Ivana Di Martino – Le motivazioni cambiano

Mi domandano spesso perché corro e la risposta è sempre la stessa: perché mi piace, mi fa sentir bene fisicamente e mentalmente. Correre mi appaga sin da quando avevo dieci-undici anni, quando ho scoperto di amare il confronto, la competizione. Allora avevo una fortissima motivazione, superare mio fratello più grande, una questione irrisolta perché non è mai successo. Mi sarei offesa se mi avesse lasciato vincere, ma nonostante mi applicassi era migliore di me, più atleta, più capace. Io ero soltanto molto determinata, ma questo non bastava. La voglia di agonismo l’ho praticata sino ai 23 anni, sino a quando sono stata nel giro delle Nazionali di mezzofondo. Ero bravina sui 1.500, mentre sui 3.000 non ero gran che. La determinazione mi accompagna ancora, ma oggi la spendo per altre cause.

La famiglia mi ha sempre assecondato, mi allenavo tutti i giorni, vestivo i colori della Forti e Liberi di Monza, società più che gloriosa. I miei mi vedevano tranquilla, lontano dalle “compagnie strane”, che non erano per forza “cattive compagnie”. Vivevo in un ambiente protetto, in mezzo a gente sana che faceva quello che che piaceva anche a me, senza costrizioni. I genitori mi  accompagnavano nelle trasferte, spesso si partiva in macchina alle 6 del mattino, col freddo. Eravamo quattro figli venuti al mondo nell’arco di cinque anni, dal 1965 al 1970. Una sorella scout aveva al seguito un fratello, io ero di competenza di mamma e papà non solo perché ero la piccola di famiglia. I miei incarnavano il ruolo dei supporter discreti, sempre opportuni. Non finirò mai di ringraziarli.

Quando ho lasciato perdere le competizioni ho continuato a correre per esclusivo piacere. Come faccio ora, quando partecipo a qualche maratona. È subentrata la ricreazione, lo svago, il piacere di muovermi senza più avere voglia di migliorare. Per stare bene con me stessa. Durante l’università insegnavo nuoto, che è stato la prima passione della mia vita, mi piaceva tantissimo. Prima di cominciare a correre ero sempre in piscina, con mamma che mi ripeteva di cercare “qualcosa all’aria aperta”. Le ho dato retta per una questione di priorità, perché non potevo fare tutto. E la corsa mi affascinava di più.

Il lavoro l’ho lasciato quando ho avuto i figli, ma col tempo ho avvertito che confinarmi in casa non sarebbe stata una buona idea. Perché anche se sono importantissimi e darei la vita per loro mai bisogna dimenticarsi di chi sei e del senso vitale che ti appartiene. Per questo ho deciso che la corsa poteva diventare per me un mezzo per comunicare. Da lì sono nate le felici esperienze di “21 volte donna” per contrastare la violenza di genere e le 21 tappe di “Running for Kids”, il progetto FARO di Terre des Homme per aiutare i bambini in fuga dalla povertà, dalla malnutrizione e dalla guerra. Una follia quest’ultima, in termini di fatiche molte ravvicinate, ma in alcune situazioni non devi pensarci troppo, ti devi buttare. E anche questa esperienza mi ha aiutato, mi sento molto più forte.

Ravvicinata, il 12 ottobre, c’è la Corsa della Speranza, a Milano. Sei chilometri che intendo onorare non solo correndola, in qualità di ambasciatrice, ma inducendo tanti milanesi e non solo a partecipare. Andate sul sito www.lacorsadellasperanza.org per tutti i dettagli e l’iscrizione. C’è poi la versione Kids Run con tre sabati pomeriggio a precederla, sempre ai Giardini di via Palestro, in cui i giovanissimi potranno imparare alcuni segreti della corsa e soprattutto svagarsi. Il primo è oggi pomeriggio, dalle 15 alle 18, se potete accompagnate i vostri cari. È un’intelligente opportunità. Gratuita.

Ivana Di Martino

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