I conti contano, Conte conta meno

In merito all'articolo La Juve in fatto di beffe... interviene l’editore, in completo disaccordo con le argomentazioni di Balocco. Dibattito aperto, come sempre, a chi civilmente abbia voglia di intervenire

L’articolo La Juve in fatto di beffe citava i mancati acquisti di calciatori da parte di società italiane, in particolare della Juventus, che nel ventennio precedente ha rappresentato una delle squadre più titolate d’Europa. Leggendolo più e più volte mi è venuto in mente chi invita con il dito a guardare la luna mentre chi è sollecitato a farlo non riesce a vedere altro che il dito.

Il calcio in Italia ed in Europa sta soffrendo una profonda crisi economica come del resto ogni Paese del nostro continente in cui scarseggia il lavoro (soprattutto per i giovani ) e le imprese faticano a trovare risorse. Tutto il calcio non patinato stenta a sopravvivere, decine di piccole società hanno chiuso i cancelli di campetti ormai abbandonati. Non è casuale che realtà più vincente e in ascesa in Europa, anche nel pallone, sia la Germania, motore economico ma anche di sviluppo sociale.

I conti contano, Conte conta meno:con questo gioco di parole del tutto volontario intendo plaudire alla Juventus che non ha aggravato il bilancio per accontentare un allenatore o per inseguire questo o quel Falcao. Alla fine della stagione precedente la società bianconera aveva dichiarato un saldo di bilancio negativo (19 milioni di euro) nonostante le vittorie e la presenza nella massima competizione europea. Quest’anno non si è lasciata tentare, anche se i 150 milioni che avrebbe potuto realizzare con le cessioni di Pogba e Vidal le avrebbero consentito acquisti sfarzosi.

Il dato dei bilanci in negativo, sempre più in rosso, non è più  tollerabile, da tempo sarebbe il caso di individuare un modello, per orientare il calcio del futuro senza seguire cattivi esempi. Quali è presto detto: prendiamo la Spagna in cui Real Madrid e Barcellona spadroneggiano sul mercato aggirando le regole. Sono società sedute su una montagna di debiti, finanziate da banche compiacenti, a loro volta finanziate dalla Banca centrale europea.

Non si fa mancare nulla nemmeno l’Inghilterra dove i padroni del petrolio hanno “gonfiato” un campionato, svuotando la nazionale britannica grazie ai soldi facili. L’esempio viene dai magnati russi, oppure arabi, senza dimenticare i fondi statunitensi. E poi la Francia dove il PSG ha sconvolto i valori del calcio transalpino ed europeo, poco brillantemente imitato dal Monaco che ha ballato una sola estate.

Il divario tra Europa e Italia è sempre più ampio nell’economia e nel calcio, ma non per questo dobbiamo lagnarcene. Per una volta esser periferici potrebbe esser un vantaggio se fossimo in possesso di una classe dirigente in grado di immaginare un futuro diverso. Un futuro dove la vittoria non è fondamentale se non sostenuta da valori e principi che a cascata ricadano su tutta la  società (non solo sulle società di calcio), dove ogni tanto possano vincere anche il Verona o la Sampdoria.

Arrivo ad immaginare che una ipotetica dirigenza del futuro potrebbe vendere Vidal e Pogba per fondare la migliore scuola calcio del futuro organizzata con i migliori tecnici, preparatori, aperta a confrontarsi con altri sport. Immaginate quanta gente a vario titolo si
potrebbe addestrare e formare con 150 milioni di euro. Sarebbe quella la vera beffa a danno di chi a parole continua a sostenere i giovani per poi vendere i migliori o prestarli a club meno preparati, una beffa per quei tifosi che a parole citano la cantera e poi di fronte al primo errore di Insigne o Giovinco fischiano come indemoniati.

Il cambiamento è urgente e coinvolge anche i tifosi e gli appassionati, ma non crediamo che qualcuno lo cavalcherà. Troppo difficile pensare al nuovo, soprattutto se sconvolge antiche abitudini (leggi andazzi).

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