per lo sviluppo europeo, Nick Pink in un incontro ufficiale alla Loggia. E tutto lasciava presumere un esito positivo.

Mr. Pink aveva sottolineato la grande importanza strategica di Brescia per la diffusione del cricket in Italia e in Europa, tanto che l’ICC aveva dato la massima priorità al progetto. Verificata l’idoneità dell’area di Via Gatti (ex cantiere della metropolitana) dove ubicare il campo, il dirigente dell’ICC aveva anche specificato che i lavori sarebbero stati gestiti e pagati per intero dal Council, per evitare pastette e lungaggini. Al Comune la possibilità di scegliere come onorare il proprio impegno, risibile a fronte dei vantaggi per la comunità.

Per parte sua, la Federazione Cricket Italiana si impegnava a trovare un campo temporaneo dove far giocare le tre società bresciane (Janjua, Jinnah e Lions) impegnate nei campionati federali nelle stagioni 2015 e 2016.

Ci sembra opportuno segnalare la miopia degli amministratori bresciani, oltre a un loro deficit ormai palese: sono anche sordi a qualsiasi ragionevole appello.

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