Licei curiosi, si studia e si fa sport

Frutto della riforma Gelmini, sono presenti in ogni provincia italiana (Milano ne ha due). Siamo andati a conoscere un paio di queste realtà, figlie dei licei linguistici

Lo sport a scuola, a livello di medie superiori, da eccezione che era si è fatto regola. Non sempre, non dappertutto, ma è materia d’insegnamento teorica e pratica. Qualcosa si muove, se sino a pochi anni fa l’attività motoria, oltre la scuola dell’obbligo, si risolveva in un paio d’ore settimanali, “oggi di ore ce ne sono sei, suddivise in due ore di scienze del movimento umano e quattro di educazione fisica, di cui una teorica” come segnala Federico Mandelli, studente che sta per frequentare il quarto anno del Liceo Scientifico Santagostino di Gorgonzola, istituto paritario non lontano da Milano, dove lo sport è materia come le altre, ha pari dignità. 

Di liceo sportivo, derivazione del liceo linguistico, si è cominciato a parlare circa tre anni fa, quando Mariastella Gelmini era Ministro dell’istruzione, Università e Ricerca del governo Berlusconi. Faceva parte della riforma della scuola media superiore e, nonostante al Ministero si siano avvicendati personaggi di diverso colore politico, la riforma è arrivata in porto con un liceo sportivo per ogni provincia italiana, tranne Milano che ne avrà due: l’Istituto di Istruzione Superiore Cardano e il Liceo Scientifico Torricelli.

Ma al Santagostino – che rimane anche un liceo linguistico – sono già all’ottavo anno, per l’esperienza del liceo della comunicazione ad indirizzo sportivo partita nel 2006. Una palestra, due campi di calcetto e uno di basket, condivisi con l’oratorio di Gorgonzola, hanno fatto sì che l’istituto diplomasse già due quinte. “Ci sono due classi per le prime e due per le seconde; poi  una classe per ognuno degli altri anni” specifica Federico, e prosegue: “in classe siamo in 18, quasi tutto praticano uno sport, più che altro calcio; io faccio ciclocross d’inverno e mountain bike d’estate”.

Al liceo si studia, quindi si pratica, anche basket, atletica e unihockey (hockey in palestra). C’è poi lo sport solo da apprendere, la materia è il management, vale a dire la gestione di eventi sportivi, un’evoluzione del biennio di diritto/economia. Per un totale di 32 ore settimanali divise in cinque giorni; ne scapitano storia, geografia e filosofia ma qualcosa andava un po’ sacrificato.

Al Torricelli le ore di scuola sono qualcuna in meno, “circa una trentina”, come chiarisce Livia Revelli, insegnante d’inglese e responsabile dell’orientamento. “Con tre ore settimanali di discipline sportive che cambieranno col quadrimestre, quindi due all’anno”. Il Torricelli ha debuttato come Liceo Sportivo, con una sola classe poi si vedrà. “Verso settembre scorso ci hanno detto qualcosa, verso dicembre qualcosa di più e a gennaio finalmente il Ministero ha deliberato. Dopodiché lo abbiamo detto in giro, scritto sul sito e stampato nei volantini, e abbiamo organizzato gli open day”.

Il Torricelli ha tre palestre e una pista d’atletica che condivide con due altri istituti superiori, Varalli e Allende. “Lo spazio in erba all’interno della pista è in teoria un campo di calcio, ma verrà usato per il rugby”. Nell’unica prima erano stipati la metà dei circa sessanta che hanno fatto richiesta, scelti tra i non ripetenti, con un buon voto in condotta e in altre materie come scienze e matematica.

Anche adesso che la scuola è finita, Federico continua a studiare: “i compiti delle vacanze ci sono, eccome. Poi a settembre faremo un test d’ingresso sul programma della stagione passata”. E guardando più il là: “Dopo questo diploma vorrei iscrivermi all’università, Medicina: vorrei fare il fisioterapista”.

Le tentazioni di marinare la scuola magari esistono ma “dopo due ore che non sei in classe un sms avvisa la famiglia della tua assenza”.

Parola di Federico o esperienza sul campo?

Leggi anche:

L’agendina delle due ruote (2-3 giugno)
Il pallone dove non dovrebbe
Panthers in agguato nei Playoff 2014
www.pdf24.org    Invia l'articolo in formato PDF   
Commenta: