Gavirate, l’Australia altrove

Vediamo come e perché i dirigenti dello sport “aussie” hanno scelto l’Italia e un paese di novemila anime a un passo dal lago di Varese per insediarvi il loro Centro europeo di allenamento. L’AIS sorge in una ex-struttura scolastica dove c’è di tutto per consentire agli atleti di vertice del continente down under di rendere al massimo

Australian Institute of Sport, European Training Centre: questo il nome per esteso. In sintesi AIS, insediato a Gavirate, paese di circa novemila anime che guarda il Lago di Varese dalla riva più a nord. “Gavirate era tra le cinque località europee selezionate per ospitare la struttura, assieme a Ostia, due in Francia e una in Spagna”, ricorda in un ottimo italiano Warwick Forbes, direttore del centro. “Qui siamo vicini all’aeroporto di Malpensa, in riva al lago e con alle spalle le montagne”. Tutto questo, tradotto in necessità sportive, significa spostamenti facili per le competizioni europee e possibilità di allenamenti per ciclismo, canottaggio e vela, ma anche calcio, pallavolo e football australiano, magari in collaborazione con team e impianti sportivi della zona.

Tre piani di un ex edificio scolastico, un prato ereditato da un vecchio campeggio e solo la pista ciclabile a separare il Centro dal lago, per una bellezza e una quiete  che attenuano la nostalgia di casa che gli australiani dicono di avvertire, come conferma la coordinatrice, Bryony Duus. Dentro tutto è in ordine, pulito e pronto all’uso come se l’inaugurazione del 3 marzo 2011 fosse adesso. Lo ha disegnato l’architetto Gianmaria Beretta, gli “aussie” lo hanno affittato per dieci anni, si sviluppa su 5mila quadrati, attrezzarlo di tutto punto è costato 7 milioni di euro.

Bryony ci fa strada: al pian terreno il laboratorio di fisiologia, attrezzato per testare forma fisica e condizione generale degli atleti con rulli per ciclisti, remoergometri per canottieri e un tapis roulant anche per atleti disabili, poiché è largo abbastanza. Tre ambulatori e sala massaggi; una palestra e due piscine riabilitative con temperatura di 36 e 14 gradi, con gli atleti che saltano come salmoni da una all’altra. Poi la medicina sportiva, le analisi delle prestazioni, l’acquisizione delle competenze; e uffici, sale riunioni e quel che serve per l’accoglienza.  Al piano di sopra 25 camere doppie: belle, comode e con la vista sul lago, quelle a sinistra. Al piano di sotto  sale ricreative, postazioni internet, biliardo, lavanderia e stanze per altro. Tutto quanto occorre agli atleti.

“La mensa è per tre pasti giornalieri” precisa Bryony “per il resto c’è lo snack-bar”; da non intendersi come il simpatico baretto della stazione a un binario di Gavirate ma piuttosto come dispensatore di barrette, cereali e varie possibilità di alimentazione che porta gli atleti a consumare altri quattro pasti per arrivare a sette al giorno, quando necessario. “Ma gli chef sono italiani, cucinano pasti italiani” specificano dalla reception le tre ragazze che ci lavorano, italiane anche loro. “Diciamo che gli australiani ci tengono al loro essere australiani, e un po’ sorridono; e comunque sono gentili, puntuali, precisi”.

Da incorreggibili italiani, l’AIS ci sembra un’astronave aliena, ricorda “L’uomo che fuggì dal futuro”, film di fantascienza in cui George Lucas racconta di una società sotterranea e computerizzata con i cittadini vestiti di bianco e identificabili con i numeri invece che con nomi propri. In realtà è tutta sana invidia per un centro sportivo moderno e funzionale che coccola i suoi atleti prima di buttarli nelle battaglie sportive in giro per l’Europa. Come la Nazionale di Rugby, quella di Hockey e i campioni di ciclismo Cadel Evans, Michael Rogers e Simon Gerrans. A loro si è aggiunto lo junioers Campell Flakemore, medaglia d’oro nella cronometro ai recenti Campionati del Mondo di Ponferrada. Sempre il quel mondiale l’Orica-AIS nella cronosquadre ha preso l’argento allineando sei australiane su otto. Le due straniere? La svedese Emma Johannson e la nostra Valentina Scandolara che ha le idee ben chiare: “Vado spesso a Gavirate, per i ritiri con la squadra e per allenarmi col mio direttore sportivo e preparatore Gene Bates. Penso sia incredibile come I’AIS sostenga i suoi atleti in Europa:  è innegabile ed evidente l’enorme scarto che ci divide da loro in questo campo”. 

Leggi anche:

A Facebook non far sapere…
Kittel punta Saronni, ma Alfredo Binda...
La penultima fatica di Ivana
www.pdf24.org    Invia l'articolo in formato PDF   
Commenta: