Lo Sport (in tutta Europa) a un bivio

Un intero assetto è da rivedere. Da noi la Legge italiana 4/2013 ha iniziato a recepire il dettato dell’Unione Europea per la quale lo sport agonistico va distinto da quello che promuove l’educazione e il benessere

Il 14 febbraio 2013, con l’entrata in vigore in Italia della legge 4/2013, si è fatta finalmente chiarezza sulle figure professionali, anche per coloro che insegnano sport, distinguendo chi si occupa di disciplinare l’agonismo, in base agli standard dettati dalle Federazioni e dagli Enti preposti, da coloro che disciplinano l’attività fisica salutare (HEPA), la cui gestione è affidata alla figura dell’Educatore Sociale Sportivo Europeo, certificato dal sistema di qualità IICQ. Niente di nuovo, l’Unione Europea persegue questo obiettivo dal novembre 2010, con la ferma intenzione di andare a regime nel 2017.

La legge 4/2013 individua, in chi non abbia un Ordine o un Collegio professionale che ne legittimi la qualifica e le competenze, tre semplici precetti per poter aspirare alla qualifica di Educatore Sociale Sportivo Europeo:

- In primo luogo poter dimostrare, attraverso attestazione dell’associazione professionale di categoria, il possesso dei requisiti che comprovano le competenze necessarie a svolgere il ruolo di Educatore Sociale Sportivo Europeo, di preferenza certificato dal Sistema Qualità.

- In secondo luogo poter attestare il costante e periodico aggiornamento delle competenze comprovato dall’associazione di categoria professionale alla quale si appartiene.

- Da ultimo, disporre di adeguata copertura assicurativa  RCT.

I tre precetti devono essere presenti contemporaneamente.

Va detto che attualmente mancano in Italia atti legislativi che riconoscano allo sport nel nostro Paese le funzioni richieste dall’Unione Europea – la dimensione sociale, educativa, ludica ed economica dello sport – e questo non consente  che l’insegnamento dello sport, anche a livello dilettantistico, nelle dimensioni sopra citate, possa essere esercitato in base alla sola qualifica tecnica sportiva rilasciata dagli Enti deputati a farlo. Gli ambiti sono in tutta evidenza differenti, l’agonismo ha un dettato suo proprio, regole differenti, ben note, affidate a chi allena.

Contravvenire a queste disposizioni, secondo l’autorevole parere di una Direzione Territoriale del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, comporta ammende che vanno dai 4.000 ai 40.000 euro, in funzione della violazione dei Diritti dei Consumatori sanciti dal DLGS 206 del 5 settembre 2005.

Adeguarsi per tempo testimonierebbe l’impegno civico di un Paese come il nostro che intende cambiare, oltre ad escludere sorprese e maggiori oneri, visto che l’Unione Europea non contempla alcun colpo di spugna o sanatoria. La domanda che richiede una risposta da parte degli insegnanti dello sport è: l’Italia è pronta a fornire la sua squadra di Educatori Sociali Sportivi Europei per favorire lo sviluppo di politiche d’integrazione sociale e di crescita civica dei cittadini europei pur salvaguardando la loro identità nazionale?

La possibilità di fornire un contributo italiano si nutre del prestigio di aver precorso i tempi di una sfida culturale. Era il 2006 quando in Regione Lombardia nacquero le premesse per disegnare la figura dell’Educatore Sociale Sportivo da cui origina il profilo europeo.

Chi si sente pronto per essere protagonista in Italia e in Europa, in particolare per incidere sulle sorti delle nuove generazioni consulti il sito www.europe-upkl.eu o si rivolga a sg@europe-upkl.eu.

di Gianni Poli

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