Un Argento che fa discutere

Il secondo posto degli azzurri del baseball agli Europei dopo due ori consecutivi va rivalutato, in prospettiva a breve. Senza dimenticare che ha vinto con merito la corazzata del “Regno dei Paesi Bassi”

Il secondo posto agli Europei della Nazionale italiana di baseball è da considerare un gran bel risultato. Dopo le vittorie del 2010 e del 2012 – due ori consecutivi – un argento contro l’Olanda, la squadra più forte d’Europa, non può dare scandalo. Se la Nazionale spagnola di calcio con i propri veterani arrivasse seconda agli Europei del 2016, si parlerebbe di un miracolo. Tuttavia, trattandosi dell’Italbaseball, qualcuno storce la bocca.

Al contrario, ci si deve complimentare con il manager Mazzieri in base a due considerazioni: gli azzurri hanno comunque difeso il podio mostrando ancora i frutti della programmazione della Federazione e lasciando trapelare speranze positive per le prospettive del nostro baseball. In inglese c’è una parola che rende bene questa sensazione, confidence, termine che va oltre le traduzioni di «sicurezza» e «fiducia», indicando un moto interiore per il quale si ha completa certezza delle capacità di qualcuno o del buon esito di qualcosa.

Osservando questa Nazionale – al netto di qualche errore di troppo – non si può non essere ottimisti: la squadra è composta da molti giovani (alcuni dei quali erano alla prima esperienza internazionale) che appartengono completamente alla scuola italiana, sia per storia personale, sia per il passaggio dall’Accademia di Tirrenia. Un esempio su tutti: Alessandro Vaglio, 25enne seconda base di Bologna, premiato come miglior difensore degli Europei. E il panorama dei prossimi anni induce all’ottimismo perché il quadro continentale non mostra particolari miglioramenti a livello complessivo, con alcune squadre in stallo o addirittura in fase declinante.

In secondo luogo non bisogna dimenticare che l’Italia ha perso non contro l’Olanda, bensì contro il Regno dei Paesi Bassi, federazione costituita, oltre che dagli stessi Paesi Bassi, anche da Aruba, Curaçao e Sint Marteen, le isole un tempo denominate Antille olandesi. La Nazionale oranje può disporre di uno straordinario lineup, composto da assi dei Caraibi che la rendono senza alcuna ombra di dubbio la squadra più forte d’Europa, ma non la migliore squadra europea.

L’elevato numero di giocatori provenienti in particolar modo da Aruba e Curaçao contribuisce significativamente alla costruzione della potenza olandese, ma solleva più di un dubbio sul baseball dei Paesi Bassi. Quelle che un tempo furono le Antille olandesi oggi sono Nazioni costitutive del Regno, quindi i loro abitanti sono olandesi a tutti gli effetti. È un dato di fatto che nonostante Aruba e Curaçao contino proprie squadre rappresentative iscritte alla Pan-American Baseball Confederation (il massimo organo di governo del baseball nelle Americhe) e inserite nel ranking mondiale della IBF (rispettivamente 36° e 48° posto), ad Amsterdam si preferisca per ovvi motivi convocare giocatori antillani o naturalizzati.

L’Olanda non riesce più a essere competitiva con la propria scuola? È possibile che l’epoca d’oro dei grandi lanciatori oranje sia in qualche modo terminata? Ovviamente tutto ciò non deve sminuire la vittoria dei Paesi Bassi, netta e meritata, quanto piuttosto convincere a osservare il lavoro di Mazzieri e degli azzurri con fiducia ed entusiasmo, perché in cantiere c’è una via italiana al baseball che potrebbe coincidere con la favorevole congiuntura del livellamento verso il basso delle altre squadre europee, ma che sicuramente dovrà migliorare in concretezza sul campo e gestione della partita per evitare gli scogli (la Spagna su tutti) e afferrare l’Olanda.

Alla vigilia degli Europei, per esempio, si imputava all’Italia una scarsa potenza di fuoco, carenza che effettivamente sul diamante a tratti è emersa. Nonostante i 72 punti complessivi segnati in nove partite, qualche volta gli azzurri hanno incontrato troppe difficoltà alla battuta: spetterà a Mazzieri comprendere se il problema sia stato tecnico o psicologico – probabilmente un insieme di entrambi i fattori. Nella finale contro l’Olanda abbiamo portato a casa 3 punti, subendone 5 su home run, senza dimenticare che al settimo inning siamo andati sul piatto con le basi piene e un solo eliminato. Basi piene e un solo eliminato, ossia a una nuvola di polvere in stile Charlie Brown dal sorpasso. Il baseball è così, una foglia che transita sul diamante può cambiare l’esito delle World Series.

Qua e là – paradossalmente – è emerso anche il dubbio che gli azzurri fossero troppo giovani. Rispetto alla Nazionale olandese l’età media degli italiani era leggermente minore (27,8 contro 28,4), con una composizione dell’organico simile a quello degli avversari. Mazzieri ha chiamato sei giocatori sotto i 25 anni, dieci tra i 25 e i 30 e otto sopra i 30. Analogamente Janssen ha scelto cinque sotto i 25 anni, undici nella fascia 25-30 e sette oltre i 30, tra i quali il 40enne Cordemans.

Anche in questo caso le critiche all’Italia appaiono sinceramente immotivate, a meno che non si voglia ammettere che invocare l’impiego di nuove leve sia il miglior modo per non cambiare mai le prediche a posteriori. Casomai è giusto dire che la maggior parte degli olandesi antillani abbia esperienze nelle major statunitensi.

L’Italia di Mazzieri e del progetto della FIBS ha davanti a sé prospettive di sviluppo tese non soltanto ai risultati sul campo, bensì anche alla realizzazione di un nuovo modo di intendere il baseball nel nostro Paese in un periodo storicamente complesso. Non potendo fisiologicamente piovere per sempre, bisogna agire per portare il sole, o comunque essere pronti quando le nuvole si allontaneranno. Dedicarsi – meglio: abbandonarsi – alle critiche insistenti nei confronti di questa Nazionale è quanto mai inopportuno. Si può discutere a lungo sulle difficoltà riscontrate in attacco – occorrono maggiori costanza e concretezza, – così come sulla composizione della squadra, ma le parole di Mazzieri dopo la finale sono state lampanti, poiché hanno richiamato i tre aspetti basilari: la capacità degli azzurri di reagire, evitando la slavina olandese; la priorità di costruire una squadra di giocatori italiani che siano alfieri della nostra scuola; la consapevolezza che nella Repubblica ceca siano state poste le prime pietre di un ciclo proteso al futuro.

Di che cosa vogliamo parlare allora? Potremmo soffermarci sulla condizione di Liddi e su quale sia la sua potenza anche solo a mezzo servizio; su Vaglio Outstanding Defensive Player con zero errori; sul ventenne Mineo; su Crepaldi, Sambucci, Da Silva, Rivera. Questi sono solo alcuni dei nomi sui quali incentrare il progetto della Nazionale, in attesa che dai campionati e dell’Accademia della FIBS giungano segnali incoraggianti. Allo stesso modo, però, i giocatori citati dimostrano come, per quanto l’Olanda possa avere il lineup più devastante d’Europa, sia l’Italia a vantare il diamante europeo più splendente. Ecco il motivo principale che rende l’argento del 21 settembre uno dei punti di partenza per il domani del baseball italiano, così come inteso dalla Federazione e dal manager Mazzieri. Come disse Roger Maris: «Non si batte un fuoricampo per caso, ma grazie alla preparazione».

 

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