Quando il giornalista è uno sportivo

Lancio del giavellotto

‘Dipendi da una striscia dipinta per terra’. Questo si ripete l’atleta quando, di fronte alla sua pista di lancio, sa che trenta metri lo separano dalla gloria, o dalla sconfitta. Saltella per stemperare la tensione, è il riscaldamento del primo approccio. La prima parola sulla tastiera. Tiene tra le mani l’attrezzo, ottocento grammi di carta da cui trarre spunto, un piccolo malloppo di integrità morale che verrà scagliato nella mischia. Si guarda intorno, gli dà una lettura veloce e individua il suo target. E’ lì, tra gli spalti centrali, a sorseggiare aspettativa. Qualche centinaio di euro per un biglietto e ha la sua finale. La pressione dell’applauso porta l’atleta ad asciugarsi le mani, niente sudore di fronte. E sceglie la sua danza, coreografata da un comunicato stampa pubblicato a proprio nome. Save, ed ecco la fase ciclica, una rincorsa all’ego per arrivare in passerella. La sfilata è un rallentatore da velocista maturo, sa quando puntare i piedi e dare lo stacco. Il braccio si tende, verso la conferenza. Cento metri l’obiettivo, in un grandangolo di prato. Valido. La testa metallica batte il consenso di copie vendute, e la testata recupera fiato. Respira, il giornalista. Poi prende la notizia, la appallottola come carta straccia e la tira nel cestino. Canestro, ma questo è un altro sport, ne parleremo un’altra volta.

 

 

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