Marianne ed Emma, doppio spettacolo

La Vos, vincitrice di quattro tappe e della classifica finale, la Pooley tre volte a segno negli arrivi in quota: questi i fenomeni del recente Giro d’Italia femminile in cui Giorgia Bronzini si è imposta in una frazione

Un Giro quasi tutto rosa per Marianne Vos. La fuoriclasse della Rabo Liv Women ha tenuto la maglia di leader praticamente lungo l’intero tracciato, che si sviluppava dalla Reggia di Caserta per concludersi al Ghisallo, storia e memoria del ciclismo, con una chiesa che è un santuario – la Madonna del Ghisallo, protettrice dei ciclisti – e il Museo a un passo che è un luogo di culto, ciclistico. L’onnivora olandese ha vinto quattro delle dieci tappe in programma, in ogni altro caso si è piazzata tra le prime cinque. Si è imposta regolando un gruppetto di tre a Santa Maria di Vico (prima tappa), il plotone al completo a Cesenatico (quinta tappa), ha primeggiato quasi senza volerlo, nella quarta tappa, a Jesi, quando ha capito che la compagna Lucinda Brand non si sarebbe imposta allo sprint; e ha vinto ancora, mettendole tutte in fila per bene, a Chiavenna alla settima. Così facendo sembra che Vos accumuli vittorie per il solo gusto di farlo, come Zio Paperone accumula denaro nel suo deposito. Di fatto le vittorie, come i traguardi volanti, sono abbuoni che fanno classifica in attesa delle salite.

Lì la campionessa del mondo ha dato un segno della sua capacità di soffrire: sulla salita che da Varzo portava a San Domenico – ultimi tredici chilometri dell’ottava tappa con pendenze medie dell’8% – Marianne pedalava inginocchiata sul manubrio soffrendo e pregando la sua bici di non lasciarla sola, come invece avevano fatto le sue compagne, e di portarla in salvo. Per il resto le amazzoni della Rabo hanno fatto il loro lavoro: hanno cominciato trasformando la cronometro individuale iniziale in una cronosquadre – con cinque di loro nelle prime sei – e hanno finito occupando per intero il podio finale, con Pauline Ferrand Prévot, grande Giro e maglia bianca dall’inizio alla fine per la ventiduenne francese, seconda a 15 secondi, e Anna Van Der Breggen, terza a poco più di minuto e mezzo; mentre Annemiek Van Vleuten, la maglia rosa dopo il prologo, ha vinto la terza tappa a San Donato Val di Comino.

Elisa Longo Borghini ha corso un buon Giro finendo quinta a poco più di due minuti dalla Vos, migliore italiana dall’inizio alla fine. Qualcuno sostiene che nell’ottava tappa, che partiva da Verbania e passava da casa sua, sia stata frenata dall’emozione. Magari è vero, ma va detto che Elisa ha ventidue anni e mezzo ed è sempre equilibrata, razionale. E va pure forte, quindi se per una volta ha patito la giovane età, glielo possiamo concedere. Brava Giorgia Bronzini che batte la Vos in volata anche se solo una volta, nella seconda frazione a Frattamaggiore, perché le altre non hanno fatto nemmeno quello, almeno allo sprint.

Brava anche Valentina Scandolara, che è soddisfatta solo quando lascia il cuore sull’asfalto; sempre davanti nella prima parte del Giro, fino a quando è maglia verde, fino a quando ne ha; poi la maglia di leader della montagna la indossa Emma Pooley. L’inglese vince le tappe che finiscono in salita: la sesta a San Fior, poi a San Domenico di Varzo e al Ghisallo. Vederla pedalare in salita è uno spettacolo: va su  leggera che non si capisce come mai le altre facciano così fatica. Poi si sposta, si estrania dal gruppo e guarda solo avanti e in alto, come se lì ci fosse solo lei, il bosco e la strada che sale.

 

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