La Lucca-Roma di cinque indomiti

Vestiti di tutto punto come cento anni fa, in sella a bici d’epoca, gli ardimentosi provenienti da ogni parte d’Italia e dalla Francia hanno ripercorso, fra notevoli difficoltà, la tappa più lunga del Giro 1914

La tappa più lunga del Giro d’Italia risale al 1914, per la precisione al 28 maggio quando si corse la Lucca – Roma di 430 chilometri. Quel Giro è passato alla storia per i record che lo contraddistinsero, mai più neppure eguagliati. È stata l’edizione con il 90% dei ritirati (solo otto corridori raggiunsero Milano), con le tappe più lunghe (in media 396 chilometri), il maggior distacco (1h 57’ 26”) tra il primo e il secondo classificato,  ma soprattutto con la fuga più lunga di sempre, del rodigino Lauro Bordin, che si avventurò da solo per 350 chilometri, senza nemmeno vincere la tappa.

Non a caso proprio sulla Lucca-Roma si è appuntato l’interesse di cinque indomiti vestiti di tutto punto come ciclisti d’antan e in sella a bici d’epoca, che hanno deciso di cimentarsi in quella frazione eroica, ripercorrendone le strade, quasi tutte in condizioni migliori di cento anni prima, salvo tratti di percorso inedito perché il tempo quando non devìa a volte cancella il tracciato. Ognuno aveva un ruolo in commedia, chi Girardengo, chi Galetti, chi Pratesi, chi l’aspirante: due per l’esattezza, Barlottini e Ripamonti.

A Lucca, a mezzanotte di sabato 31 maggio 2014 i cinque si sono sottoposti alla punzonatura delle macchine e al rituale del foglio firma presso le officine Poli di fronte a Porta Elisa dov’era fissata la partenza. Diciannove minuti dopo il via alla luce dei lampioni della città murata e dei fari a candela dei loro mezzi.

L’aria è mite, il vento tace, si fila veloci ad un passo di 25/30 chilometri l’ora con la cadenza dettata da Galetti e da Pratesi. Scorrono nel silenzio notturno i primi villaggi interposti tra Lucca e Firenze, nell’ordine Capannori, Porcari e Altopascio dove le sbarre del passaggio a livello non sono per fortuna abbassate ad evitare un colpo di mano di qualche attaccante della prima ora.

Alle porte di Firenze, la pioggia. In aumento d’intensità accompagna i cinque nel transito notturno del centro storico. Soave è Palazzo della Signoria, gli Uffizi e Ponte Vecchio con con i telai che luccicano di goccioline. Ma è già ora di puntare per la Valdarno e poi Arezzo, dove si fissa il primo controllo e il foglio firma siglato dopo 160 chilometri alle 8 del mattino. I saliscendi si fanno più tosti e frequenti e gli sviluppi delle moltipliche rendono il passo più incerto, con ricorso alla pedalata en danceuse. C’è anche vento contrario e laterale, ma questo non impedisce a Pratesi un bel numero per evitare un brutto capitombolo. Con manovra acrobatica discende dalla bici, la prende con sé e termina in piedi. Chapeau.

Lungo la strada che conduce al Trasimeno si affollano i borghi arroccati – magnificenze come Castiglion Fiorentino e Cortona – ma i cinque ci danno dentro: li attende la Città eterna. Alle porte del lago, prima di Tuoro, un fantastico tratto sterrato li porterà ai piedi del muro di Puntabella con pendenze ben sopra il 10%, sul davanzale del quale li attende il Trasimeno, le acque verdognole per il cielo plumbeo.

Anche la salita che porta al borgo di Magione si fa sentire ed è vincente l’agilità del duo Galetti-Pratesi seguiti dai tre grintosi compagni di ventura. Finalmente alle porte di Perugia, secondo foglio firma delle 12:05 dopo circa 240 chilometri, un barlume di sole. È tempo di ristorarsi da patron Spapperi per ripartire poi di buona lena. Scavalcato l’abitato di Perugia, il muro di Collestrada li costringe per la prima volta a zigzagare. Solo il colosso Ripamonti, gran passista, mette piede a terra per colpa del rapporto troppo severo.

Ripamonti, Barlottini e il Gira sono vittime di repentini colpi di sonno: si impone la pausa caffé per ritemprare lo spirito e ridar vigore alla pedalata. Alle porte di Spoleto, dopo un altro foglio firma (15.45, chilometro 310), un muro di 200 metri costringe tutti a mettere il piede a terra, la gamba va preservata, salire a piedi non è un’infamia.

All’uscita da Spoleto c’è la salita più lunga di giornata, il Passo della vecchia Somma, che inizia lieve ma poi è arcigno. Negli ultimi tre chilometri i nostri eroi non si arrendono. Li immortala anche nelle smorfie di fatica l’obiettivo di Elisa. La discesa verso Terni è “a tomba aperta”, le cinque bici toccano punte da primato grazie ai lunghi rettilinei. A Terni nuovo foglio firma, sono le 18 e alla metà mancano poco più di 100 chilometri. Poi le emozioni di Narni, borgo medievale unico, con i suoi vocianti abitanti, inclusi alcuni ragazzini attratti da quei figuri in bici di cui non avevano sentore.

Poi Civita Castellana e Nepi scandiscono il sopraggiungere del tramonto, rosato al cospetto di un campo di grano, indi la pioggia che inumidisce le coscienze. S’intravvede il bagliore della Capitale, la strada è una ragnatela di buche che non lascia scampo, aggiunge fatica improba a fatica. È volata in viale di Tor di Quinto, inevitabile sin dalla partenza. La spunta per mezza ruota il Gira, ghignando agli avversari. Sono le 23.45, si è sfiorato il giorno in sella, per 460 chilometri totali, 30 in più del previsto, grazie alle strade non più praticabili che hanno allungato la fatica.

Personaggi e interpreti

Alberto Boschi, da Sala Baganza (PR), dorsale 22, su macchina Maino, moltiplica 24×9 passo Humber, ha interpretato Costante Girardengo;

Simone Lamacchi, da Valeggio sul Mincio (VR), dorsale 85, su macchina Durkopp, moltiplica 44×18, nel ruolo di Assuero Barlottini, categoria aspirante;

Marc Lebreton, da Tarbes sud ovest della Francia, dorsale 35, su macchina Alcyon, moltiplica 46×20, nel ruolo di Ottavio Pratesi;

Davide Segalini, da Gazzo (CR), dorsale 30, su macchina Bianchi, moltiplica 44×18 nel ruolo di Carlo Galetti;

Adriano Vettorato, da Limbiate (MB), dorsale 86, su macchina Peugeot, moltiplica 50×20, nel ruolo di Umberto Ripamonti, categoria aspirante.

Nel ruolo di suiveur il dottor Gabrio Spapperi di Città di Castello (Pg), in quello di soigneur Elisa Romano, moglie del Ripamonti, pure abile fotografa.

Leggi anche:

Quando cominciano le Olimpiadi?
Doping, non se ne esce
TERRENCE ROSS vince lo Slam Dunk Contest 2013
www.pdf24.org    Invia l'articolo in formato PDF   
Commenta: